Perché la canzone di Simone Cristicchi sta riscuotendo tanto successo e toccando trasversalmente il cuore di tutti, giovani e anziani, uomini e donne? Certo, lui è un poeta nel vero senso della parola, un uomo con una profondità interiore straordinaria che riesce a esprimere attraverso la sua arte. Non ha una voce perfetta, ma comunica con le parole emozioni autentiche, e forse questo è ancora più importante. Ci fa sentire fratelli tutti! Ma in questo caso c’è di più. Simone ha toccato una corda fondamentale della nostra umanità: ha risvegliato quella nostalgia di un amore autentico che tutti portiamo dentro.
Probabilmente non lo avete mai notato. Il quarto comandamento del Decalogo non è posizionato a caso. C’è una motivazione precisa, e comprenderla è fondamentale per la nostra vita, per il nostro matrimonio e per i nostri figli.
I dieci comandamenti si dividono in due parti: i primi tre riguardano la nostra relazione con Dio, mentre i successivi sette concernono i rapporti con le altre persone. Relazione verticale con Dio e orizzontale con i fratelli: come una croce. Il quarto comandamento, “Onora il padre e la madre”, non è solo il primo della seconda parte, ma è il trait d’union tra le due sezioni. Esso rappresenta, come in una croce, il punto di incontro tra la trave orizzontale e il palo verticale.
Perché onorare il padre e la madre viene prima di “Non uccidere”? Non è scontato. Non rispettare i genitori è un comportamento indegno, ma uccidere una persona è enormemente più grave. Eppure, il motivo di questa scelta è chiaro: è fondamentale riconoscerci figli per poter poi accogliere tutti gli altri comandamenti e relazionarci in modo positivo e amorevole con il nostro prossimo.
Riconoscerci figli di Dio e dei nostri genitori. Riconoscerci parte di una storia che ci precede. Anselm Grün dice che chi disonora il padre e la madre sta disonorando anche se stesso, perché rinnega le proprie radici. Siamo venuti al mondo perché due persone si sono amate, e noi siamo frutto di quell’amore. Non siamo qui per caso. Siamo stati voluti e siamo tuttora amati profondamente.
Come canta Cristicchi in “Quando sarai piccola”: “Quando sarai piccola, io sarò con te, quando il tuo passo stanco tremerà vicino a me, quando sarai piccola, e il mondo andrà più in fretta, non preoccuparti, io rallenterò.“
Queste parole raccontano una verità profonda: l’amore che ci ha generati non ci abbandona. Ci ha sostenuto nella nostra fragilità di bambini e, con il tempo, sono i nostri genitori a diventare fragili, affinché possiamo prenderci cura di loro. Un cerchio che insegna a donare e ad accogliere, a essere forti per sostenere e deboli per avere bisogno degli altri.
Papa Francesco, parlando dei nonni, ci ricorda che “un popolo che non custodisce i nonni e non tratta bene i nonni, è un popolo che non ha futuro“. Onorare il padre e la madre non è solo una questione di rispetto, ma il fondamento della continuità della nostra storia e identità.
Il quarto comandamento ci dice che la nostra vita è un dono d’amore. Chi si comporta male, spesso, ha alle spalle grandi sofferenze dovute proprio alla mancanza di questa consapevolezza. Non sa di essere amato. Franco Nembrini racconta di un confronto con alcuni studenti quindicenni. Chiese loro quale fosse il senso della vita. Uno rispose: “Non c’è un senso. Sono al mondo per una scopata.” Nembrini rimase spiazzato e amareggiato, pensando al dolore che quel giovane doveva avere dentro di sé.
Riconoscersi dentro una storia d’amore è il primo passo per amare se stessi e poter amare gli altri. Per questo fare esperienza di Dio e permetterGli di entrare nella nostra vita cambia tutto. Sentirci amati e perdonati è l’unico modo per accogliere il Decalogo non come una lista di divieti, ma come un dono che Dio ci fa per vivere da amati e da amanti, da persone che sanno donarsi senza usare l’altro. Sentirci amati ci fa vivere da persone felici, perché l’amore è la sola cosa che davvero desideriamo.
Ancora Cristicchi ci offre un’immagine potente dell’amore che ci lega ai nostri genitori e ai nostri figli: “E quando sarai piccola e il tempo sembrerà svanire, negli occhi miei ti specchierai, e ti accarezzerò.“
Questo amore che ci tiene uniti, che ci accompagna lungo il cammino della vita, è la più grande testimonianza di chi siamo: figli amati, chiamati ad amare. Onorare il padre e la madre non è solo un comandamento, ma la chiave per comprendere la nostra esistenza, il ponte che ci collega a Dio e agli altri, la radice che ci permette di crescere e di dare frutti d’amore.
Antonio e Luisa
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