Ventitré anni fa un noto gruppo musicale italiano pubblicava una canzone. Ben presto divenne un tormentone estivo, passato in tutte le radio e canticchiato da persone di tutte le età. Una delle frasi del ritornello recitava: “Questo senso di vita che scende e che va dentro fino all’anima nella lunga estate caldissima”.
Risentendolo, dopo tanto tempo, mi ha fatto venire in mente alcune domande che desidero condividere con voi: in questa lunga estate caldissima (tra l’altro non ancora terminata!) abbiamo lasciato posto a Dio? Il nostro cuore si è riempito solo di svaghi, divertimenti e buona compagnia o anche di momenti spirituali?
Abbiamo curato la salute spirituale o solo la tintarella? Ci siamo riempiti di buon cibo o anche di buoni momenti di preghiera? Siamo riusciti a ritagliare attimi di qualità con Lui e il coniuge, i figli, il fidanzato o la fidanzata?
Le risposte non sono, evidentemente, banali né scontate. Esse toccano le note più intime e importanti del nostro io interiore. Influisce infatti il nostro “senso di vita che scende e che va dentro fino all’anima”. L’estate troppo spesso è un pretesto per mettere in standby i buoni propositi. Per mettere in standby le buone abitudini o i progressi spirituali che avevamo – più o meno faticosamente – raggiunto nei mesi precedenti. Rischiamo di perdere tempo prezioso e slanci autentici che ci avevano sorretto e incoraggiato.
L’antidoto, dunque, quale può essere? Secondo me sono importanti almeno tre “farmaci spirituali”: la preghiera, la Parola di Dio e la condivisione della vita interiore con il proprio partner.
Andando nell’ordine, sappiamo bene che senza l’orazione la nostra anima si assopisce e atrofizza. Si riduce fin quasi a seccare. È come una delle tante piantine che, se non annaffiate, rischiano di morire sui nostri balconi proprio mentre siamo in vacanza.
L’anima è viva e per questo motivo va alimentata continuamente. Le tante bellezze del creato, che durante i mesi estivi possiamo apprezzare e sfruttare appieno, non devono trasformarsi in divinità neo-pagane o entità a se stanti. Devono trasformarsi in tramiti attraverso cui accorgersi del Creatore, lodandolo ed esaltandolo per ciò che ci ha donato.
La preghiera, insomma, non deve andare in vacanza ma venire in vacanza con noi. È il contenuto principale del nostro bagaglio spirituale. Nel quale non può certo mancare la Parola di Dio. Può essere ascoltata durante la Santa Messa. Può essere letta all’ombra di una pineta, a bordo lago o sotto l’ombrellone. La Parola di Dio è una compagnia soave. È un dolce ospite dell’anima. Permette di elevarsi fino al Cielo pur abitando ancora questa terra.
Infine, il mutuo scambio con la persona con cui condividiamo la vita è l’ingrediente speciale per una ricetta di successo. Questo ci allontana dal rischio di chiuderci in noi stessi e nella nostra autoreferenzialità.
Sarebbe triste e riduttivo, infatti, comprimere “Questo senso di vita che scende e che va dentro fino all’anima” in sprazzi d’illuminazione dalla durata estemporanea. Lasciamoci guidare e approfittiamo delle rimanenti giornate lunghe e soleggiate prima dell’inverno. Facciamo scorta non soltanto di sole e aria aperta ma del bello che ancora c’è attorno a noi. Questo bello resistite al buio e al sudiciume di cui questo mondo è così minacciosamente circondato e inquinato.
Facciamo di “Questo senso di vita che scende e che va” non un’inquietudine di fine estate. Facciamolo uno slancio che ci dia la forza per affrontare l’inverno. Non tanto e non solo quello meteorologico ma piuttosto quello dell’anima..
Disfiamo le valige senza gettare quanto di vero e autentico abbiamo raggiunto, portandolo con noi tra i ricordi più preziosi e come proposito concreto per il prossimo mese di settembre, da molti considerato un secondo capodanno.
Non gettiamo al vento, in questi ultimi scorci d’estate, ciò che lo Spirito ci ha suggerito. Non gettiamo al vento ciò che abbiamo ricevuto. Non gettiamo al vento ciò che siamo riusciti a donare agli altri. Prendiamo questo generico “senso di vita che scende e che va dentro fino all’anima” e facciamocene un tesoro prezioso. Facciamocene un bagaglio che senza pesare sulle spalle sarà in grado di sorreggerci, giorno dopo giorno.
Non dimentichiamo che “la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio. Essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito. Fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”. (Eb 4, 12). L’intento della canzone, forse, non sarà stato esattamente questo. Cogliamone lo spunto e impariamo ad apprezzare – in noi come negli altri – tutti gli istanti benedetti. In questi momenti, pur camminando nel mondo, sappiamo di appartenere al Cielo.
Fabrizia Perrachon