Oggi è l’Epifania del Signore. Mi permette di soffermarmi non tanto sul significato di questa festa, ma in particolare sui doni che i Magi offrono a Gesù. Non sono doni scelti a caso, ma racchiudono significati profondi. Immagino Giuseppe quando ha visto arrivare mirra e incenso: non deve essere stato facile comprendere subito il valore di quei doni. L’oro, invece, probabilmente è stato accolto con più immediatezza. Ma cosa vogliono ricordare questi doni? E cosa possono insegnare a noi sposi?
L’oro: la regalità del dono
L’oro è il dono per il re e simboleggia la preziosità e la centralità della persona amata. Quando mi sono sposato, stavo dicendo a Luisa che lei sarebbe stata per sempre la creatura più preziosa per me, seconda solo a Dio. Sant’Agostino ci ricorda: “Ama e fa’ ciò che vuoi”, perché quando amiamo veramente, tutto si ordina secondo il bene. Il matrimonio funziona solo se entrambi gli sposi riconoscono questa regalità reciproca, mettendo il coniuge prima di qualsiasi altra cosa: famiglia d’origine, lavoro, interessi o persino i figli. Come insegna Papa Francesco: “Amare significa avere cura e rispettare, costruire legami concreti che resistano anche quando la tempesta tenta di spezzarli”. Solo amando il nostro sposo o la nostra sposa come priorità, tutto il resto troverà il suo giusto ordine.
L’incenso: il sacerdozio del matrimonio
L’incenso è il dono sacerdotale, il simbolo del sacro. Il nostro matrimonio è un sacramento, e dal momento del nostro “sì”, il nostro amore non ci appartiene più solo a noi: diventa di Dio. Come sposi, diventiamo segni vivi del Suo amore. San Giovanni Paolo II, parlando del sacramento del matrimonio, afferma: “Il matrimonio cristiano è un segno dell’amore di Cristo e della Chiesa, amore che trova la sua più alta espressione nel dono totale di sé”. Ogni gesto d’amore, ogni carezza, ogni parola di incoraggiamento diventa un gesto sacro, un atto di Dio che passa attraverso di noi. Anche l’intimità fisica acquisisce un significato liturgico, perché è espressione di un amore che si dona, non che si usa. È per questo che dobbiamo viverla con purezza di cuore e rispetto reciproco.
La mirra: il sacrificio dell’amore
La mirra, forse il dono più difficile da comprendere, simboleggia il sacrificio. Nel donarla, diciamo al nostro sposo o alla nostra sposa che siamo pronti a morire per lui o per lei. Non si tratta solo della morte fisica, ma della morte del nostro egoismo e del nostro orgoglio. La morte di una volontà incentrata su noi stessi per aprirsi al bene dell’altro. San Francesco d’Assisi ci esorta: “È dando che si riceve, è morendo che si risorge a vita eterna”. Allo stesso modo, il matrimonio ci chiama a morire al nostro egocentrismo, per fare spazio all’altro.
Morire al proprio orgoglio significa accettare di non avere sempre ragione e abbattere le barriere che dividono. Il matrimonio non è un luogo di rivendicazioni, ma una comunità d’amore dove si vive la libertà di mostrarsi fragili, sicuri di essere perdonati. Morire alla propria volontà significa accettare che l’altro non sarà mai perfetto secondo i nostri schemi. Come diceva Santa Teresa di Lisieux: “Amare è dare tutto e dare se stessi”. Ho sposato Luisa, che è meravigliosa proprio perché diversa da me, perché libera di essere se stessa. Il mio compito è amarla nella sua unicità, non cercando di cambiarla, ma accogliendola come dono prezioso di Dio.
Alla luce dei doni dei Magi, possiamo vedere che il matrimonio è una chiamata alta e sacra: è regalità, sacerdozio e sacrificio, tutto intrecciato nell’amore che riflette quello di Dio. Come Maria e Giuseppe hanno accolto i doni dei Magi, così anche noi siamo chiamati a vivere il nostro matrimonio come un dono prezioso, offerto a Dio e custodito nella grazia del sacramento.
Antonio e Luisa
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Grazie per il Bene tra Voi e il Bene che ogni giorno spargete nel mondo.
Il Signore benedica il Vostro meraviglioso Amore e tutti i suoi Frutti!
Felice Epifania!
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