Che occhi! Guardate a lui e sarete raggianti.

Dal Sal 33 (34) Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi: nulla manca a coloro che lo temono. I leoni sono miseri e affamati, ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

Questo è il Salmo che è riecheggiato nelle nostre Chiese durante la S.Messa di ieri nella memoria liturgica dei santi fratelli Marta, Maria e Lazzaro, quel Lazzaro della famosa risurrezione operata da Gesù.

La preghiera di questo Salmo è un inno di benedizione del Signore,in ogni riga c’è una splendida lode ed insieme un invito ad abbandonarsi nelle Sue sapienti mani.

Noi ci concentreremo solo su poche parole: Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire.

Si dice spesso che gli occhi siano lo specchio dell’anima, e sicuramente è vero, perché gli occhi sono quella parte di noi che non invecchia, certamente con l’avanzare dell’età diminuiscono le loro prestazioni, ma non la loro capacità di essere immagine di ciò che alberga dentro l’anima.

Questo ci dà l’assist per riconsiderare una dote corporea molto importante nella relazione sponsale: lo sguardo.

Ricordiamo solo a mo’ di esempio che Simon Pietro ha capito il proprio errore e si è pentito dopo lo sguardo di Gesù (durante la Passione cfr. Lc 22,61) così come lo stesso sguardo di Gesù è stato protagonista in tanti altri episodi.

Conoscono bene la potenza dello sguardo quei genitori che quando erano bambini, capivano il messaggio paterno e/o materno senza che udissero una sola parola, bastava un’occhiata e tutto era già chiaro.

Tanto è importante lo sguardo nell’arte educativa quanto nell’arte dell’amare, lo sanno bene le persone che hanno avuto l’esperienza di assistere un malato e/o un moribondo che non poteva comunicare se non attraverso gli occhi, potremmo dilungarci solo con gli esempi di vita ma riempiremmo solo righe per riconfermare l’importanza dello sguardo.

A noi succede spesso di incontrare persone che sono rinate a vita nuova dopo una conversione, e i loro occhi sono platealmente cambiati; incontriamo sposi che hanno superato un periodo di crisi, con l’aiuto della Grazia, ed ora hanno uno sguardo diverso l’uno per l’altra ed insieme uno sguardo nuovo sulla vita; incontriamo spesso suore e sacerdoti che passano molto tempo davanti a Gesù Eucarestia, e la gioia profonda che traspare dal loro sguardo è contagiosa. Perché? Perchè hanno guardato al Signore (il vero sole) e sono diventati raggianti a loro volta.

Ma se un volto raggiante ci contagia e ci affascina tanto da desiderare di rivederlo ancora per gustarne la bellezza, cosa sarà quando in Paradiso vedremo la sorgente di questo volto raggiante?

Cari sposi, recuperate la vostra dote corporea dello sguardo. Come fare? Ripartite dal guardare il Signore, e comincerete a vedere il vostro sposo, la vostra sposa con uno sguardo nuovo, quello del Signore. Coraggio!

Giorgio e Valentina.

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