Quanta fretta, ma dove corri? Dove vai?

Questi interrogativi sono l’incipit di una famosissima canzone italiana di Edoardo Bennato del 1977, conosciuta e ricordata ancora oggi, anche dai più giovani; ritmo incalzante e testo azzeccato sono state il suo successo. Penso che la musica aiuti parecchio a far riflettere e, se lo facciamo attraverso questa coppia di domande, realizziamo che in effetti siamo tutti, inesorabilmente e disperatamente, di fretta. Sempre, ovunque e comunque. Da quando ci alziamo dal letto a quando ci corichiamo, magari anche oltre, scollando compulsivamente pagine e profili sui social. Abbiamo sempre fretta, andiamo sempre di fretta, rispondiamo sempre di fretta.

Anche i rapporti sono ormai dominati dalla velocità, il nuovo metro di paragone per l’efficienza e l’efficacia, a ogni livello e in ogni contesto. Bisogna reagire subito, altrimenti significa che non siamo abbastanza sul pezzo. Bisogna dare subito un feedback, altrimenti ci sarà chi risponderà prima di noi. Dobbiamo agire subito altrimenti c’è chi lo farà al nostro posto. Le conseguenze? Bruciare le tappe. L’età di pensare, conoscere, dire e fare qualsiasi cosa si sta drasticamente abbassando. Ma tutta questa voracità temporale, tutto questo correre, tutta questa rapidità, sarà sempre un bene? Porterà sempre il bene? Ci farà sempre del bene?

Pensiamo alle relazioni sentimentali e a quanti problemi scaturiscano dalla fretta. Per fretta si risponde subito, anche quando si è arrabbiati, scrivendo o dicendo ciò che magari non si pensa. E si fanno danni. Non si ha tempo da dedicare all’altro, ci sono troppe cose da fare e si va sempre di fretta. E si fanno danni. O non ci si sposa proprio o lo si fa troppo presto, prima di conoscersi a fondo. E si fanno danni. Alle prime divergenze ci si separa, si ha la fretta di rifarsi una vita. E si fanno danni.

Sinonimo di fretta è impazienza, che è il contrario di pazienza. Già, la cosiddetta “virtù dei forti”. E noi, uomini e donne di oggi, lo siamo ancora? Siamo ancora pazienti? Siamo ancora forti? O il “tutto e subito” ha travolto anche noi, che volevamo fare i duri (parafrasando l’espressione di un’attuale canzone)? Siamo diventati sterilmente selettivi, passiamo sempre di premura in premura ma, molto spesso, solo per ciò che alla fine ci piace, porta un soddisfacimento immeditato o ci procura un vantaggio economico. Si ha tempo per tante cose ma per Dio no. Invece che al primo, è ahimè messo all’ultimo posto; e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

L’unica urgenza che davvero avrebbe la priorità è posta in fondo alla lista dei to do. Eppure, sempre un’altra canzone – la colonna sonora del film spagnolo su Carlo Acutis – ce lo ricorda chiaramente: “El Cielo no puede esperar”. Ecco la santa fretta che dovrebbe contraddistinguerci!  La stessa che ha avuto il discepolo amato, che ha corso talmente veloce, dopo l’annuncio della resurrezione, da arrivare al sepolcro vuoto prima di Pietro. O la fretta di Bernadette, che ha corso dalla Grotta alla casa del parroco pur di portare l’annuncio di Aquerò, come la veggente affettuosamente chiamava Maria.

Il 25 marzo, giorno in cui la Chiesa celebra la Solennità dell’Annunciazione, si ricorda anche una delle apparizioni chiave di Lourdes quando finalmente (siamo nel 1858) Maria Santissima svelò chi fosse: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Bernadette, che non conosceva il significato di quelle parole, corse a più non posso da Massabielle alla canonica di Peyramal, ripentendo in continuazione ciò che le aveva detto la Bella Signora, pur di non dimenticarselo.

Quando provo a immaginarmi la scena, mi sembra di vedere gli abitanti di Lourdes che, vedendola così affannata, magari le avranno detto: Quanta fretta, ma dove corri? Dove vai?. Bernadette compie la sua missione, arriva dal parroco, riporta quanto udito, poi tace. Peyramal, fino a quel momento incredulo, resta ammutolito. Crolla. Crede. E diventa strenuo difensore delle apparizioni e della veggente.

Santa fretta di Giovanni e di Bernadette, che ha cambiato il mondo! Santa fretta che non è rimbalzare da un’urgenza all’altra così, senza senso, ma un correre per il Signore, perché il Cielo non può aspettare, la salvezza non può temporeggiare. Non sappiamo quanto tempo abbiamo ancora davanti ma possediamo la capacità di scegliere cosa fare in questo tempo. Che la Quaresima ci aiuti a mettere le giuste priorità.

Fabrizia Perrachon

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