La Sessualità è Energia di Comunione, non di Isolamento

La masturbazione nell’adulto: sollievo momentaneo o bisogno profondo di amore?

In un’epoca che celebra la libertà individuale e l’autonomia del corpo, la masturbazione è spesso presentata come un’attività neutra, persino salutare. Riduzione dello stress, miglioramento dell’umore, sollievo emotivo: sono solo alcuni dei benefici elencati. Ma davvero è solo questo? Una lettura più profonda, psicologicamente matura e spiritualmente lucida, ci invita a guardare oltre.

Utilizzando gli strumenti della psicologia e della teologia cristiana, possiamo scoprire che, soprattutto in età adulta, la masturbazione non è solo un gesto fisico, ma un sintomo: il grido inascoltato di una parte di noi che cerca amore.

Un bambino interiore che chiede amore

Come ho più volte scritto, secondo l’AT, la nostra personalità è strutturata in tre stati dell’Io: Genitore, Adulto e Bambino. La masturbazione, quando è vissuta come rifugio o consolazione – e in età adulta di solito avviene per questi motivi – è spesso un comportamento che nasce dal “Bambino interiore”, quella parte emotiva e fragile di noi che desidera tenerezza, accoglienza e contatto umano. Soprattutto se nell’infanzia sono mancati affetto, protezione o vicinanza, l’adulto può cercare forme di gratificazione solitaria che simulano quell’amore mai pienamente ricevuto. Il piacere fisico diventa così un surrogato, una risposta parziale a un bisogno più profondo. Il sollievo è reale ma effimero, e lascia dietro di sé un vuoto ancora più grande.

Il falso messaggio: “Mi basto da solo”

La cultura attuale ci spinge a credere che possiamo soddisfarci da soli, che l’autosufficienza sia maturità. Anche la sessualità viene privatizzata, gestita senza l’altro. Ma il corpo umano è stato creato per la relazione. La sessualità è energia di comunione, non di isolamento. La masturbazione abituale rompe l’orientamento relazionale del desiderio. Trasforma un linguaggio d’amore in un gesto autoreferenziale. Il messaggio interiore che si radica è sottile ma potente: “Non merito un amore vero. Mi accontento di un’illusione”.

Masturbazione: da “libertà” a sintomo di solitudine

Nel mondo contemporaneo, la masturbazione è ormai trattata con estrema leggerezza. Se ne parla liberamente, nei media, nei talk show, sui social, come fosse una cosa naturale, salutare, persino bella. Per le donne è stata assunta come segno di emancipazione. Si insegna ai giovani a viverla come strumento di benessere psicofisico e di conoscenza di sé. Ma questo sdoganamento, in realtà, non ci ha resi più felici. Al contrario, l’onnipresenza dell’autoerotismo come surrogato affettivo è il sintomo di una generazione sola, frammentata, profondamente ferita.

Dietro quella che viene chiamata “libertà” si nasconde spesso un grande dolore: l’incapacità di entrare in relazioni vere, la paura dell’intimità profonda, la difficoltà a farsi amare davvero. In questo senso, la masturbazione non è segno di maturità, ma manifestazione di un bisogno non guarito. E la cultura che la normalizza finisce per anestetizzare le coscienze, anziché guarire le ferite.

Quando anche lo sposo si masturba: il tradimento silenzioso della comunione

Un caso particolare e spesso sottovalutato riguarda alcuni uomini sposati che si masturbano pur avendo una vita sessuale attiva con la propria moglie. Apparentemente non c’è mancanza, eppure la scelta di “doppiare” l’intimità con una gratificazione solitaria rivela una dissociazione: una parte di sé cerca il piacere slegandolo dalla relazione.

Nell’ottica dell’AT, può trattarsi di un bisogno non elaborato del Bambino interiore che cerca conforto immediato, evitando la vulnerabilità e il dialogo che la sessualità coniugale comporta. È un gesto che comunica: “Non voglio dipendere, mi prendo ciò che mi serve”. Spiritualmente, è una forma silenziosa di autoesclusione dalla comunione. Anche se non è adulterio, spezza il significato profondo dell’unità coniugale: il corpo dell’altro non è più l’unico luogo della gioia e del dono.

Lo stigma che isola: un tabù nel mondo cattolico

Nel mondo cattolico, la masturbazione è ancora un tabù abbastanza forte, seppur influenzato dal pensiero comune. Se ne parla raramente, spesso solo in termini moralistici o come peccato da confessare, senza però offrire veri spazi di ascolto e discernimento. Questo silenzio genera vergogna, senso di colpa e isolamento. Anche tra sposi credenti e cristiani adulti, il disagio resta spesso nascosto. E ciò che è nascosto non può guarire. Occorre più misericordia e verità. Solo portando alla luce ciò che viviamo possiamo permettere a Dio di entrarci. Solo nella Chiesa che sa accogliere senza giudicare può nascere un cammino reale di conversione.

