31 ottobre, vigilia di due ricorrenze liturgiche (e sociali) importantissime: la solennità di Tutti i Santi (1° novembre) e il ricordo dei defunti (giorno 2). Giorni carichi di significato, ricordi, preghiere, visite al cimitero, commemorazioni. Forse a molti sembrano due giornate stridenti, in contrapposizione, ma in realtà non è così. Sono due feste strettamente collegate, che hanno senso una insieme all’altra, una in funzione dell’altra.
La santità non è forse la meta a cui tutti siamo chiamati? E non si compie, pienamente, solo dopo la morte? Non è forse vero che la vita su questa terra è solamente un passaggio in vista della Vita eterna? E che morire a questa esistenza significa nascere al Cielo? I Santi vengono ricordati, tranne rare eccezioni, proprio in quello che è chiamato dies natalis. Ossia il giorno in cui sono nati definitivamente in Paradiso. Giorno in cui più non si muore, “l’ottavo giorno”, come viene definito. Il giorno in cui si è accolti dall’abbraccio definitivo del Padre. L’abbraccio inizia nel momento del concepimento. Si dispiega, in tutta la sua potenza e bellezza, quando l’anima giunge da Lui.
Ci ha detto Gesù: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via” (Gv 14, 2-4).
La santità non è per pochi eletti ma per ciascuno di noi. In modi differenti, percorrendo strade differenti, attraverso vocazioni differenti. Però è per tutti, altrimenti l’intera fede cristiana non avrebbe senso. San Francesco ha detto parole illuminanti: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. La santità è per la coppia. È per le mamme e i papà. È per i nonni e per i figli. È per i single, per i vedovi. Ed è per i sacerdoti. È anche per i religiosi e per le religiose, ecc… La santità è per tutti e per ciascuno, qualunque sia il nostro stato civile, qualunque sia il nostro passato. La santità guarda al presente, all’oggi del dono e dell’impegno. E guarda al futuro, della speranza e della certezza.
E la morte? La morte, umanamente, fa paura. È il distacco, la perdita, la parola stop. Ma, se vista nella prospettiva di fede, è soltanto il passaggio necessario per il compimento di quella meta – la santità appunto, ossia l’unione definitiva con Dio – per la quale siamo stati creati. E cui il Signore chiama, per cui il Signore ci sostiene e ci accompagna nel tempo della vita terrena.
La morte non è la fine di tutto ma il nuovo inizio, senza più fine, con Dio. Ci ritroveremo con quanti abbiamo condiviso l’esistenza. Saremo con i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori della fede: i Santi! La santità, certo, bisogna volerla. Bisogna lavorarci e pregarci su. Bisogna amarla e perseguirla anche, e nonostante, le fatiche, le cadute, i dubbi e le difficoltà che possono farci – a volte – rallentare.
Mi ha sempre molto colpito il Messaggio che la Madonna a Medjugorje ha dato poco più di quindici giorni prima del fatidico 11 settembre 2021, in cui ci ha detto: “Cari figli, oggi vi invito tutti a decidervi per la santità. Figlioli, che la santità sia sempre al primo posto nei vostri pensieri e in ogni situazione, nel lavoro e nei discorsi. Così la metterete in pratica un po’ alla volta e passo per passo entrerà nella vostra famiglia la preghiera e la decisione per la santità. Siate veri con voi stessi e non legatevi alle cose materiali ma a Dio. E non dimenticate, figlioli, che la vostra vita è passeggera come un fiore”.
Dunque, usiamo la zucca (ossia la testa, il cervello): scegliamo la Luce, a cominciare dalla famiglia! A maggior ragione in questi giorni nei quali il mondo, con le sue lusinghe, attira molti verso le tenebre. Tenebre mascherate da giochi, travestimenti e formulette che sembrano innocenti ma non lo sono. Padre Amorth e molti altri sacerdoti ed esorcisti ci hanno messo in guardia, più e più volte. Distinguiamoci. Non omologhiamoci alla massa. Decidiamo da che parte stare. Pensiamo alle parole con cui si apre il Vangelo di Giovanni: “La luce splende fra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”.
Conviene accettare la Luce. Desiderare di scoprire e rimanere nella Luce. Vivere nella Luce (innanzitutto e specialmente con il coniuge). Educare i nostri figli alla Luce. Diffondere attorno a noi quanto è bello godere di questa Luce. Senza vergogna, anzi, gioendo nell’averla scoperta. E, come disse Maria Santissima nel Messaggio del 25 giugno 2006: “Sappiate, figlioli, non vi pentirete né voi, né i vostri figli. Dio vi ricompenserà con grandi grazie e meriterete la vita eterna”.
Fabrizia Perrachon