Caro Nicodemo. La Lettura del nostro matrimonio

Caro Nicodemo,

ti vedo mentre aspetti il calar del sole, gli occhi di chi sa che questa notte sarà diversa da tutte le altre. Guardi nervosamente la gente rincasare, le botteghe chiudere, gli ultimi affanni del giorno finire, lo scalpicciare dei passi polverosi dei mendicanti che tendono la mano ai pochi rimasti in strada.

È notte, ora. E lo sappiamo bene che non dormirai. Ma ormai ci hai quasi fatto l’abitudine, l’insonnia si è moltiplicata ultimamente. Stavolta, però, non la combatterai. Hai un appuntamento importante.

Vorrei sapere se è più paura o scaltrezza quella che ti spinge fuori al buio, adesso: paura di esser riconosciuto dai tuoi, di perdere la tua reputazione, paura, in fondo, di esserti semplicemente sbagliato. O scaltrezza di chi intuisce che la meta è qualcosa di vero, ha capito la posta in gioco e vede le tenebre come alleate, non ostacoli, per procedere speditamente.

Vorrei davvero chiedertelo, Nicodemo, ma non ti rallenterò. Hai appena chiuso alle tue spalle la porta di casa, il cuore in gola, non è tempo di chiacchiere questo. Mi limito a seguirti, senza disturbare. Le tue domande sono le mie.

Perciò vai e ti vedo accelerare il passo ad ogni svolta, serrare più forte a te il mantello ad ogni incrocio. Il Sinedrio non approverebbe. Tira da tempo una brutta aria là dentro: un nome rimbalza sempre più spesso fra gli scribi e i farisei, la tensione sta salendo, i borbottii aumentano, la calma apparente scricchiola. Tu, per grazia, hai un cuore accogliente. Le parole del predicatore hanno risvegliato qualcosa che cercavi da tempo, interrogativi nuovi hanno fatto capolino. Una grandezza non umana… in parole umane.

Chissà quante volte lo avrai ascoltato parlare in pubblico, defilato, con crescente interesse ma senza osare avvicinarlo. Ora che, finalmente, hai ottenuto un incontro non ti sembra quasi vero.

Ecco che bussi alla porta di una vecchia casa. Hai il fiatone. Sono un paio di discepoli ad aprirti la porta, facendoti entrare rapidamente: assonnati ma felici, hanno visto il tuo buon cuore. La comprensibile diffidenza iniziale ha ceduto il passo all’accoglienza quando hanno capito le intenzioni che ti muovono.

Un breve scambio fra voi, cordiale. Consegni il mantello, ti ricomponi ma le mani tremano. I sorrisi dei discepoli ti avranno tranquillizzato ma non c’è tempo da perdere. Lui ti sta aspettando.

Sedermi al tavolo con voi è chiedere troppo? Lo vorrei davvero – osare come stai osando tu! – ma resto sulla soglia, mi basta. Sto per assistere ad un dialogo fra i più alti di tutto il Vangelo, nella luce tremolante di qualche candela. Si sente un buon profumo (saranno le bevande calde che avete di fronte?), la finestra è aperta, l’aria frizzante, la notte placida e senza vento. Ma di vento ti parlerà presto Gesù, il Cristo, che ti invita a sederti e accoglie il tuo fiume di parole.

Finalmente, Nicodemo, puoi dirgli tutto! Tutte le tue domande, i tuoi dubbi, le tue riflessioni, ciò che ti ha portato fin lì, davanti all’uomo di cui tutti parlano e che tutti cercano. Farfugli un po’, ti mangi qualche parola, l’emozione è palpabile: organizzare quell’incontro non è stato semplice e sai che sarà difficile ripeterlo.

Hai fretta di dirgli tutto e subito, sintetizzando mesi di notti bianche, da quando lo hai sentito parlare per la prima volta. Piano piano, poco alla volta, il tremolio cede il posto alla pace che quell’uomo infonde. Lo immagino guardarti sorridendo: sa bene da dove vieni, che non sei uno sprovveduto, che hai studiato molto. E difatti non ti nasconde niente: rinascere dall’alto, ma che significa, vuoi capire, carne e spirito, vento e direzione. Il dialogo si fa serrato, fitto, pieno. Vorresti prendere appunti. Niente parabole con te, ma una Verità che fatichi ad afferrare. Dritto al punto eppure così profondo.

Parla di Mosè e del serpente nel deserto, del Figlio dell’Uomo, del mondo salvato per mezzo di Lui, di vita eterna. Gesù risponde a domande che non sapevi di avere. Spiega luce e tenebre, verità e menzogne, profetizza e fa memoria. E tu, frastornato, comprendi ancora poco ma senti che quest’uomo è degno di fede.

Quanto sarà durato il vostro dialogo? Quante ore? Non lo sai. Ad un certo punto noti che la notte si sta facendo più chiara. Gesù ti guarda rinascere dall’alto. Il cammino è ancora lungo ma non sei già più lo stesso, Nicodemo. Ti alzi, sentendoti pesante e leggero al tempo stesso. Un abbraccio che dura quanto basta per farti sciogliere in un pianto liberatorio, forse di sollievo, forse di stupore. Nessuno dei due sembra avere sonno: avete acceso un fuoco eterno, stanotte, e scritto una pagina di Vangelo che non passerà.

Ti guardo ricomporti, rivestirti, salutare, uscire, seguito dallo sguardo amorevole di Gesù di Nazareth, che chissà quando rivedrai ma sei certo succederà. Capisci la portata enorme di quello che ha detto, intuisci che il Sinedrio è ben lontano dalla logica del Messia, pensieri su pensieri ti affollano la mente e ti chiedi come vivrai d’ora in poi.

Sai, Nicodemo – mi permetto di riaccompagnarti discretamente a casa – questo dialogo lo abbiamo letto nel giorno del nostro Matrimonio e, ancora oggi, interroga e stupisce i cristiani nel mondo. Sei stato coraggioso. Se tutti finora eravamo convinti di avere una sola vita, adesso e grazie a te Gesù ce ne svela un’altra, che non ci possono dare i nostri genitori ma solo il Cielo. Abbiamo bisogno di entrare in questa seconda vita, un cammino nuovo, controcorrente, di fede.

Questo passo ha accompagnato anche le nostre notti, sai? I nostri deserti. Come sposi, accompagna il nostro cammino insieme. E, in particolare, proprio a chi sceglie la vocazione matrimoniale è richiesta una rinascita dal Cielo: solo così possiamo puntare al ‘per sempre’ che ci siamo promessi, che Gesù ci conferma.

Hai intravisto i misteri del Regno, Nicodemo. Ti saremo sempre grati di aver disobbedito ai tuoi pari percorrendo una via diversa, di notte, sulle orme della Verità.

Ti guardo rincasare e hai una luce nuova negli occhi. Sappiamo già che non la lascerai andare. Mi scuso ancora per l’invadenza, spero di non averti disturbato. Resto qui, davanti al Vangelo di stanotte, a contemplare la grandezza e la potenza delle parole vive del Signore, sentendomi decisamente minuscola di fronte a tanto.

Ehi, aspetta…

Nascere dallo Spirito, rinascere dal Cielo, come si fa? Questo non te lo ha detto con chiarezza! Sorridendo divertito, ti ha lasciato altre domande. Forse nell’accoglienza di questa Parola nuova? Lo vedrai, lo vedremo, nel cammino. Con Lui.

Sorridi anche tu. È tempo di riposo, Nicodemo. Finalmente, quello vero.

Giada

5 Pensieri su &Idquo;Caro Nicodemo. La Lettura del nostro matrimonio

Lascia un commento