San Giuseppe: Un Modello di Stabilità e Amore

Oggi è una festa particolarmente bella, quella di san Giuseppe, il padre putativo di Gesù e conseguentemente di tutti i papà: è una ricorrenza che mi riporta alla mente tutti i regalini fatti a scuola, le poesie recitate dalle figlie in questo giorno, quando erano più piccole e i ricordi con il mio babbo andato in cielo ormai venticinque anni fa. Su san Giuseppe hanno scritto libri su libri, ma vorrei oggi brevemente soffermarmi su alcune sue caratteristiche che si agganciano particolarmente alla mia vita in questo momento. In un tempo in cui tutto sembra fluido, precario, e provvisorio, Giuseppe ci insegna il valore della stabilità, della fedeltà quotidiana, dell’esserci senza clamore, senza bisogno di apparire: egli non ha compiuto gesti spettacolari, non ha pronunciato nemmeno una parola, ha semplicemente scelto di restare e obbedire.

Quando Maria, sua promessa sposa, si ritrova incinta per opera dello Spirito Santo, Giuseppe prova il dolore del tradimento: aveva un progetto originario per la sua vita, era giovane (il matrimonio a quei tempi era fortemente consigliato sotto i ventiquattro anni), era innamorato di Maria. Così si trova davanti a un bivio esistenziale e secondo la legge, avrebbe potuto farla lapidare: ancora prima di conoscere la verità, decide di ripudiarla in segreto, senza accusarla pubblicamente e senza vendicarsi. Forse proprio per questo suo atteggiamento, Dio invia l’angelo a svelargli il mistero nascosto; l’amore autentico non cerca scappatoie e Giuseppe, sceglie di restarle accanto, obbedendo al messaggero e, rimanendo, diventa custode dell’Emmanuele, del Dio con noi. Io avevo un progetto, una famiglia con tanti figli, ma a un certo punto della mia vita è stato interrotto e anch’io ho dovuto scegliere se restare fedele alla promessa e allo Spirito Santo che parlava al mio cuore, oppure prendere altre strade, sicuramente più facili.

Anche dopo la nascita di Gesù, Giuseppe continua a restare, nella povertà della grotta, nella fuga in Egitto, nella quotidianità silenziosa di Nazaret: non ci viene raccontato nulla di eroico, nulla di eclatante, lavora, protegge, accompagna, guida, semplicemente rimane fedele alla sua missione. Neanche quando Gesù rimane da solo per tre giorni e i suoi genitori lo ritrovano nel tempio, Giuseppe apre bocca, è solo Maria che esprime la sofferenza di entrambi: io, come minimo, avrei detto qualcosa del tipo “Dopo a casa facciamo i conti!”.

Ciò che rende ancora più grande la sua fedeltà è il fatto che, a differenza di Maria, non era stato preservato dal peccato originale, egli ha vissuto nella fragilità umana, con le paure, i dubbi e le difficoltà che ciascuno di noi sperimenta. Eppure, proprio nella sua umanità limitata, ha saputo affidarsi completamente a Dio, lasciandosi guidare dalla Sua volontà, anche lui ha detto il suo “Si”.

In una società in cui molti fuggono di fronte alle difficoltà, abbandonano relazioni al primo ostacolo, Giuseppe ci mostra la bellezza della sua virilità e la forza del rimanere: restare nel matrimonio, restare nella paternità, restare nella missione che Dio ci affida.

La fedeltà non è staticità, ma una scelta continua, un atto d’amore che si rinnova ogni giorno; restare non significa subire, ma abbracciare con amore e responsabilità la vita che ci è affidata. Così Giuseppe ha amato Maria, così ha amato Gesù, così ci insegna ad amare.

La Fraternità Sposi per Sempre è stata costituita sotto il patrocinio di san Giuseppe: era stato proposto anche san Giovanni Battista che ha perso la vita per difendere il matrimonio, dicendo a Erode che non era lecito che tenesse con sé la moglie del fratello, ma san Giuseppe è lo sposo fedele, quindi più calato nella vita, nella nostra scelta, nella fedeltà nonostante tutto.

I separati fedeli sono chiamati a testimoniare con la vita questa fedeltà a Gesù, nel silenzio, senza tanto sbraitare, controbattere, nella semplicità, questo silenzio che dice tutto e che san Giuseppe proprio rappresenta.

San Giuseppe è stato il custode nell’amore di Gesù, nella sua solitudine di fede, perché è vissuto accanto a Lui sapendo che non l’ha generato, con dubbi, domande, e paure. Secondo la tradizione ebraica il figlio rimaneva con la madre fino a tre anni, dopodiché spettava al padre l’educazione morale e religiosa: Giuseppe ha insegnato a Gesù le preghiere, raccontato tutto ciò che Dio aveva fatto per il suo popolo, Gli hai mostrato come ogni gesto, ogni usanza, aveva un significato sacro.

Qui avviene il compimento della sua paternità, basata su un comportamento e un’educazione pieni di amore. Anch’io, per la mia parte, mi sento custode delle figlie, non potrò farlo ancora per tanto tempo, poiché quella più grande sta finendo le scuole superiori, però fino a quando riesco, non voglio perdere l’occasione di educarle con tenerezza, cercando d’imitare questo grande santo. Rispetto alla solitudine poi, per me riguarda non solo quella di non avere un coniuge accanto, ma anche quella di non essere compreso, a volte anche da tanti cristiani.

San Giuseppe è chiamato anche sposo castissimo, non solo nell’aspetto affettivo, ma per la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso: la felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma di un cuore che si dona, un dono autentico (è una maturazione che supera il sacrificio).

D’altra parte Giuseppe rimane in ombra proprio perché lui è soltanto il riflesso del Padre celeste, non poteva occupare troppo spazio nelle scritture, altrimenti avremmo potuto confonderci su Chi avere come nostro riferimento; tuttavia è bello pensare che tutte le volte in cui Gesù ci parla di suo padre Dio, quello che dice è anche frutto dell’esempio e della relazione avuta con Giuseppe. Anche i separati fedeli dovrebbero essere l’ombra che mette in risalto la luce di cosa sono le nozze. San Giuseppe è un modello assoluto per ogni uomo, compresi sacerdoti e religiosi, ma anche per le donne è un soccorritore come nessun altro: infatti, si dice che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna, ed è vero, ma io aggiungerei che dietro ogni grande donna c’è stato un grande padre!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

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