Nel Vangelo di Giovanni di oggi, Gesù si presenta come “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Questa auto-rivelazione di Cristo getta luce anche sulla vocazione degli sposi cristiani e sulla dimensione spirituale della loro intimità.
Cristo Via
Egli è la via ossia il cammino che i coniugi sono chiamati a percorrere insieme. Il matrimonio non è un percorso auto-referenziale, chiuso in due, ma un viaggio verso Dio, in cui marito e moglie si aiutano a vicenda a progredire nella fede e nell’amore. Gesù è la strada maestra sulla quale la coppia cammina, soprattutto nei momenti difficili: imitando il suo amore sacrificiale, gli sposi imparano a portare la croce l’uno dell’altro, a perdonarsi settanta volte sette, a servire con umiltà lavandosi i piedi. Nella vita quotidiana, “seguire Gesù via” significa mettere al centro i suoi insegnamenti – come il rispetto, la fedeltà, il “dare la vita” per l’altro – orientando così anche la vita sessuale secondo il disegno divino e non secondo le mode del mondo. In questo senso la via del matrimonio è un cammino di santificazione: la coppia, passo dopo passo, attraverso le gioie e le prove, si avvicina insieme a Dio.
Cristo Verità
Egli è la verità che illumina il senso del matrimonio e della sessualità. In un’epoca di confusione etica e relativismo, gli sposi cristiani trovano in Gesù la verità su cosa sia l’amore vero. Io sono la Verità – dice il Signore – e questa Verità rende liberi (cfr. Gv 8,32): liberi dalle menzogne che il mondo spesso racconta sul sesso (ridotto a gioco o consumo) e sul matrimonio (visto come contratto revocabile). Riferirsi a Cristo Verità significa per la coppia accogliere il progetto originario di Dio sull’amore umano: “maschio e femmina li creò” (Gen 1,27) per una comunione fedele e aperta alla vita.
Significa riconoscere che vi è una verità inscritta nella differenza sessuale e nella complementarità, che l’atto coniugale ha una verità intrinseca (unitiva-procreativa) da rispettare. Gli sposi sono chiamati a vivere nella luce della verità di Cristo, cioè nell’autenticità, senza ipocrisie né doppiezze: verità reciproca (onestà, trasparenza, fiducia) e verità interiore (retta coscienza davanti a Dio). Applicato all’intimità, questo implica vivere la sessualità in modo autentico, come linguaggio di amore sincero e fedele, senza cadere in pratiche contrarie alla dignità dell’altro o alla natura dell’atto (come la contraccezione deliberata che chiude all’accoglienza della vita). La verità di Cristo insegna anche la dignità della persona: l’altro non è un oggetto per il mio piacere, ma un figlio di Dio affidato al mio amore. Così, i coniugi che si lasciano guidare da Gesù Verità costruiscono la loro intimità sulla roccia (cfr. Mt 7,24-25) dei valori evangelici, immuni ai venti delle false ideologie.
Cristo Vita
Egli è la vita, colui che porta la pienezza della vita divina. Un matrimonio cristiano autentico è radicalmente aperto alla vita, non solo perché genera figli, ma perché vive di quella vitalità spirituale che proviene da Cristo risorto.
Io sono la Vita – dice Gesù – e infatti insegna: “sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Questa abbondanza di vita si manifesta nella coppia in vari modi. Anzitutto con l’apertura alla trasmissione della vita: la fecondità fisica (e, quando non è possibile, quella spirituale e adottiva) è il segno evidente di un amore che trabocca e vuole condividere il dono ricevuto. Ogni nuova vita concepita è un miracolo che testimonia la presenza vivificante di Dio tra gli sposi.
Ma anche al di là dei figli, Cristo-Vita anima l’amore coniugale dall’interno: con la grazia del sacramento, Egli rende gli sposi capaci di amare oltre le proprie forze naturali, infondendo vitalità alle virtù (pazienza, mansuetudine, perdono, creatività…). Quando i coniugi pregano insieme, quando partecipano all’Eucaristia, attingono linfa da Cristo vite (cfr. Gv 15,5) e il “circolo” del loro amore si apre per accogliere la vita di Dio.
Questa vita divina li aiuta, ad esempio, a superare momenti di “morte” relazionale (crisi, aridità, noia) con rinnovata speranza; li guarisce da ferite interiori che impediscono l’intimità; li spinge ad uscire da sé per fare il bene (la carità verso altre famiglie, il servizio in parrocchia…). In sintesi, se Cristo è davvero al centro del matrimonio, la coppia sperimenta una fecondità a tutto tondo: “coopera con Dio non soltanto nel generare alla vita naturale, ma anche nel coltivare i germi della vita divina” nei cuori.
Apertura alla vita, dunque, non significa solo apertura ai figli, ma anche apertura alla “vita eterna” già ora: gli sposi comunicano tra loro la vita di Cristo (santificante) attraverso l’amore reciproco, e insieme la trasmettono ai figli e alla comunità. In questo senso la coppia cristiana è chiamata a essere un segno pasquale nel mondo: con l’amore fecondo e gioioso testimonia che Cristo vive.
In definitiva, l’affermazione “Io sono la via, la verità e la vita” applicata al matrimonio richiama gli sposi a fondare la loro intimità in Cristo. Egli è la Via da seguire (il modello e la guida del loro amore), la Verità da accogliere (il criterio per discernere il bene autentico nella vita sessuale e familiare) e la Vita da condividere (la fonte di grazia che rende fecondo e santo il loro amore). Così, la comunione coniugale diventa un luogo teologico: una piccola strada verso Dio (via), uno spazio di manifestazione della verità su Dio-Amore (verità) e un focolare in cui arde la vita di Cristo (vita).
Antonio e Luisa
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