Non è nostro compito giudicare la Chiesa

È molto facile parlare con le persone e sentire pesanti critiche alla Chiesa, al Papa, ai Vescovi e questo accade non solo con chi non frequenta, ma anche quando l’interlocutore è uno che si professa cattolico praticante.

Certamente ci possono essere aspetti della dottrina o del comportamento del Papa o dei Vescovi che non condividiamo o che addirittura ci fanno soffrire, ma non è criticando o sparlando che si risolvono le difficoltà, né divenendo diffusori di divisione e contestazione che possiamo pensare di guarire questo male, che, anzi, così si moltiplica.

Non è nostro compito giudicare il Papa o un Vescovo, anche perché non abbiamo né la preparazione, né la conoscenza profonda dei fatti: certo, è nostro diritto, e in parte anche un dovere, esprimere il nostro punto di vista o il disappunto su alcuni temi o situazioni che conosciamo bene, verso il Vescovo o altra autorità, ma va fatto con umiltà e facendo sentire il nostro amore e la nostra obbedienza.

In particolare, gli sposi, in forza del Sacramento sono chiamati alla fedeltà al coniuge: che senso avrebbe essere fedeli a una persona, se poi non lo si è verso una Chiesa che può anche tradire (e la storia ce lo insegna), ma rimane la Sposa per cui Gesù ha dato la vita? A maggior ragione, chi ha subito il tradimento, ma ha scelto di essere fedele e di continuare ad amare nonostante tutto, non può abbassarsi a questa logica di critiche e maldicenze.

D’altra parte, i Papi e i Vescovi passano, ma l’amore resta.

Non si tratta ripeto, di far finta di niente, potrei scrivere pagine e pagine su cose che non condivido e che non approvo, anche oggettivamente condivisibili (alcune persone considerano pazzo chi sceglie di rimanere fedele a un coniuge che se n’è andato e lo deridono), ma poi?

Quale beneficio otterrei criticando e al limite anche prendendo la ragione? Assolutamente niente, sarebbe come parlare male del mio coniuge (e so per esperienza che quando siamo a questo livello, la separazione non è troppo lontana).

Sant’Agostino al riguardo era chiaro: “La Chiesa è un cantiere, un’opera in costruzione, dove il lavoro del Vangelo è sempre in corso. Non criticate i mattoni mancanti, ma pregate per i muratori.

Anche la prima Chiesa, rappresentata da Pietro, mi risulta che abbia tradito, ma Gesù ha voluto comunque fondarla su quella pietra, proprio perché alla fine non conteranno gli errori commessi, ma quanto abbiamo investito nell’amore, in particolare verso chi non è bravo, chi non è competente e chi tradisce. Certo è facile volere bene ad un coniuge che è come lo vogliamo, bello, amabile, servizievole, che si dedica ai figli, così come vogliamo bene senza difficoltà a Papa Santo, a un Vescovo eccellente e a un parroco che fa belle omelie, ma forse il nostro amore vero viene fuori quando non è istintivo, naturale e scontato.  

Si, perché gli Sposi sono Chiesa in miniatura, esattamente piccola Chiesa domestica. In famiglia non ci sono contrasti, divergenze e litigate? Certo che sì! Ma si cerca di risolvere i problemi internamente con amore, pazienza, tenerezza, perdono e preghiera, senza andare in giro a raccontare i nostri malumori agli altri.

Non è il periodo in cui perdere tempo con le parole, ma quello di testimoniare con la vita la qualità d’amore che scaturisce dal Sacramento del matrimonio.

C’è infatti il pericolo di lasciarsi trascinare in questa confusione che passa anche attraverso informazioni manipolate e che rischia di dividerci in gruppi pro/contro il Papa, tradizionalisti/progressisti e così via, perdendo solo tempo prezioso. Non possiamo essere di parte, sarebbe come amare solo quello che ci piace del nostro coniuge: io scelgo di amare tutto, come fa Gesù con me e come sta facendo con la Sua Chiesa Sposa!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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