Fede e Matrimonio: Gettare le Reti con Fiducia

Il Vangelo di ieri mi ha riportato al percorso dei 10 comandamenti di don Fabio Rosini. Probabilmente per chi ha fatto quel corso dirò qualcosa che già sa. Cercherò di rielaborarlo in chiave sponsale.

Pietro e altri discepoli sono usciti a pescare. Tutta la notte non hanno preso nulla. Tornano sconsolati quando un uomo gli chiede di tornare in mare e di gettare le reti a destra. Perché un pescatore, che conosce il proprio lavoro, che sa come si pesca, che sa che di giorno è molto difficile pescare, decide di dar retta a quell’uomo? Per giunta, che gli chiede di gettare le reti a destra. Cioè di lanciarle con il braccio sinistro, il più debole. È una richiesta assurda. Eppure Pietro lo fa. E pesca una gran quantità di pesci: ben 153 grossi pesci. Un numero non casuale: 153 erano i pesci allora conosciuti. Indica la pienezza. Solo dopo Pietro riconosce in quell’uomo il suo Maestro: Gesù.

Questo racconto credo possa rappresentare la storia di resurrezione di tante coppie che non hanno voluto cedere al fallimento del loro matrimonio. A volte, nel buio della vita coniugale, non “peschi” nulla. Ti sembra di affannarti invano: il dialogo non funziona, l’intimità si spegne, la tenerezza scompare. Cominci a pensare che forse è meglio mollare, andarsene, accettare il fallimento.

Ma c’è qualcuno che non molla. Uno dei due, a volte entrambi, ascoltano quella promessa fatta il giorno delle nozze. Non perché sentono ancora emozioni, ma perché si fidano. E allora gettano di nuovo le reti. Non a sinistra, con la forza, con la logica umana, ma a destra con il braccio debole, cioè con quella parte di sé che accetta di fidarsi anche senza capire, anche quando si è stanchi, anche quando l’amore sembra esaurito.

È lì che Gesù può fare il miracolo.

Anche la sessualità — spesso vista solo come piacere o prestazione — può diventare una rete piena, se lasciamo che Gesù entri nella barca della nostra intimità. Nella crisi, nel silenzio, nel rifiuto reciproco, si può gettare di nuovo la rete… non per dovere, ma per fede. Perché Gesù è capace di trasformare una sessualità sterile in una sessualità redenta, dove il corpo non è solo strumento di piacere, ma linguaggio di dono e riconciliazione.

Don Luigi Maria Epicoco, parlando dell’amore coniugale, scrive: “La carne, nel cristianesimo, non è mai un ostacolo alla santità, ma il suo luogo. Non si ama davvero se non si ama anche con il corpo. Ma il corpo può dire amore solo quando è attraversato dalla verità, dalla fedeltà, dalla castità, cioè dalla capacità di non prendere, ma di donare”.

Ecco allora la chiave sponsale: gettare le reti “a destra” significa anche questo. Fidarsi che l’amore passa per la carne, ma non si esaurisce nella carne. Che la tenerezza coniugale, anche fisica, quando è offerta come dono e non come pretesa, può diventare uno spazio sacro, uno dei luoghi in cui Cristo risorge nelle nostre vite.

Non è la prima volta che Gesù chiede qualcosa di apparentemente folle. Alle nozze di Cana, la gioia stava per finire: il vino era finito. Eppure, quei servi, obbedendo a Maria, riempirono le giare d’acqua. Una richiesta assurda. Ma fu quell’obbedienza, quell’atto “inutile” agli occhi del mondo, che permise il primo miracolo di Gesù. L’acqua diventò vino. La tristezza diventò festa. La mancanza diventò abbondanza.

Ecco: a volte la Chiesa propone per il matrimonio una via che sembra folle. Il perdono anche quando l’altro non cambia, la fedeltà anche quando la passione si spegne. Ma se getti la rete dove Lui ti dice, anche se non capisci, la pienezza arriva. Forse non subito, forse non come ti aspettavi. Ma arriva.

E allora, quella rete piena di pesci, quella carne che prima era solo stanchezza e chiusura, può diventare corpo donato, può diventare luogo di comunione, può diventare luogo santo.

Chi riesce ad andare oltre la follia apparente e ad ascoltare quanto Gesù dice attraverso la sua Chiesa può davvero sperimentare una gioia e una pienezza che pochi riescono a raggiungere.

Una gioia data dalla resurrezione. Dall’incontro con Gesù risorto… proprio lì, nel cuore del proprio matrimonio.

Antonio e Luisa

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