Un salto nel vuoto? Bastano 2 monetine

Cari sposi, i due protagonisti del vangelo sono da un lato la oramai nota categoria degli scribi e questa povera donna, una vedova che per vivere doveva mendicare. Si tratta chiaramente di due figure contrapposte.

Lo scriba rappresenta una persona, magari anche credente e praticante, che fa della ricchezza – ma ci sta anche qualsiasi altro bene – il cardine della propria sicurezza di vita. Cosicché la fede diventa una verniciatura esteriore ma nel proprio cuore ci afferriamo a degli idoli, uno di questi potrebbero essere i soldi, ma anche l’opinione altrui, la salute, la cultura, il proprio status, quel che dicono di me, ecc.

È pericoloso vivere in tale situazione perché ci si sta poggiando su basamenti vani, ma soprattutto ci si autoinganna perché si sta dedicando la vita a un ideale apparentemente buono ma, a ben vedere, intriso di vanagloria.

A questa categoria di persone, Gesù oppone la vedova anziana. Assieme ai bambini, agli orfani e ai prigionieri esse formano parte della categoria dei “poveri” per eccellenza, coloro che non possono vivere per conto proprio ma dipendono in tutto da altri. Così premiante era la loro situazione di vita che per soccorrerle la Chiesa ha istituito il diaconato e in seguito, nei primi secoli, le vedove andarono addirittura a comporre un “ordo”, vale a dire una categoria specifica nel corpo ecclesiale.

Gli spiccioli che essa getta nel tesoro erano quasi sicuramente due lepton, cioè monetine in rame o in bronzo e valevano la metà di un quadrante. Per formare un asse ci volevano 4 quadranti. Invece, 16 assi erano il valore di un denaro d’argento, ossia l’equivalente della paga giornaliera di un bracciante agricolo. Facendo le dovute conversioni, ad oggi un lavoratore agricolo viene remunerato al massimo sugli 80€ a giornata e così possiamo dedurre che il valore attuale di un lepton (o prutah in ebraico) sarebbe di circa 0,60 €. In conclusione, la vedova possedeva solo 1,20€ e tutto quello l’ha donato al Signore.

Da qui che l’elogio di Cristo vada alla sua fiducia incondizionata nella bontà dell’Altissimo, un gesto che nella storia della Chiesa sarà ripetuto così tante volte dai santi, da don Bosco, a Giuseppe Cottolengo, a Madre Teresa, a Gaetano da Thiene…

Quanto è importante per noi questo insegnamento! Difatti, o impariamo a vivere davvero, sul serio affidati al Signore, soprattutto quando le circostanze si mettono male oppure restiamo impiglianti nelle nostre misere certezze e, a conti fatti, non viviamo da figli ma da scribi calcolatori.

Che ripercussione può avere questa magnifica pagina evangelica sulla coppia? Si può concludere facilmente che i due spiccioli offerti alludano a voi sposi che avete scelto una via di donazione totale. In altre parole, nel momento in cui avete iniziato la vita assieme, la vostra donazione ha preso progressivamente tutto di voi.

Tutto vero ma io vorrei piuttosto sottolineare l’atteggiamento della vedova che sa scommette contro ogni calcolo umano ma solo per amore. In effetti, sovente nella coppia finché l’amore è corrisposto, se a tale gesto generoso e magnanimo del marito equivale una risposta altrettanto nobile della moglie, tutto fila liscio. Davvero i miei complimenti e auguri a tutte quelle coppie che vivono così!

Tuttavia, in molti altri casi ciò non succede. Abbondano situazioni in cui un coniuge deve remare da solo, per periodi più o meno lunghi, mentre l’altro è chiuso, si è allontanato o non è sensibile a quanto sta facendo il proprio consorte… sono i momenti in cui amare somiglia ad un apparente salto nel vuoto.

Che si fa? È qui che dobbiamo ricordarci della vedova che si fida, che si lancia comunque, che non fa più calcoli ma solo spera e attende tutto dal buon Dio. Sono questi i momenti in cui si inizia veramente ad amare e a vivere il matrimonio in Cristo.

Una cosa è certa: gli atti di amore vissuti apparentemente a senso unico in queste circostanze, fatte con lo spirito di oblazione che ebbe la vedova, non andranno mai persi e saranno fonte di grazie e benedizioni, secondo l’infinita Sapienza di Dio.

Dice Papa Francesco: “Panta hypomenei significa che sopporta con spirito positivo tutte le contrarietà. Significa mantenersi saldi nel mezzo di un ambiente ostile. Non consiste soltanto nel tollerare alcune cose moleste, ma in qualcosa di più ampio: una resistenza dinamica e costante, capace di superare qualsiasi sfida. È amore malgrado tutto, anche quando tutto il contesto invita a un’altra cosa. Manifesta una dose di eroismo tenace, di potenza contro qualsiasi corrente negativa, una opzione per il bene che niente può rovesciare” (Amoris laetitia, 118).

Perciò, nel 2024 si può vivere un matrimonio solido se si adotta lo spirito di questa anziana vedova, sapendo quindi scommettere sulla propria relazione di amore solo se radicati in Cristo, con un abbandono pieno nelle Sue mani provvidenti.

ANTONIO E LUISA

Quello che ha appena scritto padre Luca. Che ha compreso studiando le pagine del Vangelo e magari ha visto in famiglia o in tante coppie che ha incontrato in questi anni di apostolato e ministero sacerdotale, io l’ho compreso nella mia relazione con Luisa. Quando ho fatto esperienza dell’amore di Luisa in modo chiaro e forte? Quando mi ha amato anche quando io non lo meritavo. Quando la ricchezza dei nostri sentimenti non era al massimo ma anzi c’era un po’ di aridità. E lei ha lanciato quelle due monetine che le erano rimaste. Lì ho capito la grandezza dell’amore e del matrimonio in Cristo. Come le monetine della vedova nel Vangelo, l’amore donato nei momenti di aridità è il gesto più prezioso agli occhi di Dio. Concludo con una riflessione di don Luigi Maria Epicoco tratta da La forza della mitezza: Quando ci sembra che l’amore non ci basta, che la fatica ci assale, è proprio allora che siamo chiamati a fare il gesto più grande, quello di offrire l’amore pur nella nostra aridità, come la vedova che ha dato tutto. Questo è il vero amore in Cristo.

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