Cari sposi, stiamo addentrandoci sempre più in questa Quaresima 2025 e sicuramente state sperimentando nuovi soffi dello Spirito, sfide diverse rispetto a un anno fa, situazioni distinte in cui il Signore vi chiama a crescere e a purificarvi.
La Liturgia è assai ricca e densa di stimoli. Anzitutto lo vediamo a partire dalla Prima Lettura, un testo che ci offre uno spaccato della vita di Abramo di un’attualità direi commovente. Abramo è molto anziano e, nonostante quella promessa di discendenza, avuta dai Tre personaggi misteriosi in un afoso pomeriggio d’estate, nulla di nuovo sta accadendo. Abramo si ritrova così, nel cuore della notte, solo con i suoi pensieri, afflitto dal rimorso di aver fallito come marito e padre mancato. Dio non lo lascia mai solo ma lo conduce fuori dalla tenda ed ecco che una volta illuminata da migliaia di stelle lo avvolge da ogni lato. Che spettacolo! Credo che nessun luogo italiano potrebbe eguagliare quella vista di cielo terso, senza un briciolo di contaminazione. Così Abramo fa l’esperienza piena del “desiderio”, della capacità di guardare al Cielo come tensione verso Dio. Dante lo disse in un altro modo: “E quindi uscimmo a riveder le stelle.” (Inf. XXXIV, 139) cioè, dopo il viaggio nelle tenebre infernali, Dante e Virgilio finalmente rivedono il cielo stellato, simbolo della liberazione e della possibilità di redenzione.
Il Signore lo sta purificando proprio nella sua concezione di famiglia, frutto della mentalità del suo mondo, cioè un clan serrato, che costituiva l’onore e il vanto di ogni uomo e che garantiva la possibilità di prolungare la propria esistenza nei discendenti.
Abramo rappresenta ogni genitore, ogni coniuge che è chiamato a sollevare continuamente lo sguardo all’Alto, verso Dio come il compimento ultimo del proprio destino e della propria missione sponsale e genitoriale e a distogliere in cambio lo sguardo dal basso, ossia da ogni tentazione possessiva e idolatrica nei confronti della propria famiglia, figli o beni.
La seconda lettura è un rincaro di dose, tant’è che essa normalmente viene utilizzata nel tempo di Pasqua. È come se già, in piena Quaresima, avessimo un guizzo di luce della Risurrezione. Anche Paolo ci dice di guardare in Alto, al Cielo come la vera casa, la vera famiglia a cui tendere e ci ricorda che ciò che dobbiamo cambiare non sono le cose che facciamo ma lo sguardo, l’atteggiamento più profondo con cui le vediamo.
E infine, il Vangelo è il suggello finale di ogni lettura. Gesù ha un gesto di tenerezza verso Pietro, Giacomo e Giovanni. Vuole condividere con loro qualcosa di molto intimo e personale, nientemeno che il proprio dialogo con il Padre nello Spirito e la Sua vera identità di Figlio di Dio. Ma che fanno questi tre? Si mettono a dormire, simbolo della loro mentalità pur sempre umana, terra-terra, mondana.
Traducendo tutto ciò in linguaggio sponsale, si comprende che la Trasfigurazione è una chiamata che anche la coppia riceve nel sacramento del matrimonio. Ogni vocazione matrimoniale significa che Gesù vi prende per mano in coppia e vi porta sul monte per farvi sperimentare un’altra qualità di Amore, per arricchirvi di una relazione non più solo umana ma divina.
Lo dicono i vescovi italiani molto bene: «per la grazia dello Spirito Santo, la coppia e la famiglia cristiana diventano “Chiesa domestica”, in quanto il vincolo d’amore coniugale tra l’uomo e la donna viene assunto e trasfigurato dal Signore in immagine viva della comunione perfettissima che tra loro lega, nella forza dello Spirito, Cristo capo alla Chiesa suo corpo e sua sposa. In tal modo la coppia e la famiglia cristiana sono rese partecipi dell’amore di Cristo per la Chiesa secondo un modo e un contenuto caratteristico, cioè nella “comunione” dei membri che le compongono e con la realtà dell’“amore” coniugale e familiare» (CEI, Comunione e comunità nella chiesa domestica, 7).
Ogni coppia è chiamata alla Trasfigurazione, cioè a una trasformazione vera della propria capacità di amare che solo Cristo può donare. Ma, come per Gesù, la Trasfigurazione è l’esito finale dopo la Passione e Morte, anche per la coppia il cammino non può che passare da lì, non può esimersi dal dover continuamente attraversare crisi e sofferenze. Non sorprende che Papa Francesco in Amoris laetitia parli proprio di “trasfigurazione” dopo aver citato la crisi: «in fondo (gli sposi) riconoscono che ogni crisi è come un nuovo “sì” che rende possibile che l’amore rinasca rafforzato, trasfigurato, maturato, illuminato» (Amoris laetitia 238).
Il mio augurio e desiderio che oggi vi riconosciate anche voi in quegli apostoli e vi vediate come due semplici discepoli in cammino, chiamati e convocati da Cristo a fare la medesima esperienza che in definitiva porta al Cielo, ad entrare in coppia nella Vera Casa.
ANTONIO E LUISA
Come può una coppia vivere la trasfigurazione nella vita quotidiana? Nei nostri ventitré anni di matrimonio posso testimoniare che guardo Luisa con uno sguardo davvero diverso, unico. Sono certo di scorgere in lei una bellezza che soltanto io posso vedere, e credo profondamente che questo sia vero per tutte le coppie che vivono pienamente il matrimonio.
Nella nostra esperienza, abbiamo capito che la trasfigurazione quotidiana passa attraverso alcuni elementi essenziali: innanzitutto la preghiera condivisa, che ci permette di guardare insieme nella stessa direzione, verso Cristo; il perdono quotidiano, capace di rinnovare ogni giorno la nostra relazione; l’amore nutrito da piccoli gesti quotidiani di tenerezza, cura e servizio reciproco; l’affrontare insieme le difficoltà della vita, che anziché separarci ci hanno resi più uniti e solidali; e infine, senza mai trascurarla, l’intimità fisica che è espressione concreta e profonda della comunione dei nostri cuori.