Negli ultimi capitoli di questo libro dedicato al Cantico dei Cantici, abbiamo scelto di soffermarci sulla tenerezza tra gli sposi, un linguaggio profondo e autentico dell’amore. Ma esiste anche una tenerezza rivolta a Dio: è la preghiera. Un gesto dell’anima, un abbraccio spirituale che unisce cielo e terra, proprio come l’amore coniugale. Clicca qui per leggere quanto già pubblicato. La riflessione come sempre è tratta dal nostro libro Sposi sacerdoti dell’amore (Tau Editrice).
Il terzo poema del Cantico dei Cantici occupa una posizione centrale, non solo nell’indice del libro, ma soprattutto nella dinamica dell’amore umano e spirituale che racconta. È il momento dell’incontro, della tenerezza, dello sguardo che riconosce e accoglie l’altro come dono. È il momento della gioia che nasce dall’unione tra l’uomo e la donna, espressa nel linguaggio degli abbracci, dei baci e dell’amplesso, fino alla comunione dei corpi.
Questo modo di vivere l’amore è profondamente umano e allo stesso tempo spirituale, perché risponde a uno dei bisogni più radicati nel nostro cuore: essere amati per ciò che siamo. Amati fino in fondo. È proprio questa esperienza che ci trasforma. Luigi Maria Epicoco scrive: “L’amore vero non ti lascia com’eri, ma ti trasfigura, ti fa diventare più te stesso di quanto tu abbia mai immaginato.” E il matrimonio, quando è vissuto nella luce di Dio, è esattamente questo: un cammino di trasfigurazione a due, dove l’altro non è un limite, ma un’opportunità di pienezza.
L’unione sponsale: una benedizione a tre
Nel cuore di questa esperienza di comunione non può mancare Colui che è la fonte dell’amore: Gesù. Per noi cristiani, vivere la tenerezza non significa solo vivere la dolcezza dei gesti, ma anche condividere lo spirito della preghiera, perché siamo sposati in tre. Il matrimonio cristiano, infatti, è un’alleanza che coinvolge anche Dio. Non come spettatore, ma come protagonista invisibile e presente.
Quante volte, la sera, quando tutto si fa silenzioso e i bambini dormono, ci siamo ritrovati marito e moglie nella penombra di una stanza, non da soli, ma alla presenza del Signore. In quei momenti, iniziare un dialogo a tre è come spalancare le finestre della nostra intimità sull’eternità. Lodare Dio, ringraziarlo per la giornata, per le gioie condivise, e affidargli le fatiche… tutto questo diventa un gesto d’amore. Un amore che non finisce sulla soglia del corpo, ma che abbraccia anche l’anima.
Epicoco, parlando della preghiera nella vita matrimoniale, scrive: “La preghiera non è un dovere da compiere, ma un respiro da condividere. Pregare insieme è respirare insieme il Cielo.”
La tenerezza della preghiera
Questa preghiera, che non è mai scontata, diventa carezza per l’anima. Un abbraccio che attraversa la fatica, il non detto, persino le ferite della giornata. È bellissimo, ad esempio, chiedere perdono davanti a Dio per le mancanze avute verso il proprio sposo o la propria sposa. Non c’è gesto più umile e al tempo stesso più grande di due sposi che si guardano negli occhi davanti al Signore e si dicono: “Mi dispiace. Ti benedico.”
Anche prima dell’unione fisica, mettersi in preghiera può sembrare controcultura, ma in realtà è un gesto che amplifica la bellezza del dono reciproco. Benedire quel momento significa ricordare che il nostro corpo non è solo carne, ma tempio dello Spirito. E che l’unione sessuale, vissuta nella luce dell’amore, è sacramento vivente.
Don Carlo Rocchetta dice: “Il linguaggio delle carezze è possibile solo se gli sposi imparano a pregare insieme, a benedire Dio e a benedirsi l’un l’altro.” Una carezza, quando è benedetta, diventa sacramento. Non è solo gesto, ma vocazione.
La preghiera degli sposi: una tradizione biblica
Non siamo i primi a pregare insieme prima di unirci. La Bibbia ci offre un esempio stupendo: la preghiera di Tobia e Sara nella prima notte di nozze. Non si abbandonano alla paura, né si lasciano travolgere dal desiderio, ma si affidano a Dio. Un gesto semplice e potente, che eleva l’unione a liturgia dell’amore.
Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza»…
«Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!» (Tb 8,4-8)
Non è una preghiera moralista. È una preghiera d’amore, di quella rettitudine che vuole amare per costruire, non per consumare. Per durare, non per possedere.
La preghiera: sorgente di un amore che dura
Nel cammino matrimoniale, la preghiera è ciò che tiene insieme. È l’unico spazio in cui due persone così diverse possono trovare una lingua comune più profonda delle parole. Senza preghiera, la tenerezza rischia di ridursi a emozione. Con la preghiera, la tenerezza diventa comunione.
E allora, non smettiamo mai di pregare insieme. Anche quando non ne abbiamo voglia. Anche quando siamo stanchi. Perché lì, proprio lì, può sbocciare un amore che non finisce. Come scrive don Renzo Bonetti: “La preghiera coniugale è il letto nuziale dell’anima. È lì che si rinnova il sì, che si custodisce l’alleanza, che si rigenera la passione.”
Antonio e Luisa
Acquista il libro con gli articoli più belli del blog
Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.