Non ho bisogno di trovare un’altra donna per essere felice.

Quando si fanno delle scelte controcorrente e incomprensibili per la maggior parte delle persone, ecco che arrivano subito i commenti: “Sei bigotto, del Medioevo, integralista, fissato, pensi solo ai preti e alla chiesa”, oppure c’è chi cerca di convincerti o psico-analizzarti, pensando così di aiutarti. Mi sono chiesto tante volte se avessero ragione, è sempre bene porsi delle domande, ma puntualmente mi sono risposto che la strada che ho scelto è quella giusta e la più grande conferma è la pace interiore e la felicità che provo.

E’ opinione comune che una persona sola non possa vivere serena e felice, ma che sia necessario un compagno o una compagna di vita, per aiutarsi in vari ambiti e per completarsi anche nell’aspetto sessuale. Questo in parte è vero, perché noi ci portiamo dentro il desiderio di reciprocità e di relazione, ma non possiamo delegare la nostra felicità agli altri, nonostante possano avere un ruolo importante per raggiungerla. Quando si vanno a trovare le suore di clausura, l’idea che ci facciamo è quella di incontrare persone tristi, stanche, depresse e invece le troviamo con il dono della gioia e della pace, perché il centro della nostra vita è la relazione, essenzialmente quella con il Nostro Signore.

Riflettevo in questi giorni che, con lo sguardo del mondo, non dovrei essere felice, perché sono solo, vivo in castità, non vado a divertirmi o a sballarmi nei locali e dedico un certo tempo alla messa quotidiana e alla preghiera. Eppure, nonostante tutto, io provo nel cuore tanta pace e tanta gioia, perché sto bene in salute, respiro l’aria fresca della mattina, ho un lavoro, una casa in cui vivere, due figlie bellissime, tanti amici veri, riesco a condurre una vita dignitosa, mi piace ascoltare la musica, andare a correre, aiutare gli altri e alla fine non mi manca niente: mi sento tanto amato e so che, qualsiasi cosa accada, Dio si prenderà cura di me.

Ovviamente tutti i giorni sono diversi, alcuni più difficili e impegnativi, ci sono momenti di dubbio e stanchezza in cui penso: “Ma chi me lo fa fare?”, ma la mattina dopo mi sveglio con il sorriso, contento, anche se la giornata sarà piena d’impegni e con qualche situazione complicata. Questo non è oggettivamente “normale”, ma è così: ho scelto di fidarmi di Dio e di seguire i suoi insegnamenti e fra i tanti doni ho ricevuto anche la Sua pace e la Sua gioia.

La logica di soffrire su questa terra per essere poi gratificato in Paradiso non è che mi attragga più di tanto, io voglio essere felice oggi, non voglio aspettare un domani e questo può avvenire in qualsiasi luogo e situazione in cui mi trovo, come c’insegnano tante persone del passato. Con l’aiuto di Dio, siamo noi a scegliere se essere felici oppure no: certo, se passo la giornata a fare l’elenco di cosa mi manca, questo non avverrà mai, neanche se avessi tanti soldi, potere e possedimenti; ci sarà sempre, infatti, qualcosa che non ho e che invece ha qualcun altro. Quanti sposi guardano al matrimonio per quello che manca:Se avessi questo, i soldi, se mia moglie fosse così, se il lavoro, se i figli, se la casa…” e così aspettano una condizione favorevole che forse non arriverà mai, rimandando di essere felici.

Se esco e vedo una bella famiglia che va in giro, posso guardarla con tristezza perché vorrei essere al loro posto e mi manca la mia famiglia unita, oppure posso partecipare alla loro bellezza e felicità, augurando loro la benedizione di Dio. E’ necessario abbandonare la logica delle mancanze per passare all’accoglienza di una Presenza che rende tutto il resto soltanto un mezzo, uno strumento e non uno scopo (ce l’ha insegnato anche San Francesco con la sua “perfetta letizia”).

Se davvero i miei giorni fossero tristi, forse avrei davvero fatto meglio a “rifarmi una vita”, come fa la stragrande maggioranza delle persone, ma in realtà io mi vedo più felice di tanti altri che frequento ogni giorno e che convivono con nuove persone. Infatti anche il sesso, per quanto attraente, se vissuto al di fuori di un contesto di donazione totale e di Verità, può regalare momenti molto belli, ma alla fine non ti lascia niente.

Quindi le mie scelte derivano dal fatto di aver sperimentato su di me la grazia di Dio e di aver verificato che i comandamenti sono prima di tutto per il nostro bene, per la nostra felicità e per quella delle persone che abbiamo intorno, a partire dai figli. Aveva proprio ragione Blaise Pascal quando diceva che “Se Dio non c’è ed io ho creduto in lui, ho perso poco. Ma se Dio c’è e voi non avete creduto in lui, avete perso tutto”.

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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