Noi genitori cosa possiamo fare?

Vorrei tornare sulla bruttissima vicenda di Giulia e di Filippo. Credo che sia inutile ora indignarsi. Ho letto la solita sfilza di post contro l’assassino. Gridare al mostro ci piace tanto ma non risolve nulla. Filippo è stato preso e ci auguriamo tutti che la giustizia faccia bene il suo corso. Cosa possiamo imparare come genitori da questa storia?

Ci sono due famiglie distrutte, quella della vittima e quella del carnefice. Chissà che cosa passa per la testa dei genitori di Filippo. Si chiederanno dove possono aver sbagliato. Io non me la sento di condannare quei genitori. Spesso educare non è per nulla facile e i nostri figli sono influenzati da tantissimi altri fattori oltre alla famiglia. Siamo sicuri che la colpa sia della nostra cultura ancora patriarcale? Siamo sicuri che l’uomo debba perdere la propria virilità per non diventare una bestia? Credo che l’uomo debba appunto diventare uomo. Cosa non funziona quindi? Cosa possiamo fare noi genitori?

Non accettano il rifiuto. Tanti ragazzi non accettano un rifiuto. Sono cresciuti avendo tutto. Mangiando quando hanno fame, soddisfando gli impulsi sessuali quando ne hanno voglia, avendo quel telefono o quel paio di scarpe. Difficilmente si sudano qualcosa. Difficilmente imparano ad accettare un rifiuto. E noi genitori? Spesso per noi, presi da tanti impegni, è più facile dar loro quello che vogliono senza perderci troppo tempo. Questo poi nelle relazioni non funziona, e quando arrivano i rifiuti e le rotture i ragazzi crollano e si sentono persi. Non sono capaci di affrontare il rifiuto. Questo è drammatico. Anche io quante volte ho sbagliato con i miei figli. Educare costa fatica. Dar loro quello che vogliono è facile e ci da una gratificazione immediata. Ma non facciamo il bene dei nostri figli. È importante insegnare loro il valore del lavoro, la resilienza e la capacità di accettare e superare il rifiuto. Dobbiamo aiutarli a sviluppare una mentalità forte e ad affrontare le sfide che la vita presenta.

Relazioni virtuali. Oggi ci troviamo di fronte a una sfida significativa nella costruzione delle connessioni sociali, poiché gran parte di esse avviene online. Socializziamo principalmente attraverso interazioni virtuali, dove le conseguenze delle azioni violente e aggressive non sono immediatamente visibili per chi le compie. Sappiamo che in questo mondo virtuale i giovani si affidano alla musica, ai social media come Instagram o TikTok e anche a concetti culturali che a volte possono essere molto violenti e degradanti nei confronti delle donne. Sfera Ebbasta, strafamoso tra i millenials, in una sua canzone dice: Solo con le buche, solo con le stupide, ’ste put**** da backstage sono luride. Che simpaticone! Vogliono un ca*** che non ride, sono scorcia-troie. Siete facili, vi finisco subito. Mentre la Dark Polo Gang, gruppo trap italiano, dice in un brano: Metti un guinzaglio alla tua ragazza, ci vede e si comporta come una tro**. Capite cosa ascoltano tanti ragazzi. E poi ci meravigliamo che, se una ragazza dice loro di no o se li lascia, non sappiano fare un passo indietro? Tante volte sì ma altre no purtroppo. Questa situazione ci pone di fronte a una depersonalizzazione e deumanizzazione delle relazioni, dove manca quella risonanza emotiva e in cui gli esseri umani, soprattutto le donne, sono oggettivati e trattati come semplici oggetti. È importante tener conto di tutti questi fattori, poiché possono generare situazioni critiche nelle relazioni interpersonali.

I nostri figli ci guardano. Noi abbiamo tre maschi e una femmina. Parto con lei. Maria, nostra figlia, deve comprendere da me papà come una donna deve essere considerata, curata e rispettata da parte di un uomo. E’ importante certamente come io mi rapporto con lei. E’ importante quanto io riesco a darle tenerezza, la giusta parola, mi accosti a lei con la sensibilità dovuta e tutte queste belle e giuste cose. Ma c’è qualcosa di altrettanto importante che lei osserva e di cui si nutre. Lei guarda come io tratto sua madre, la mia sposa. Lei osserva tutte le volte che ci abbracciamo, tutte le volte che ci baciamo, tutte le volte che  alla sua mamma faccio un complimento, che la ascolto, che la vedo stanca e cerco di fare di più per sollevarla da qualche impegno. Lei guardando me e Luisa si sta costruendo una sua idea precisa di come dovrà essere la persona da amare. Si sta facendo un’idea di cosa significa amare e essere amati. Si sta costruendo una consapevolezza di quanto sia preziosa in quanto donna. Spero e prego affinché l’amore che cerco di mostrarle ogni giorno, insieme all’amore di cui è spettatrice  tra me e Luisa, possa aiutarla a non svendersi a uomini che non hanno nessuna intenzione di amarla, ma solo di usarla. Spero che possa comprendere che nessuno merita il suo dono totale  se non chi mostra di volersi donare a sua volta totalmente a lei nel matrimonio.

Per i miei tre maschi vale quanto scritto per Maria. Per loro però c’è una prospettiva differente. Un uomo è fisicamente più forte di una donna, almeno solitamente, ma questa forza deve essere utilizzata per custodire e aiutare, non per dominare. Il nostro corpo parla. Come ci spiegano bene Tommaso e Giulia nel loro libro Il cielo nel tuo corpo. I gameti maschili, gli spermatozoi, sono simbolo di forza, vitalità e virilità. Quando partono alla volta della cellula uovo sono tantissimi. E’ una corsa sfrenata in una competizione dove vincerà solo uno. Ma quando arrivano all’ovulo è come se si fermassero. Non cercano di ottenere l’accesso all’ovulo con la forza, ma attendono umilmente che sia il gamete femminile a scegliere chi far entrare in lei. C’è una sorta di rispetto. Quando un uomo gestisce la sua forza al servizio della donna e della vita, diventa una creatura meravigliosa in grado di generare vita. L’aggressività controllata e incanalata diventa generatività. Essere uomo significa fare scelte definitive, sacrificarsi per il bene delle persone amate e spostare lo sguardo da sé all’altro. Essere uomo è ciò che Dio vuole da noi. Possiamo pensare a San Giuseppe come esempio di uomo che ha fatto tutte queste cose quando ha protetto e custodito la Santa Famiglia.

E poi, lo dico come ultimo ma andrebbe al primo posto, è incredibilmente importante riconoscersi dentro una storia d’amore. Solo così, se i nostri figli incontreranno il Padre di tutti noi, io avrò davvero fatto la mia parte. Posso commettere mille errori con loro, ma ciò che realmente conta è che abbiano l’opportunità di incontrare l’amore del Padre, che non fa mai errori. Solo in questo modo saranno in grado di avere uno sguardo pieno di rispetto verso se stessi e verso gli altri.

Antonio e Luisa

Potete visionare ed eventualmente acquistare il nuovo libro su Amazon o direttamente da noi qui.

Un pensiero su &Idquo;Noi genitori cosa possiamo fare?

Lascia un commento