Celebrare la Diversità: il Ruolo delle Donne

Donna e Maternità: Un Dono da Accogliere e Vivere

Dire “mamma” o “donna” è, in un certo senso, la stessa cosa. Ogni donna porta dentro di sé una vocazione materna, indipendentemente dal fatto che abbia figli biologici. Essere madri è molto più di un fatto biologico: è un modo di essere, un atteggiamento del cuore. Santa Teresa di Calcutta, che di figli biologici non ne ha avuti, ha espresso questa verità con la sua vita: “Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore”. L’amore materno non si misura con il numero di figli, ma con la capacità di accogliere, custodire, generare vita attorno a sé.

Viviamo in una società liquida, come direbbe Zygmunt Bauman, che cerca di eliminare le differenze tra uomo e donna. Si diffonde l’idea che amare sia uguale per tutti, che uomini e donne abbiano la stessa sensibilità, gli stessi desideri, lo stesso modo di vivere la sessualità. Ma non è così. “La differenza non è un problema, ma un dono,” diceva Edith Stein, filosofa e santa. “La donna ha un’intuizione particolare, un modo unico di entrare in relazione con il mondo.” Questa differenza è essenziale: è nella diversità che nasce l’attrazione, il completamento reciproco tra uomo e donna.

Maternità e Differenza Femminile

E le donne che non possono avere figli? E le suore? Sono meno donne? No, perché la maternità non si riduce alla biologia. Madre Teresa non ha partorito, ma è stata madre per migliaia di persone. La Vergine Maria non è diventata madre il giorno dell’Annunciazione, ma lo era già nel suo cuore, nella sua capacità di accogliere e donarsi. L’essere madre è una vocazione spirituale, una disposizione interiore che si esprime nell’amore gratuito e nell’accoglienza dell’altro.

Il nostro stesso corpo ci parla di questa vocazione all’accoglienza. Il DNA femminile è differente da quello maschile, e non avere il cromosoma Y fa una grande differenza. Il nostro corpo è fatto per accogliere: nell’atto d’amore, la donna accoglie dentro di sé l’uomo, nel grembo accoglie la vita. Questo comporta un coinvolgimento più profondo, non solo fisico, ma anche emotivo e spirituale.

Giovanni Paolo I definì Dio come “padre e madre”. La Bibbia usa un termine particolare per descrivere la misericordia di Dio: in ebraico, “misericordioso” si dice rahum, che deriva da rehem, ovvero “grembo materno”. La donna porta in sé questa caratteristica divina: la capacità di accogliere, proteggere e generare. Non solo figli, ma anche speranza, fiducia, amore.

La Donna nella Società e nel Lavoro

Il dibattito sulla donna divisa tra carriera e famiglia è sterile se non si parte dal riconoscimento della sua autentica vocazione. Non si tratta di scegliere tra essere madre o professionista, ma di essere pienamente donna ovunque ci si trovi. Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana nello spazio, ha affrontato critiche per essere partita per una missione lasciando i figli a casa. Ma una madre è tale ovunque sia, se vive la sua maternità con consapevolezza. Non è il ruolo sociale a definire la donna, ma il modo in cui esprime la propria femminilità.

Le aziende che penalizzano la maternità non solo danneggiano le donne, ma privano la società di un contributo essenziale. Studi dimostrano che le aziende che valorizzano il talento femminile, anche in ruoli dirigenziali, ottengono migliori risultati economici e una maggiore capacità di innovazione. Come scriveva San Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem: “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità, arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.”

Essere donna significa portare nel mondo una bellezza unica, una capacità di amare che rispecchia quella di Dio. E per questo, con tutto il cuore, possiamo dire: Grazie a te, donna!

Antonio e Luisa

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