O Dio, che hai ordinato la penitenza del corpo come medicina dell’anima, fa’ che ci asteniamo da ogni peccato per avere la forza di osservare i comandamenti del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Questa è la preghiera di colletta della Santa Messa di ieri, che può sembrare una semplice richiesta di aiuto al Signore per affrontare la grande penitenza quaresimale. Ed in effetti questa preghiera porta con sè anche questo elemento, ma ce n’è un altro che, a ben vedere, sottindende all’austera pratica penitenziale. Ma prima di adddentrarci in esso, ci pare doveroso evidenziare ciò che la Chiesa ci indica attraverso le parole di questa preghiera.
Ultimamente, sui social, circolano numerosi messaggi d’inizio Quaresima che invitano a praticare il “vero digiuno gradito al Signore”, corredati da un lungo elenco di azioni possibili. Non vogliamo avviare polemiche su questi messaggi, poiché non contengono errori in sé. Desideriamo però evidenziare che molti dei gesti proposti, pur essendo lodevoli, sono la conseguenza di altri gesti che li precedono.
Di quali gesti si tratta? Digiuno, preghiera e carità. La carità descritta in quegli elenchi dovrebbe manifestarsi esteriormente come frutto di un sincero cambiamento interiore, reso possibile proprio dal digiuno e dalla preghiera. In assenza di questa trasformazione, si corre il rischio che tali opere restino soltanto un esercizio di filantropia fine a sé stesso o, peggio, un mezzo per dare ulteriore nutrimento all’ego, gonfiandolo di vanagloria nel vanto di simili azioni.
Qual è dunque la strada giusta? Quella proposta dalla preghiera di colletta di cui sopra. Nella sequenza ci sono: la penitenza del corpo, la medicina dell’anima, l’astinenza da ogni peccato, la forza per osservare i comandamenti dell’amore.
Quando la osservi scritta, sembra soltanto una semplice sequenza; quando invece la vivi, diventa un meraviglioso intreccio tra corpo e anima. Per comprenderlo meglio, occorre ripercorrere questa sequenza a ritroso. Proviamoci insieme.
Come facciamo ad avere la forza di osservare i comandamenti del Suo amore? Astenendoci dai peccati. Come facciamo ad astenerci da essi? Dobbiamo guarire l’anima. Con quale medicinan? Con la penitenza del corpo.
Cari sposi, chi meglio degli sposi potrebbe essere la “pubblicità vivente” dei comandamenti del Suo amore? Nessuno. Siamo noi sposi. E per vivere al meglio tale amore, la preghiera di colletta sopra citata ci dà delle indicazioni molto precise.
La bellezza e la forza della Quaresima risiedono anche nel ricordarci quel meraviglioso intreccio in cui le azioni del corpo trasformano l’anima, e quest’anima rinnovata si esprime a sua volta attraverso nuovi gesti corporei, pieni di un Amore nuovo. La preghiera è il collante di questo intreccio, poiché coinvolge insieme corpo e anima: a volte sono le ginocchia a costringere l’anima a inginocchiarsi, altre volte è l’anima che trasfigura il corpo.
Coraggio sposi, abbiamo ancora un po’ di strada quaresimale.
Giorgio e Valentina