La mia separazione? Un male che Dio può trasformare in bene

Lo scorso mese Ersilia (vicepresidente della Fraternità Sposi per Sempre) ed io, siamo andati a fare una testimonianza in un convegno per coppie sposate vicino a Roma e alla fine mi è stata rivolta questa domanda: Quando ti sei separato, non ti sei arrabbiato con Dio? Non hai visto questa cosa come una punizione da parte di Dio e anche dallo Stato che penalizza gli uomini nelle separazioni?

E’ una domanda interessante e riporto ora all’incirca quello che ho risposto e quello che non ho esposto per motivi di tempo. Quando una persona subisce un’ingiustizia o così la percepisce, è normale che nasca dentro di lui la rabbia e di conseguenza un sentimento di rivalsa o di vendetta: è quello che accade ad esempio quando a scuola prendiamo un voto basso rispetto al nostro impegno, oppure quando in ambito lavorativo, qualcuno prende un aumento di stipendio, non per merito, ma perché è diventato amico del capo. 

La vita è piena d’ingiustizie, di torti e di situazioni inferiori alle nostre attese: chi è un po’ grandicello come me, si ricorderà certamente del cartone animato Calimero, che ripeteva spesso È un’ingiustizia però! per la sua condizione di “piccolo e nero”.

Effettivamente, quando mia moglie se n’è andata, mi sono arrabbiato con Dio, perché, in base a quello che ritenevo di aver fatto, non lo meritavo, anche riguardo alla mia vita spirituale, come il catechismo in parrocchia che non ho mai lasciato. Le domande che mi facevo in continuazione erano due: Perché? e Che cosa ho fatto di male?

Solo con il tempo ho capito che sono domande inutili e senza senso, perché non possono avere, qui sulla terra, una risposta: le cose accadono per vari motivi, per la nostra fragilità fisica, per motivi naturali, per la nostra libertà che ci permette di fare del bene o del male e per errori umani.

Se avviene una frana e alcune persone muoiono, non è che è colpa di Dio che voleva punire qualcuno: certamente Dio sapeva che sarebbe avvenuta e avrebbe potuto evitarla, ma sulla prescienza di Dio hanno scritto biblioteche intere ed è completamente al di fuori dalla mia comprensione.

Di sicuro non è Dio che mi ha “mandato” la separazione, perché sicuramente avrebbe preferito che io in questo momento fossi insieme a mia moglie, anche solo per tutto il male che ha portato la separazione, verso i figli, i parenti, gli amici e tutti i conoscenti.

Venire a conoscenza poi, che a livello legale, sarei stato fortemente penalizzato per la casa, le figlie e i soldi, ha ulteriormente peggiorato le cose (questo contesto, purtroppo, è spesso anche alla base di tanti episodi di violenza).

Non nego che all’inizio è stato durissimo accettare la nuova situazione, si apriva un nuovo cammino della mia vita che io non volevo assolutamente percorrere e quindi, come un bambino bizzoso, battevo i piedi, mi lamentavo e piangevo. Avrei potuto certamente maledire Dio, bestemmiare e perdere quella poca fede che avevo, ma per grazia di Dio, così non è stato.

Conosco tante persone, alcune che scrivono anche qui sul blog che, per motivi vari, drammatici, come un lutto, la perdita di un figlio, un aborto spontaneo, una malattia, si sono trovate come me davanti a un bivio, ad un certo punto della loro vita e sono state in grado di trasformare una cosa brutta che li avrebbe potuti schiacciare, in qualcosa di positivo, di bene, di aiuto agli altri, di crescita umana e di fede.

Alla fine si tratta di una conversione: fino a quando non sei chiamato a scelte difficili, puoi dire tante belle parole, ma contano i fatti, non le chiacchiere! Io credo che il segreto del successo della nostra esistenza risieda sul come affrontiamo le sfide della vita e quello che ci capita, sia nel bene che nel male, che poi è quella fedeltà che gli sposi si promettono l’un l’altra e verso Dio.

Qualche volta mi capita di guardare indietro, dopo dieci anni e penso: Se non fosse successo niente, avrei conosciuto così tante persone? Avrei avuto così tanti amici? Avrei pregato di più? Avrei intrapreso un cammino costante di approfondimento del Sacramento del matrimonio? Avrei avuto un po’ di fede in più? Avrei approfondito la mia relazione con Gesù? Saprei affidarmi in questo modo? Sarei così proteso verso gli altri? Avrei cominciato a scrivere articoli, libri e fare testimonianze per aiutare chi si trova nella mia condizione? Sarei così in pace e sereno, nonostante la sofferenza?

Assolutamente no! Pertanto, mi trovo a riflettere che la separazione, che è un male, sempre, per me è stato un evento tragico, ma alla fine trasformato grazie a Dio in positivo, perché ha cambiato la direzione della mia vita, certamente verso un tratto in salita, ma in direzione di Dio!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

6 Pensieri su &Idquo;La mia separazione? Un male che Dio può trasformare in bene

  1. Saluto questo gruppo.vorrei sapere se apere perché si parla spesso di separazione e mai di vedovanza.
    Io ho una figlia che ha perso il marito a 35 anni con 2 bambini piccoli.Fa ancora molta fatica f
    Dopo 4 anni af accettare questa cosa dopo 4 anni.Perche’non si potrebbe fare un gruppo per queste persone mamme o padri che rimangomo soli
    Pensateci !sarebbe um grosso aiuto per queste persone!.grazie

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