Quante volte ci siamo sentiti incompresi …

È brutto sentirsi incompresi, vero? L’utilissima enciclopedia online Treccani, definisce l’incomprensione come: “Mancanza di comprensione, incapacità di comprendere i sentimenti, il carattere, o le necessità, le esigenze di un’altra persona o anche di una categoria di persone: ifra coniugiidei genitori verso i figliurtare contro l’idei superioriidi una classe sociale per determinati problemi”.

L’incomprensione non è solo qualcosa che si subisce perché si può anche “agire” sugli altri. Quante volte non ci siamo sentiti capiti ma, anche noi per primi, non abbiamo capito o non abbiamo voluto capire! La vita stessa ce ne dà esperienza. «I miei genitori non mi capiscono», «la mia migliore amica non mi capisce», «il mio collega proprio non mi capisce». Ma anche «mia moglie proprio non la capisco», «ci rinuncio a capire mio marito», «non mi ci metto neanche a capire mia suocera», «chi li ha mai capiti i vicini di casa?».

Un’indagine promossa nel dell’Istituto Demopolis ha evidenziato come il 58% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni non si senta capito dagli adulti. In un sondaggio d’opinione popolare il 91% degli uomini ha dichiarato di non capirci nulla delle donne. Da un’altra statistica è risultato addirittura che il 50% degli italiani non è fedele al coniuge … se non è incomprensione questa … Nel febbraio di due anni fa mi sono chiesta: cosa si nasconde al di là dell’incomprensione? Perché ci sentiamo non capiti? Che cosa – o chi – c’è dietro tutto questo? Così è nato “Capire l’incomprensibile. Quando la fede basta per vedere i miracoli”, il mio nuovo libro edito da Mimep-Docete, in tutte le librerie da lunedì 31 marzo.  

Sono molto affezionata a “Capire l’incomprensibile” perché è il primo libro che ho scritto, anche se è il quarto a essere pubblicato. Lo sappiamo, a volte nella vita le cose o le situazioni prendono l’autostrada, altre un sentiero. L’importante è arrivare alla meta. E “Capire l’incomprensibile” ne è un esempio. Ed esce in un momento particolarmente propizio: mancano poche settimane alla Santa Pasqua, il trionfo della comprensione dell’amore sull’incomprensione dell’odio. Il trionfo della comprensione della vita dell’amore sull’incomprensione della morte. Il trionfo della comprensione del perdono sull’incomprensione del rancore.

Scrivo nell’introduzione: “Analisi dopo analisi, riflessione dopo riflessione, ci accorgeremo insieme che molte volte il Padre non si rende immediatamente riconoscibile – quasi come si volesse nascondere – per spingerci a guardare più a fondo, a intravedere e poi scoprire la santità non con gli occhi umani ma con quelli dell’anima. Nel corso dei secoli, infatti, ciò che è potuto sembrare stranezza, diversità, insignificanza – se non quando addirittura follia – in realtà non è stato altro che un piano di Dio. Se non capisco qualcosa – o qualcuno – inizialmente provo disagio o paura, poi me ne allontano, arrivando fino alla condanna, alla negazione; il meccanismo difensivo che scatta dentro ciascuno di noi è proprio questo, riassunto in poche ma efficaci sequenze; ebbene, questo insieme di pregiudizi e condanne è proprio quanto hanno vissuto i personaggi di cui leggeremo nelle prossime pagine, scoprendo come il disprezzo umano è, in realtà, uno degli ingredienti del percorso per elevarsi da questo mondo al Cielo.

Qualche pagina più avanti affermo: “’L’incomprensione è una caratteristica umana universale, presente in tutte le società e in tutti i tempi, in tutte le situazioni e a tutti i livelli; ciascuno di noi ne fa esperienza diretta più volte nel corso dell’esistenza, fin dai primi giorni di vita. […] In lingua italiana questo termine è il contrario di comprensione che, derivata dal latino, significa innanzi tutto “capire” ma non solo: vedremo nei capitoli successivi che comprendere significa anche tante altre cose e comporta sforzi non solamente cognitivi ma anche spirituali, che saranno proprio quelli sui quali cercheremo di riflettere maggiormente. Abbiamo detto, dunque, che l’incomprensione è un deficit ossia una mancanza che, però, sarebbe riduttivo relegare unicamente ad una carenza di comprensione: non capire l’altro significa anche non poterlo o non volerlo ascoltare, far finta di non ascoltarlo o equivocarne il messaggio, per ignoranza o per secondi fini.

Ma cercare di comprendere Gesù e il Suo messaggio, vuol forse dire tentare di uscire dall’empasse dell’incomprensione? Vorrà dire capire l’incomprensibile?

Fabrizia Perrachon

P.S.: “Capire l’incomprensibile. Quando la fede basta per vedere i miracoli”, edito da Mimep-Docete, si trova in tutte le librerie fisiche e online, sul sito della casa editrice e anche su Amazon. Grazie in anticipo a chi lo leggerà, lo regalerà o lo consiglierà. Non solo farai del bene al tuo o ad altri cuori ma mi aiuterai anche a proseguire con le tante attività di testimonianza, sostegno e diffusione della fede e della speranza in tante mamme, papà, coppie, famiglie e giovani.  

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