Dal Sal 24 (25) Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza. Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. Ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore. Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.
Questo è l’estratto del Salmo 24(25) che abbiamo pregato ieri nella S.Messa. La madre Chiesa ci aiuta ad entrare nella novena di Natale ricordandoci che il Bambino che stiamo aspettando altro non è che il Dio della mia salvezza.
Tutte le nostre richieste al Signore, tutto il nostro sforzo del periodo di Avvento deve avere il suo punto focale nel fatto che Colui che aspettiamo è il nostro Salvatore, ma non un salvatore dozzinale, che prende un popolo e ne fa di tutti un fascio unico, ma un Salvatore personale.
Cari sposi, noi abbiamo un Dio che si è interessato talmente a noi che ci ha donato l’uno all’altra affinché il Suo amore e la Sua misericordia non fossero dozzinali, ma personalizzati … un amore su misura per noi.
Nella preghiera del Salmo di cui sopra ci sono diversi verbi, i quali convogliano verso un unico punto; fammi conoscere, insegnami, guidami, istruiscimi… tutte richieste con un minimo denominatore comune: perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Se uno ci sentisse pregare, oppure se ci incontrasse per strada, capirebbe il perché delle nostre azioni?
Qualche collega o vicino di casa ci potrebbe chiedere le motivazioni della nostra fede e/o della nostra pratica religiosa, e a quel punto cosa potremmo rispondere? Col Catechismo in mano? Ovviamente no.
Un giorno di questi un collega ha detto di ammirare la tranquillità e la serenità con cui affrontiamo ogni giorno i problemi sul lavoro, ma cos’è che ci fa stare sereni e tranquilli anche di fronte alle problematiche? Il sapere che alle 17 timbriamo l’uscita e chi s’è visto s’è visto? Certo che no.
Il motivo di tutto ciò non si spiega col Catechismo in mano, ma si spiega con le parole di questo Salmo: perché sei tu il Dio della mia salvezza. Eravamo dei perduti a causa del peccato e Lui ci ha tratto in salvo. Siamo stati scelti a causa del nostro curriculum? No. Eletti per Grazia affinché gli intelligentoni del mondo restino confusi.
Cari sposi, tutta la vita matrimoniale, gli sforzi per combattere le nostre povertà, le angustie della vita, i sacrifici per i figli, ecc… sono solo dei doveri richiesti dal nostro stato di vita? Fosse solo così saremmo dei poveretti da compatire. Ogni gesto di amore sponsale porta con sè la potenza della riconoscenza, la forza della riconoscenza e della gratitudine verso un Amore che ci ha preceduti e che ci ha già salvati, perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Quando vogliamo sdebitarci di un amore immeritato siamo disposti ad affrontare qualsiasi avversità pur di restituire l’amore ricevuto. Se è così nell’amore umano perché non dovrebbe esserlo verso Dio che ci ha elevati a dignità di sacramento vivente? Coraggio sposi, il Natale del Salvatore si avvicina.
Giorgio e Valentina.