La televisione è tra gli elettrodomestici più diffusi, ovunque. C’è chi ne guarda pochissima e chi la tiene sempre accesa, come se il rumore di sottofondo potesse lenire la solitudine o tappare i buchi del vuoto esistenziale. La tv è un’arma, lo sappiamo: può veicolare il bene oppure il male.
Nel tourbillon mediatico che troppe volte strizza l’occhio a violenza e volgarità, grazie a Dio esiste un canale che fa ancora la differenza e nel cui palinsesto una trasmissione, in particolare, è una boccata d’aria fresca. Sto parlando di “Finalmente domenica”, il programma pomeridiano di TV2000 condotto da Lucia Ascione. Capelli biondi e sguardo penetrante, abbiamo imparato tutti a conoscerla e a volerle bene attraverso lo schermo; con il suo piglio mescolato a una sensibilità non comune, racconta fatti e testimonianze di luce e di speranza. Conduttrice luminosa di nome e di fatto.
Fare una televisione così è una missione e una responsabilità; finché si guarda solo il buio, ci sembrerà sempre notte. Ma se qualcuno ci aiuta a scoprire, o riscoprire, il bello allora saremo spronati a non arrenderci e a ringraziare Dio. Di bene, nel mondo, c’è n’è – e tanto – però resta spesso nascosto. Questo è un messaggio molto importante da trasmettere ai più piccoli e ai più giovani, che rischiano di essere risucchiati da una comunicazione traviata e da influencer dell’orrore.
“Finalmente domenica”, al contrario, è un programma per tutta la famiglia perché affronta temi e argomenti importanti per tutte le fasce d’età e dei quali, terminato il programma, si può parlare in coppia e con i figli, approfondendo i contenuti e facilitando l’apertura per un dialogo sereno. “Finalmente domenica” non cerca lo scoop a tutti i costi né accaparrarsi l’esclusiva del vip del momento ma condividere esperienze di fede, conversione, resurrezione che toccano ciascuno, personaggi famosi e persone comuni. È un programma seguitissimo e che funziona perché autentico, tv della porta accanto ancora in grado di lasciarti qualcosa dentro dopo averla guardata.
Finalmente è un avverbio che, in italiano, ha un connotato di positività, allegrezza, gioia: «finalmente ci vediamo», «finalmente mi sono laureato/a», «finalmente andiamo in vacanza» ecc… Finalmente è una fine ma anche un inizio di qualcosa di bello, di qualcosa di nuovo.
Qualcosa di nuovo che è effettivamente andato in onda domenica 2 febbraio, Giornata della vita consacrata e 47esima Giornata nazionale della Vita; la trasmissione, infatti, ha raccontato una storia vera di speranza oltre la morte prenatale. Già contenuta nel libro “Se il Chicco di frumento”, è la testimonianza di una coppia di sposi che, dopo aver aspettato per anni un bimbo che non arrivava, lo ha visto andare in Cielo ancora prima che nascesse. Volutamente con la “C” maiuscola, Chicco è figlio di una mamma e di un papà ma, prim’ancora, è figlio di Dio. Come tutti i bambini non nati. Una storia come migliaia, tante come gli aborti spontanei che in tutto il mondo gettano nello sconforto umano più totale.
Ed è qui che interviene l’Onnipotente: basta dirGli un piccolo sì, affidandosi totalmente, che i miracoli avvengono. Non tanto e non solo quelli che possono vantare un documento ufficiale ma quelli quotidiani, veri, possibili. Miracoli di rinascita e resurrezione, miracoli di gioia e di speranza. Gesù ce lo ha detto: “Se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: «Spòstati da qui a là», ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Mt 17, 20).
La speranza, tema del Giubileo di quest’anno, non dev’essere solo un bello slogan ma un programma di vita. Della nostra vita. Non solamente perché “la speranza non delude” (Rm 5, 5) ma perché dobbiamo essere “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). E come si fa a sperare davanti alla morte di un figlio, atteso e desiderato come non mai, che nemmeno vede la luce di questo mondo? Dal lato umano è talmente difficile da risultare quasi impensabile; ma sappiamo che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37). Perché la speranza cristiana non è l’attesa passiva che un generico qualcuno faccia qualcosa ma la certezza che Qualcuno – con la q maiuscola, molto maiuscola! – già stia facendo e sempre faccia per il nostro Bene, nel tempo di questa vita e in quello dell’Altra. La speranza cristiana è il compimento delle promesse di Dio nonché virtù teologale che è Suo ritratto e Sua firma.
Le ferite dell’esistenza, allora, non saranno più una pozzanghera di dolore ma un potenziale di Grazia, in cui Gesù e Maria ci aspettano a braccia aperte. Ve lo garantiamo noi, che siamo i genitori di Chicco. Perché per lui, come per tutti i bambini non nati, valgono queste parole: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24).
Fabrizia Perrachon con il marito Dario
P.S.: per chi desidera, è possibile rivedere la puntata a questo link
Ne approfittiamo per rivolgere a Lucia, Giuseppe, Milly e a tutto lo staff di “Finalmente domenica” il nostro grazie più grande e sincero; sia per averci ospitati con professionalità ed empatia straordinarie ma soprattutto per aver accolto il messaggio del Chicco, che lega indissolubilmente Cielo e terra nell’abbraccio eterno del Padre.