Dal Salmo 121 (122) Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore. Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: «Su te sia pace!». Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.
Siamo solo al terzo giorno di Avvento, ma la Liturgia non esita a farci entrare nel vivo dell’attesa, un’attesa che non è solo preparare i regalini o alberi e presepi naturalmente. Ci porta già col pensiero al dopo, a quello che ci aspetta oltre, anche oltre questa vita.
Questo salmo, tratto dalla Liturgia di ieri, è abbastanza famoso e viene utilizzato anche in forma cantata per esprimere l’esultanza di stare nel tempio del Signore. Solitamente lo si legge considerando Gerusalemme come la prefigura del Paradiso, infatti viene chiamato spesso anche “nuova Gerusalemme” oppure “Gerusalemme celeste”.
Naturalmente non saremo noi a dare un nuovo significato al Salmo, tantomeno snobbiamo l’insegnamento della Patristica, ma vogliamo solo provare a considerare la Gerusalemme anche terrena. Come semplice esercizio potremmo sostituire Gerusalemme con la città o il paese dove abitiamo, ne troveremmo sicuro profitto.
Se noi sposi siamo stati posti nel mondo come sacramento vivente, significa che questo mondo, ovvero il paese o la città dove abitiamo, ha bisogno della nostra presenza per sentire, o meglio, per vedere incarnato l’amore di Cristo nelle nostre vite.
Le immagini che il Salmo suscita sono davvero molto significative, pensate come sarebbe bello se davvero tutte le tribù del Signore, cioè i nostri concittadini, salissero tutte alla casa del Signore, ovvero li trovassimo tutti a Messa la Domenica mattina.
Certamente non possiamo fare i sognatori che si fermano ai bei sentimenti di un futuro roseo, dobbiamo invece investire la nostra vita, il nostro matrimonio affinché anche la vita civile assomigli sempre di più alla “nuova Gerusalemme”. Non tutti gli sposi sono chiamati ad occuparsi di politica e di vita civile, ma tutti siamo chiamati a vivere affinché anche le nostre città assomiglino, almeno come tensione, sempre più alla Gerusalemme celeste.
Dobbiamo investire ogni minuto di questa vita per costruire la Gerusalemme del Salmo, non sappiamo quanto tempo ancora ci è concesso, sappiamo però che abbiamo l’onere e l’onore di spenderci per costruirla.
Le nostre città, i nostri paesi, hanno un’urgente necessità di avere sposi che, come il lievito, aiutino a fermentare tutto l’impasto che è la collettività. Non è più tempo di demandare alla politica che faccia piovere dall’alto un nuovo stile, la nuova civiltà deve nascere a cominciare dal basso, dalle nostre case.
E la prima città per la quale dobbiamo chiedere la pace, la pace vera quella di Cristo, è la città del nostro cuore, della nostra vita, del nostro matrimonio, delle nostre relazioni, della nostra famiglia.
Pensate come sarebbe diverso il mondo se chiunque, guardando noi sposi o la nostra famiglia nel suo insieme, potesse esclamare come il salmista: Gerusalemme è costruita come città unita e compatta... dove al posto di Gerusalemme ci sono i nostri nomi.
Non sapete da dove cominciare a vivere l’Avvento? Sicuramente vanno bene i tanti e utili consigli dei sacerdoti, ma sicuramente partire dalla nostra coppia è già un’ottima partenza, non significa che dobbiamo fermarci lì, ma da lì dobbiamo iniziare… se ogni coppia cristiana delle nostre città fosse come quella Gerusalemme unita e compatta, dove regna la pace nelle sue mura e sicurezza nei suoi palazzi, la società tutta sarebbe molto diversa.
Coraggio allora cari sposi, compiamo il passo di ogni giorno di questo tempo di Grazia che è l’Avvento, per costruire la nostra Gerusalemme unita e compatta, sede del tempio del Signore.
Auguri di un santo Avvento.
Giorgio e Valentina.