Perché proprio a me? Le domande dei bambini davanti alla separazione dei genitori

In questo mese è uscito un volume prezioso, intitolato “Perché proprio a me?”. È curato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Il libro raccoglie una serie di frasi, pensieri e disegni di bambini/ragazzi realizzati in seguito alla separazione dei genitori. Non ho ancora letto il libro. Ho letto solo l’articolo che ne riportava una piccola sintesi. Sono tuttavia rimasto colpito da alcune frasi.

Un esempio è quella di Luca, 8 anni: “Quando mamma e papà si sono separati, si son rotte tante cose nella mia famiglia. I miei giochi riesco ad aggiustarli quasi tutti, ma l’amore tra mamma e papà non c’è stato niente per incollarlo di nuovo”. Oppure quella di Giacomo, 11 anni: “Mi sento tirato da due parti e ho paura di spezzarmi a metà”.


Innanzitutto, mi fa piacere quando si parla dei grandi esclusi nelle separazioni, cioè i figli. Si discute tanto su chi si sta separando, sulle loro difficoltà e problematiche. Ma raramente si ha cura di chi ne paga soprattutto le conseguenze, cioè chi è nato dall’amore di due persone. A nessuno viene in mente di domandare a un figlio: “Tu vorresti che il babbo e la mamma si separassero?” La risposta sarebbe scontata. Inoltre, ritengo che un bambino non sia nemmeno in grado di immaginarlo fino a quando ciò accade.

Finalmente viene scritto chiaramente che “la separazione non è innocua per un bambino, perché va a incidere sul suo bisogno di sicurezza. Fa emergere paure, interrogativi, incertezze e altri stati d’animo”. Tante volte ho sentito dire: “I figli si abitueranno“. Altri dicono: “Cresceranno più in fretta“. Queste sono tutte frasi per diminuire i sensi di colpa. Non affrontano il problema seriamente.

La verità è che i figli nascono dall’amore e dall’unione di due persone. Dio avrebbe potuto certamente creare esseri umani capaci di moltiplicarsi da soli, come succede in alcune specie animali (partenogenesi). Se ha disposto diversamente, ci deve essere un motivo profondo. Inoltre, il nascituro non ha caratteristiche solo dell’uno o dell’altra. Manifesta una fusione dei due patrimoni genetici.

Il mondo che i figli conoscono, quello in cui sono nati, quello di cui si fidano e che dà loro sicurezza è la famiglia. Se la famiglia si divide, questo mondo crolla insieme alle loro certezze e ai loro riferimenti. È come se prendessimo una pianta e gli togliessimo la terra vicino alle radici. Come possiamo credere poi che possa continuare a crescere bene come prima?

Attenzione, la famiglia non deve essere perfetta. Nessuna famiglia lo è. Il mondo in cui viviamo non è perfetto. Anzi, facendoglielo credere, li illuderemmo soltanto. Gli faremmo credere che le persone sono quelle giuste se non avvengono mai discussioni e conflitti. I figli si adatteranno certamente con la separazione. Tuttavia, insegniamo loro che l’amore “per sempre” non esiste. Come faranno a fidarsi nuovamente?

Nell’articolo si dice che bisogna aiutare i genitori a separarsi bene per “aiutarli a porre al centro i figli, per costruire una comunicazione nuova e positiva”. Io invece penso sia fondamentale evitare le separazioni. Bisognerebbe seguire le persone dal punto di vista psicologico e spirituale. Occorre scoraggiarle con leggi migliori o applicando bene quelle esistenti, come il tentativo obbligatorio di conciliazione in tribunale. Questo tentativo, a causa dell’elevato numero di cause, è ormai una proforma.

Non bisognerebbe separarsi dai figli, oltre che dal coniuge, ma di fatto avviene spesso così. Anche con tutta la buona volontà, sono costretto a vedere le mie figlie solo in certi giorni. Posso incontrarle solo in certi orari. In questo modo perdo la quotidianità e una relazione costante e di qualità con loro.

Tutti abbiamo le più grandi ambizioni per i nostri figli. Vogliamo che siano meglio di noi e che non gli manchi niente. Desideriamo che abbiano quello che non abbiamo avuto noi da giovani. Anche io lavoro di più per loro. Cerco di mettere da parte qualcosa. Lo faccio perché possano avere tante possibilità nella vita. Questo include opportunità di studio, formazione e conoscenza del mondo. A volte trascuriamo che gli strumenti sono meno importanti di una crescita senza ferite. Si possono certamente amare i figli singolarmente come genitori separati. Ma se tu davvero vuoi loro bene, devi prima di tutto curare la relazione con il coniuge. Da qui sgorga la sorgente di una corretta crescita. L’amore tra i genitori è essenziale in questo.

Non credo che due persone possano restare insieme solo per i figli. Ad un certo punto i figli crescono e giustamente prendono in mano la loro vita. Servono quindi anche altre motivazioni. Certamente dovrebbe esserci una responsabilità comune per non distruggere il loro mondo. Forse si scoprirebbe che se ci siamo innamorati di una persona e poi sposati, non è avvenuto per caso.

A me dispiace molto quando altri separati mi raccontano le difficoltà dei figli, i loro problemi e la loro rabbia. Raccontano la mancanza di un rapporto sano con uno dei genitori e i fenomeni di alienazione parentale. Sono tutti aspetti che, più o meno marcati, ho visto e vedo nelle mie figlie.

La mia speranza è che, grazie anche alla consapevolezza degli effetti sui figli riportati in questo libro, molti genitori si sensibilizzino e facciano il possibile per evitare loro questa sofferenza.

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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