Saulo è caduto nella polvere sulla strada di Damasco. Solo in quel momento, accecato dalla luce divina, ha potuto udire le parole di Gesù: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9,4). Parole che gli hanno chiuso il vecchio sguardo e, al contempo, gli hanno aperto una vista nuova, quella della fede. La sua caduta rappresenta un’esperienza che molti di noi conoscono. Spesso è necessario cadere nella polvere del fallimento, del dolore e dell’umiliazione. Solo così possiamo scoprire il nostro bisogno di Dio. Come scrive Sant’Agostino: “Il Signore si è chinato fino a noi per sollevarci, e noi, nell’umiltà, siamo chiamati a riconoscere la nostra fragilità” (Confessioni).
Anche io, come molti, ho dovuto assaporare la polvere dell’insuccesso. Solo così ho capito la mia debolezza e il mio bisogno di Cristo. Gesù lo sa, e proprio per questo ha scelto di farsi piccolo. “Dio si è fatto uomo affinché l’uomo potesse partecipare alla vita divina” (San Leone Magno). Si è fatto piccolo al punto da divenire una semplice particola. Così può entrare nel nostro cuore durante la Santa Eucarestia. Egli ci dona la vera forza, quella che non viene dal mondo ma dal cielo. Papa Francesco ci ricorda: “Gesù viene a noi non in forma maestosa, ma in un pezzo di pane, per essere parte della nostra vita, per condividere con noi la nostra umanità” (Evangelii Gaudium, 24).
Quando riceviamo l’Eucarestia, Gesù entra in noi con commozione e trepidazione, aspettando il nostro “amen”. Questo piccolo assenso è spesso pronunciato distrattamente. Tuttavia, ha un significato profondo. Significa accoglierlo nel nostro cuore e riconoscerlo come nostro Signore e Salvatore. San Tommaso d’Aquino scrive: “Nell’Eucarestia, Cristo si dona totalmente, ma attende il nostro sì per dimorare in noi. È un dono di amore che chiede di essere accolto” (Summa Theologiae, III, q. 73).
Quell’amen, così semplice, è il nostro lasciapassare per ricevere la grazia e tornare a casa trasformati. Non siamo più gli stessi quando accettiamo Cristo in noi. Siamo rinnovati, capaci di amare con un amore che va oltre le nostre forze. Come afferma San Giovanni Paolo II: “L’Eucarestia è fonte e culmine di tutta la vita cristiana. In essa, l’amore di Cristo ci rinnova, rendendoci capaci di amare come Lui ha amato” (Ecclesia de Eucharistia, 11).
Non dobbiamo illuderci di essere bravi o di poter amare davvero senza l’aiuto dell’Amore stesso, che è Dio. Senza di Lui, torneremo presto a mangiare la polvere delle nostre cadute e dei nostri limiti. Gesù ci avverte: “Senza di me non potete fare nulla” (Giovanni 15,5). Solo affidandoci completamente a Lui possiamo sperimentare il vero amore. Questo amore ci permette di amare il nostro coniuge, i nostri figli e i nostri fratelli con un cuore puro e sincero.
In questo percorso di fede, riconoscere la nostra debolezza è la chiave per aprirci alla forza di Cristo. San Paolo scrive: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.” (2 Corinzi 12,9). È nella nostra debolezza, nel nostro “mangiare la polvere”, che possiamo incontrare il Signore. Egli si fa vicino a noi, piccolo come una particola. È grande come l’Amore infinito che ci rinnova.
Quando diciamo “amen” all’Eucarestia, diciamo “amen” alla vita nuova che Dio ci offre, una vita che è capace di trasformare non solo noi stessi, ma anche le nostre famiglie e il mondo intorno a noi.
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A.M. Grazie per quanto mi inviate ! Di mio ecco qui… Carlo D.Agosto e family
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