Sal 23 (24) Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. È lui che l’ha fondato sui mari e sui fiumi l’ha stabilito. Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Questo Salmo è stato proclamato nella Santa Messa di ieri, anche se non scelto appositamente ma ben si addice alla santa di cui si faceva memoria nella Liturgia: Santa Caterina d’Alessandria. Ella incarnò perfettamente la frase del Salmo “ Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli.“, poiché a soli 18 anni convertì numerose persone della corte del re Massimino e morì vergine e martire per essersi rifiutata di sacrificare agli idoli.
Già ci basterebbe per oggi meditare sulla vita di questa santa, testimone della fede, per fare un serio esame di coscienza su come noi genitori prepariamo ed educhiamo i nostri figli alla vita di fede. Noi genitori moderni che, spesso, ci facciamo remore a dire qualche no ai nostri figli perché sennò, poverini, potrebbero rimanere esclusi dai loro compagni di classe, rischiando di venire additati perché cristiani e, quindi, ci pieghiamo alla dittatura del pensiero unico e predominante, ovvero all’anticristianesimo.
Ma la Cresima non serve più a niente?
Non vogliamo polemizzare ma solo stimolare la riflessione, l’analisi e la conversione semmai. Ma da dove nasce la forza della testimonianza (Dal lat. cristiano martyrium, dal gr. martýrion ‘testimonianza’ •secc. XI-XII.) di cui S.Caterina ne è un limpido esempio?
Sgorga naturalmente dalla fede, la quale a sua volta ha alcuni punti fermi, alcuni fondamenti, uno dei quali è la prima frase del Salmo sopracitato: “Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti.“
Cari sposi, se sostiamo un attimo a meditare questa frase d’esordio del Salmo 23, scopriamo che anche il nostro matrimonio è del Signore, ovvero il Sacramento vivente che noi siamo appartiene al Signore, noi siamo suoi, non ci possediamo l’un l’altra per noi stessi, ma apparteniamo l’uno all’altra nel Signore.
Riscoprire ogni giorno che il nostro matrimonio non è una nostra creatura, ma è del Signore, aiuta a dare la forza del martirio, poiché ogni gesto diventa martirio, ossia testimonianza di un Amore che ci sorpassa e che ci precede.
Noi coniugi sacramento vivente, siamo come l’avanguardia della Chiesa, siamo come il reparto avanzato, dal nostro sacro connubio e dall’educazione della prole derivano i nuovi santi, i nuovi martiri della fede, i nuovi santi sacerdoti e le nuove sante monache.
Cari sposi, abbiamo un ministero: Dio ci ha affidato il nostro coniuge per renderlo santo ed insieme ci ha costituito Chiesa domestica perché la nostra casa sia la fucina dei nuovi santi.
Coraggio sposi, abiamo una missione molto più importante di 007.
Giorgio e Valentina.