Il matrimonio secondo Pinocchio /30

Cap XXIII Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini: poi trova un Colombo, che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta nell’acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto.

All’apparizione della bella Bambina in questo racconto, l’avevamo subito connotata come la metafora della Chiesa, e perciò continuiamo con questa immagine le riflessioni odierne. Quando Pinocchio legge l’epitaffio sulla lapide di lei, si lascia proprompere in un lungo pianto, e mentre piangeva disse ad alta voce ciò che c’era nel cuore, ovvero la possiamo definire una preghiera di angoscia, la cui centralità sta tutta qui:

Che vuoi che io faccia qui solo in questo mondo? Ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare? Dove anderò a dormire la notte? Chi mi farà la giacchettina nuova?“.

E’ il grido angoscioso dell’uomo che, se dapprima non vedeva l’ora di sbarazzarsi della Chiesa, ora ne avverte tutta la pregnante mancanza. Il cradinal Biffi così si esprime:

Un mondo senza Chiesa non è però così bello come si poteva pensare. La vita non diventa più allegra, l’uomo non si sente più felice. […] La Chiesa ha continuato per secoli a colmare il vuoto esistenziale […] svolgendovi in modo anomalo ma reale le funzioni di anima.

Su questo discorso della Chiesa in rapporto col mondo si sono scritti fiumi di inchiostro e pronunciate migliaia di riflessioni e catechesi; da questo mare magnum estraiamo solo una piccolissima porzione di un aspetto fondamentale per noi sposi: la Chiesa come casa e la casa come Chiesa.

Se è vero che ciò che si dice della Chiesa (per esempio come sposa e madre) lo si può dire della Madonna, è pur vero che ciò che si dice della Chiesa trova tante similitudini con la casa, intesa come luogo dove il sacramento del Matrimonio si esprime.

La Chiesa ha riconosciuto nel suo magistero la famiglia (fondata sul Sacramento del Matrimonio) come chiesa domestica. Quindi significa che la parrocchia dove abitiamo non ha solo le proprie aulee come spazi di pastorale, ma anche la nostra casa è uno spazio di pastorale, anzi è il primo, il principale ed il privilegiato spazio di pastorale, poiché è il luogo dove le pecore del gregge imparano a vivere ciò che hanno imparato dal pastore.

Potremmo dire, senza paura di esagerare, che la nostra casa è parrocchia; infatti, agli inizi del cristianesimo non erano stati ancora costruiti i templi cristiani e tantomeno gli ambienti parrocchiali, perciò tutto si svolgeva nella case dei primi cristiani.

Nelle case si pregava, ci si radunava in assemblea per fare quello che ora chiameremmo il Consiglio Pastorale, si faceva il Catechismo ai piccoli, si ascoltava la Parola di Dio e la sua spiegazione, ovvero la catechesi degli adulti, si celebrava la Santa Messa, si ospitavano i pellegrini, si ascoltavano le testimonianze dei convertiti, si ospitavano i Vescovi (cfr. Gli Atti degli Apostoli dove è specificato chiaramente che S.Paolo ha vissuto nelle case delle coppie cristiane), si sono scritte le Esortazioni Apostoliche, si è scritto del Magistero, sono state scritte alcune lettere di Paolo (Parola di Dio), tanti miracoli di Gesù sono avvenuti in casa, la Sua Ultima Cena era in una casa, il miracolo operato da Gesù della risurrezione della figlia di Giairo è stato in casa, nelle case si battezzava, si invocava lo Spirito Santo… potremmo forse continuare questo elenco, ma speriamo basti a far comprendere come la Chiesa è casa e la casa è Chiesa.

Quando la casa (la Chiesa) non c’è più è come per Pinocchio la morte della bella Bambina: tutto perde di significato, anche la nostra esistenza perde la sua bussola che l’aiuta ad orientarsi. Persa la bella Bambina, perso anche il babbo, ovvero se si perde la Chiesa si perde anche la presenza di Dio nel mondo. Gli sposi sono questa presenza nel mondo.

Coraggio sposi, a noi il compito di far diventare la nostra casa sempre più luogo dove Dio non è solo un ospite benvenuto, ma è Lui la nostra vera casa.

Giorgio e Valentina.

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