Le Chiavi di Casa

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8,22-26) In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Questo è il brano di Vangelo che sentiremo nella Santa Messa di domani, ed è abbastanza significativo che episodi come questo vengano proposti nel tempo che precede la Quaresima, sembra già anticiparne qualche tematica, quasi fosse una pennellata veloce che preannuncia il vero dipinto.

In questo brano vi si possono scorgere diversi temi: la cecità fisica simbolo di un’altra cecità ben più importante, l’imposizione delle mani di Gesù, la discrezione del miracolo compiuto fuori del villaggio, e l’insistenza dei discepoli affinchè Gesù tocchi questo cieco.

La nostra riflessione riguarderà questo “tocco” di Gesù. Si può notare come anche in questo miracolo ci sia bisogno del tocco di Gesù. Certamente Gesù, in quanto Dio, non necessita di gesti esterni ed umani, ma in quanto uomo ha voluto che fosse così.

Se qualcuno non fosse ancora convinto, sappia che il cristianesimo è carne vissuta, non c’è niente di irreale, di fantastico, niente spiritualismi, nulla che non abbia a che fare con la carne viva. E tutto ciò da quando Dio si è fatto carne, poteva sicuramente decidere diversamente, ma ha deciso di farsi uomo, e continua a voler passare dall’uomo per manifestarsi.

Infatti si è legato indissolubilmente alla Sua sposa, la Chiesa, ed ha deciso di rendersi presente attraverso di essa, ovvero di santificarci con i sacramenti.

Ogni sacramento è azione dello Spirito Santo, il quale rende presente Cristo, ma per farlo si serve sia della forma quanto della materia, ovvero di parole pronunciate dal ministro che vengono incarnate in un gesto ed in un elemento materiale (acqua, olio…). Non solo la forma e non solo la materia, e l’una e l’altra insieme.

Nel Sacramento del Matrimonio la forma è il consenso espresso dagli sposi mentre la materia sono le persone stesse degli sposi, uno con la mascolinità e l’altra con la femminilità.

Incontriamo molti sposi che si sentono in crisi, non si sentono così uniti in comunione di amore e di cuori… gratta gratta scopri che hanno una pessima relazione col proprio corpo, ovvero con quella materia attraverso la quale lo Spirito Santo agisce nel Sacramento. Come sopra abbiamo ricordato non ci deve essere solo la forma o solo la materia, e l’una e l’altra; quindi non basta il consenso dato chissà quanti anni fa, bisogna che la materia faccia la sua parte.

Cari sposi, il nostro non è un sacramento per quelli che abitano sulle nuvole, il nostro è un sacramento che è ben radicato in terra, radicato nella mascolinità e nella femminilità. Anche noi possiamo guarire la cecità del nostro coniuge, e per farlo dobbiamo condurlo fuori dal villaggio, lontano da sguardi indiscreti, vale a dire nell’intimità del nostro NOI, della nostra relazione d’amore.

Lasciamo che Cristo abiti nei nostri corpi, noi siamo casa Sua ma dobbiamo darGli le chiavi altrimenti come fa ad agire?

Giorgio e Valentina.

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