Spesso tendiamo a idealizzare i santi. Attribuiamo loro una sorta di onnipotenza. Questo li fa apparire come supereroi dotati di poteri straordinari. È quasi rassicurante immaginarli così: creature elevate, immuni alle nostre debolezze, figure lontane che nulla hanno a che fare con le difficoltà di ogni giorno. Questa visione, però, rischia di allontanarci dalla verità. Inoltre, ci sottrae alla responsabilità di lavorare, anche noi, per la nostra crescita spirituale. Se mettiamo i santi su un piedistallo inaccessibile, rischiamo di credere una cosa sbagliata. Pensiamo che la santità sia un traguardo fuori dalla nostra portata. Ma i santi erano persone come noi, con le stesse debolezze, tentazioni e difficoltà. Quello che li ha resi santi è stata la loro risposta di fede e amore alla vita, un invito che è anche per noi. Come ha detto San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio!“
La santità è un dono per tutti
La verità è che ognuno di noi ha tutto ciò che serve per essere santo. La santità non è questione di poteri straordinari. È questione di apertura a Dio e abbandono alla sua volontà. Don Fabio Rosini è noto per il suo impegno nell’accompagnare i giovani nella fede. Ci insegna che “la santità è proprio il non opporsi al progetto di Dio su di noi“.
Siamo fatti per lasciar agire Dio attraverso di noi, perché, come dice San Tommaso d’Aquino, “solo Dio è santo” e noi possiamo partecipare alla Sua santità attraverso la nostra fiducia in Lui. Siamo tutti chiamati alla santità in modo unico e irripetibile. Santa Teresa di Lisieux ci ricorda: “Non devo farmi santa in modo straordinario, ma nel compiere con amore il mio piccolo dovere”. Ogni vita è una strada verso la santità. Ogni cammino umano può raggiungere la santità se ci lasciamo guidare dall’amore e dalla fiducia in Dio.
Sposi chiamati alla santità
Anche la vocazione al matrimonio è un cammino di santità. Spesso ci dimentichiamo che il matrimonio non è un punto di arrivo. È un punto di partenza. Don Oreste Benzi affermava: “Bisogna sposarsi con l’idea di diventare santi.” Questo non significa che tutto sarà sempre semplice. Anzi, implica una costante conversione del cuore. Richiede un continuo ricentrarsi su Dio. Include la decisione di amare il nostro coniuge con fedeltà e generosità. Come ha sottolineato San Giovanni Paolo II, “l’amore non è un’astrazione; l’amore ha un volto, ha delle mani, ha delle gambe. È concreto”. Vivere il matrimonio come vocazione richiede allora un impegno quotidiano. Ogni giorno bisogna avere una volontà rinnovata di offrire sé stessi in dono. Questo è necessario anche nelle piccole cose.
Se manca questo slancio generoso, l’amore si trasforma in una semplice convivenza. In questa relazione, si cerca solo compagnia e conforto per riempire la solitudine. Papa Francesco ci esorta con parole forti: “Il matrimonio cristiano è una chiamata che ci richiede un impegno di santità… Chi sposa un altro, non lo sposa per se stesso, ma per camminare con lui verso Dio”. Questo richiede la capacità di rinunciare a qualcosa di nostro per il bene dell’altro. Un donarsi che ci chiede sacrificio e generosità. Ma apre il cuore alla gioia autentica.
L’abbraccio della croce
Essere santi nel matrimonio non significa non fallire mai, ma imparare a rialzarci e a ricominciare con fiducia. La testimonianza di tanti sposi dimostra che hanno trovato pace nella fedeltà. Questo avviene anche in mezzo a difficoltà o tradimenti. È una prova della forza trasformante della santità. Chiara Corbella Petrillo era una giovane madre. Ha testimoniato con la sua vita la forza dell’amore fedele fino alla fine. Ha detto: “La logica è quella della croce: regalarsi per primi, senza chiedere nulla all’amato”.
Vivere la croce non significa solo soffrire. Significa abbracciare un amore che è disposto a dare senza chiedere nulla in cambio. Quando amiamo così, invochiamo Dio nella nostra relazione e permettiamo alla sua grazia di agire in noi. È questo amore disinteressato. È la capacità di restare, di perdonare e di ricominciare. Questo ci apre la strada alla santità e ci porta pace. Santa Teresa di Calcutta ha riassunto questa dinamica con semplicità: “Non possiamo fare grandi cose. Possiamo fare solo piccole cose con grande amore”. La santità, dunque, è un impegno di amore quotidiano.
Santità ordinaria e straordinaria
Forse ci sorprenderà pensare che la santità non ci chiede gesti eroici, ma atti di amore quotidiano. La santità è davvero per tutti e ciascuno di noi è chiamato a viverla nella propria situazione. Come diceva San Francesco di Sales, “si può pregare ovunque, purché si abbia un cuore che ascolta e si metta Dio al centro della propria vita”. In questo cammino, la diversità è ricchezza. Ci sono santi analfabeti e santi studiosi. Ci sono santi re e mendicanti. Sono santi uomini e donne, sposi, giovani e anziani. Non dobbiamo copiare nessuno, ma trovare la nostra strada nella santità. La nostra vocazione, che sia la famiglia, il lavoro, o la vita consacrata, è il nostro cammino di santità.
In conclusione, siamo chiamati a vedere la santità non come qualcosa di impossibile, ma come una vocazione a cui rispondere con amore, impegno e fiducia. Come dice Papa Benedetto XVI: “Il mondo offre comodità, ma voi non siete fatti per la comodità, siete fatti per la grandezza!”
Rinnoviamo ogni giorno la decisione di vivere la nostra vocazione con generosità. Apriamo il nostro cuore all’amore di Dio, unico vero santo. Dio ci invita tutti a unirci a Lui.
Antonio e Luisa
Per acquistare il nostro libro clicca qui
Che bell’articolo! Grazie e Dio vi benedica❤️
"Mi piace"Piace a 1 persona
Che bell’articolo! Grazie e Dio vi benedica❤️
"Mi piace"Piace a 1 persona
Che bell’articolo! Grazie e Dio vi benedica❤️
"Mi piace"Piace a 1 persona