Oggi vorrei parlare di un argomento su cui don Renzo Bonetti ci ha fatto riflettere ultimamente, la differenza tra religione e relazione. È un argomento che credo debba far riflettere tutti, perché dobbiamo davvero chiederci in cosa crediamo e con quale intensità. Non voglio urtare la sensibilità di qualcuno, ma riporto alcune frasi che ho sentito: “Vado alla messa tutte le domeniche, perché altrimenti è peccato”, “Devo recitare quella preghiera per quaranta giorni o fare quella novena, perché hanno detto che, se lo faccio, andrò sicuramente in Paradiso”, “Faccio il digiuno perché l’ha detto la Madonna”.
Ho citato tutte cose buone di cui non voglio assolutamente sminuire l’importanza (e che cerco di fare anch’io), ma noi seguiamo delle pratiche religiose per abitudine o per amore? Perché se le facciamo per abitudine, tradizione o perché se non le facciamo ci manca qualcosa, allora forse hanno perso il loro significato più profondo. Faccio un esempio: fra poco dovremo pensare ai regali di Natale e quello che mi spinge a farli è perché non posso presentarmi a cena dai parenti senza regali e perché è una tradizione, oppure perché amo e scelgo qualcosa di bello anche per chi mi sta un po’ sulle scatole, per comunicargli che comunque è importante per me, è mio fratello, poiché abbiamo lo stesso Padre?
Credo ci sia molta differenza e un diverso valore di fronte a un regalo esternamente identico. Io credo che dobbiamo tornare all’essenziale, al centro della nostra fede, cioè a curare le relazioni, in particolare quella con Dio, altrimenti è una farsa, anche se siamo brave persone e facciamo belle cose.
La nostra vita comincia grazie a una relazione tra un ovulo e uno spermatozoo, la crescita continua nella relazione con la madre, dopo la nascita impariamo a parlare e a camminare grazie alla relazione con i nostri genitori, etc….tutto è legato a una relazione. L’uomo cerca la donna e la donna cerca l’uomo, perché è scritto dentro di noi, ancora prima che nel DNA: siamo una relazione perché nasciamo da una relazione, la Santa Trinità (Padre, Figlio e l’Amore che li lega).
Quando moriremo, non porteremo con noi beni o soldi, ma tutte le relazioni che abbiamo curato e custodito, in particolare con il nostro coniuge: io non mi ricordo i regali che mi ha fatto mia moglie, ma non potrò mai dimenticare quel momento particolare, quella situazione, quelle parole in cui mi è entrata dentro e ha cominciato ad abitare nel mio intimo.
È interessantissimo notare che negli ultimi anni, anche la fisica quantistica ha rivelato cose per noi illogiche, ma che riconducono a quello che ho appena detto: in seguito a esperimenti è stato dimostrato che due particelle, se interagiscono fra se’ per un certo tempo, anche se vengono spostate a migliaia di chilometri, rimangono in qualche modo legate e una variazione su una delle due, viene replicata anche nell’altra. Il principio si chiama Entanglement (intreccio) ed è decisamente poco comprensibile per noi, che siamo abituati a interazioni fra oggetti vicini (principio di località) e che pensiamo che la realtà sia semplicemente fatta da blocchi/atomi che si uniscono (tipo costruzioni Lego).
E’ un fenomeno ancora da approfondire, tuttavia può essere sperimentato (in linea di massima) anche tra le persone che hanno avuto una forte relazione (sia nella gioia, che nel dolore): ad esempio due gemelli o anche fratelli/sorelle riescono a volte a provare le stesse emozioni, anche se si trovano molto lontano, oppure a una mamma si forma il latte nel seno se il figlio piccolo si ammala, nonostante non sia lì vicino; oppure, quando viene a mancare una persona cara a cui eravamo molto legati, non sentiamo a volte un certo legame, anche se non è più insieme a noi? Ecco, ci sono tante cose che ancora non riusciamo a comprendere e anzi, man mano che le scoperte scientifiche progrediscono, è maggiormente evidente la nostra piccolezza e quanto ancora dobbiamo imparare!
Però una cosa è chiara, le relazioni sono importanti, anzi fondamentali e per questo siamo portati a non restare soli, ma a creare “intrecci” con Dio e con gli altri; in particolare gli sposi, uniti in Dio e quindi indivisibili, anche se si separano, non possono cancellare definitivamente dalla loro vita il legame affettivo profondo che li unisce (anche secondo la fisica quantistica), tanto che ognuno dei coniugi può dire: “Io sono noi”.
Purtroppo devo constatare che tante volte Gesù, anziché essere al centro, è il grande escluso, perché si dà la precedenza a immagini, cerimonie, riti e organizzazioni, dimenticandoci che non sono l’obbiettivo, ma solo uno strumento per ricordarci che Gesù è vivo in mezzo a noi!
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)