Il corpo non va giudicato, ma ascoltato

Non si tratta di colpevolizzare. La masturbazione è un grido del corpo. Va ascoltato: che cosa sto cercando davvero quando mi rifugio in questo gesto? Amore, riconoscimento, consolazione. Ma cercati nel luogo sbagliato, e in un modo che, alla lunga, ci isola di più. Per questo è importante la terapia. Non perchè chi pratica la masturbazione sia un pazzo dipendente dal sesso, ma perchè ha un cuore ferito che necessita di cure e di amore.

San Giovanni Paolo II, nella sua Teologia del corpo, insegna che il corpo è sacramento della persona e che la sessualità è chiamata a essere linguaggio del dono. La masturbazione è una simulazione di comunione che in realtà esclude l’altro. È una finzione che protegge, ma non guarisce.

Verso la guarigione

La via non è la repressione cieca, ma l’ascolto del bisogno che si esprime nel gesto. La castità, lungi dall’essere negazione, è uno spazio libero dove il cuore può guarire e il corpo può tornare ad amare. Ogni desiderio, anche quello sessuale, porta inscritto in sé il bisogno di Dio. La masturbazione, se usata come fuga, può essere il sintomo di un cuore inquieto, che cerca un amore più grande. Solo la verità, la misericordia e una relazione viva con Dio – senza dimenticare il supporto di un bravo terapeuta – possono riempire quel vuoto. Solo così il corpo, da rifugio chiuso, può tornare a essere ponte verso l’altro. E verso l’Altro con la “A” maiuscola, che solo può guarire ogni fame d’amore.

Antonio e Luisa

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11 Pensieri su &Idquo;La Sessualità è Energia di Comunione, non di Isolamento

  1. Non mi fa innervosire, per così poco, semplicemente non è vero. Di cosa dovrei prendermela? Che non conoscete le donne né il livello di consumo di pornografia tra di loro, né il livello di diffusione dei sex-toys? Non sai nemmeno che lavoro faccio. Ma se voi dite che l’uomo ha una maggiore inclinazione, è onesto; se dite “lo sposo” o “soprattutto l’uomo”, è scorretto; o forse sei tu che te la prendi perché ti faccio notare che scrivi una cosa non vera?

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  2. L’attuale % di donne mature che si masturbano è in media (impossibile avere un dato universale) intorno al 70%. Contro una media maschile intorno al 90%. La % tra gli adolescenti tende ad essere uguale. Man mano che si cresce con l’età quella femminile tende a scendere, ma resta, oggi, molto elevata. L’unica cosa che ottieni con la tua omissione (l’articolo è bello, ok), è dare la solita impressione che il male stia tutto da un lato. E siccome io mi occupo di determinate faccende familiari, so benissimo che significa stare in un posto dove l’80% dei divorzi sono chiesti dalle donne.

    Pertanto la diff di % di mast non è tra chi lo fa molto e chi lo fa poco, ma tra chi lo fa molto e chi lo fa moltissimo!

    Forse dovresti pregare di più, giacché non accetti nemmeno un briciolo di critica.

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  3. Principe di Terra Riarsa, perché ce l’hai tanto con le donne?

    Nell’articolo non si fa una statistica, che tra l’altro sarebbe inutile, tra genere maschile e femminile, ma si pone l’accento sulla tristezza, solitudine e sofferenza in chi compie atti non sani e soprattutto si indica la strada per guarire, principalmente attraverso la preghiera, una guida spirituale e l’aiuto di un bravo psicologo

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  4. “Principe di Terra Riarsa, perché ce l’hai tanto con le donne?” –

    non poteva mancare il solito commento di chi vede misoginia ovunque si osi criticare una donna. Non posso rispondere alla tua permalosità: non hai proprio letto ciò che ho scritto.L’articolo non fa una statistica, ma ciò no impedisce a me di farla. In nessun caso si può ricostruire la saldezza del matrimonio se U e D non riconoscono le loro povertà. Invece l’articolo, seppur molto bello, sposta il male da una sola parte, ciò è antropologicamente, nuzialmente e teologicamente sbagliato. Ho solo fatto notare questo. Anche perché a differenza dell’autore, io con le donne che peccano, ci parlo, e parecchio.

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