Oggi affronto un tema di grande importanza. Spesso viene trascurato e può facilmente essere soggetto a fraintendimenti. Sto parlando della verginità di Maria e di Giuseppe. È importante sottolineare che entrambi erano vergini e non hanno mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale tra di loro.
Questo è un fatto indiscutibile secondo la nostra fede cattolica, come anche dice Papa Giovanni Paolo II nella Redemptoris Custos: “Gli evangelisti, pur affermando chiaramente che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che in quel matrimonio è stata conservata la verginità (cfr. Mt 1,18-24; Lc 1,26-34), chiamano Giuseppe sposo di Maria e Maria sposa di Giuseppe (cfr. Mt 1,16.18-20.24; Lc 1,27; 2,5)” (n. 7).
D’altro canto, la Santa Famiglia rappresenta un esempio e una guida per tutte le famiglie cristiane. Papa Francesco ha detto: “Quella di Nazaret è la famiglia-modello. In essa tutte le famiglie del mondo possono trovare il loro sicuro punto di riferimento e una sicura ispirazione” (Angelus, 27 dicembre 2020). Pertanto, è necessario chiedersi cosa possiamo trarre da questa premessa così significativa.
Questo può portare certi cristiani, che hanno già una concezione spiritualista della fede e magari hanno qualche problema ad accettare il proprio corpo, a confermare la propria convinzione che un matrimonio bianco sia più santo e virtuoso. Ma è davvero così? È lecito considerare il matrimonio senza consumazione sessuale tra Maria e Giuseppe come un ideale da perseguire? Potrebbe essere vero che l’introduzione della sfera sessuale in una relazione possa abbassarne il valore e renderla meno santa?
È interessante notare come alcune persone credano in queste teorie. Poi si trovano a fare i conti con disastri matrimoniali. Questo lascia spazio a riflessioni profonde sul nostro modo di concepire il rapporto di coppia e sulla sacralità dell’intimità fisica.
Aggiungiamo a quanto scritto fino ad ora un altro tassello molto significativo. Questo tassello è la teologia del corpo di San Giovanni Paolo II. Il Papa santo, con la sua straordinaria eloquenza, ha spiegato la sessualità in modo magistrale. Ha detto che il rapporto sessuale tra i due sposi ha una valenza incredibile. Questa valenza supera la semplice dimensione terrena e si apre al trascendente di Dio. È importante comprendere questo. Il significato più profondo del corpo e della sessualità consiste nel vivere la nostra sponsalità con Cristo.
In altre parole, quando ci uniamo in un intimo incontro, ci doniamo completamente l’uno all’altra. Non solo in anima ma anche nel corpo. Facciamo una straordinaria esperienza di Dio e del suo amore. Da quando ho scelto di sposare Luisa, abbiamo sposato anche Cristo, camminando insieme sulla via della spiritualità e dell’amore. Nel momento dell’intimità, ci uniamo come sposi. Ci avviciniamo sempre di più a Cristo. Avvertiamo la sua presenza con noi.
Perché Maria e Giuseppe non hanno avuto bisogno di fare l’amore? Questa domanda solleva un interessante spiegazione che possiamo desumere dalle catechesi di Giovanni Paolo II. Maria, in realtà, viveva già un’unione profonda e totale con Cristo. La Chiesa, infatti, non solo la considera madre di Gesù, ma anche Sposa di Dio. Questo concetto introduce un’idea intrigante. Per Maria, la possibilità di vivere un’intimità fisica con suo marito come mezzo per unirsi ancora di più a Cristo sarebbe stato per lei un passo indietro. Perché lei è già oltre.
Al contrario, il papa polacco sostiene che Maria abbia guidato Giuseppe verso il mistero verginale dell’unione con Dio. Questa è stata un’esperienza straordinaria. Ha portato entrambi in avanti nel loro cammino spirituale. Riflettendo su quanto discusso, emergono alcune conclusioni che possiamo trarre da questa prospettiva affascinante e unica.
Maria e Giuseppe sono esempi straordinari nel dono. La loro dedizione e amore reciproco sono un faro luminoso per tutte le coppie. Non si limitano semplicemente a mostrare un esempio di come vivere insieme. Incarnano anche l’essenza delle diverse vocazioni. Sia quella del celibato che quella del matrimonio. La loro unione è una sinfonia di amore e fede, che offre una testimonianza di speranza e di forza. Maria e Giuseppe ci insegnano che la vera grandezza sta nel dono di sé senza riserve, che supera ogni ostacolo e che si sostiene reciprocamente nella vita di coppia. Sono una coppia che incarna la bellezza e la sacralità dell’unione matrimoniale. Non sono però esempio nel modo di concretizzare questa donazione reciproca incarnando entrambe le vocazioni. Lo ha espresso appunto Giovanni Paolo II in una delle catechesi sulla teologia del corpo:
“Il matrimonio di Maria con Giuseppe (in cui la Chiesa onora Giuseppe come sposo di Maria e Maria come sposa di lui), nasconde in sé, in pari tempo, il mistero della perfetta comunione delle persone, dell’Uomo e della Donna nel patto coniugale, e insieme il mistero di quella singolare “continenza per il regno dei cieli”: continenza che serviva, nella storia della salvezza, alla più perfetta “fecondità dello Spirito Santo” cioè “Solo Maria e Giuseppe, che hanno vissuto il mistero del suo concepimento e della sua nascita, divennero i primi testimoni di una fecondità diversa da quella carnale, cioè della fecondità dello Spirito” (Udienza del 24 marzo 1982).
Fare l’amore è bellissimo e sacro. Quindi, a meno che non siate Maria e Giuseppe (che comunque rimangono un caso UNICO nella storia) o abbiate una chiamata particolare (ma deve essere di entrambi e confermata da una guida e nel discernimento), fare l’amore è un atto di intimità profonda. Fatelo!
Non farlo non solo vi impedirebbe di fare un passo avanti come nel caso di Giuseppe, ma al contrario vi farebbe regredire nel matrimonio e nel cammino di fede. Perciò, non esitate a vivere pienamente l’amore nella vostra vita matrimoniale, perché è un’esperienza che porta gioia, intimità e connessione ancora più profonda tra voi e soprattutto con Dio.
Antonio e Luisa
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