Amore Familiare e Vocazione: Storie di Santi

La storia di molti santi e pastori della Chiesa ci insegna che la famiglia è la culla delle vocazioni. L’amore fedele tra madre e padre – vissuto nella quotidianità, spesso in mezzo a difficoltà e prove – può lasciare un’impronta decisiva nel cuore dei figli. Crescere avvolti da questo amore e da una fede vissuta in casa prepara a riconoscere e accogliere la chiamata di Dio. In questo articolo percorriamo le vicende familiari di alcuni santi e papi, scoprendo attraverso aneddoti e testimonianze come l’esempio dei genitori abbia orientato il loro cammino verso il sacerdozio o la vita consacrata.

San Giovanni Paolo II: il “seminario domestico” di papà

Karol Wojtyła perse la madre all’età di 9 anni e poi anche il fratello maggiore; rimase così solo col padre, un ex militare dal cuore profondamente religioso. La casa era modesta e segnata dal lutto, ma piena di fede. Karol ricordava di vedere suo padre pregare ogni giorno: “Mi capitava di svegliarmi di notte e di trovare mio padre in ginocchio, così come in ginocchio lo vedevo sempre nella chiesa parrocchiale”. Quell’uomo vedovo non parlò mai esplicitamente al figlio di diventare sacerdote, eppure con la sola testimonianza formò in lui il germe della vocazione. “Tra noi non si parlava di vocazione al sacerdozio, ma il suo esempio fu per me in qualche modo il primo seminario, una sorta di seminario domestico” – scrisse Giovanni Paolo II riferendosi al padre. In quel clima di preghiera familiare, silenzioso ma costante, maturò la chiamata che avrebbe portato Karol prima al sacerdozio e poi al soglio pontificio.

Santa Teresa di Lisieux: una famiglia come terra fertile

Nel caso di Santa Teresa di Gesù Bambino, la vocazione religiosa fu coltivata all’ombra di una famiglia straordinariamente santa. I suoi genitori, Louis Martin e Zélie Guérin, erano una coppia di sposi animati da profonda fede: primi coniugi canonizzati insieme nella storia, proclamati santi da Papa Francesco nel 2015. Le loro giornate erano scandite dalla preghiera, dal lavoro onesto e dalla carità, con il riposo della domenica sempre rispettato, e vissero molte prove affidandosi con fiducia alla Provvidenza. Zélie, prima di conoscer Louis, aveva persino chiesto al Signore di avere molti figli “e che essi vi siano tutti consacrati”. Dio prese sul serio quel desiderio: dei nove figli dei coniugi Martin, cinque sopravvissero all’infanzia e tutti e cinque abbracciarono la vita consacrata.

Teresa crebbe respirando fin da piccola questo clima di amore e fede. Rimase orfana di madre a soli 4 anni, ma trovò nel papà un esempio di tenerezza e devozione incrollabile. Più tardi, già carmelitana, riconobbe apertamente quanto doveva ai suoi genitori: «Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra». Nell’autobiografia Storia di un’anima, Teresina lascia trasparire la gratitudine per l’educazione ricevuta in casa: ogni sera la famiglia pregava insieme, e l’amore tra i genitori – fondato sul Vangelo – infondeva nelle figlie la gioia di appartenere a Dio. Non sorprende che in tale terreno fertile sbocciassero vocazioni: l’esempio di papà e mamma fu per Teresa e le sorelle un richiamo vivente alla santità.

San Giovanni Bosco: la fede trasmessa nel dolore

L’infanzia di San Giovanni Bosco fu segnata dalla povertà e dalla perdita prematura del padre. Aveva soltanto due anni quando papà Francesco morì improvvisamente di polmonite, dopo aver raccomandato alla moglie Margherita di “aver fiducia in Dio” fino all’ultimo respiro. Mamma Margherita, rimasta vedova a 29 anni, si trovò a crescere da sola tre figli in tempi durissimi di carestia. Nonostante le lacrime e le fatiche, questa madre coraggiosa non perse mai la fede: insegnò ai bambini a pregare, a confidare nella Provvidenza e a vedere nei piccoli eventi quotidiani i segni dell’amore di Dio. Fu lei la prima catechista di Giovanni, trasmettendogli con semplicità di cuore i valori cristiani.

Quando Giovanni manifestò il desiderio di farsi prete, Margherita lo sostenne con saggezza. Anni dopo, nel giorno della sua prima Messa, gli parlò con il cuore di madre e di sposa fedele a Dio: «Ricordati che cominciare a dir Messa vuol dire cominciare a soffrire… Tu, da qui innanzi, pensa solamente alla salvezza delle anime e non prenderti nessun pensiero di me». In queste parole – quasi un testamento spirituale – c’è tutto l’amore di una genitrice che offre il figlio a Dio senza riserve, accettando di buon grado di “perderlo” perché altri abbiano vita. Mamma Margherita in effetti lasciò la sua casa e seguì don Bosco a Torino per aiutarlo nella missione con i ragazzi poveri, diventando per tutti “Mamma Margherita”. Con sacrificio estremo, arrivò perfino a vendere le amate memorie del suo matrimonio – i ricordi di una vita di sposa – per sostenere le opere del figlio sacerdote. L’esempio luminoso di questa madre e l’eco dell’amore coniugale dei suoi genitori (custodito nel ricordo) alimentarono in Giovanni Bosco uno zelo apostolico straordinario, facendone il santo educatore che il mondo conosce.

Papa Francesco: la fede appresa in famiglia

Anche nella vita di Jorge Mario Bergoglio – oggi Papa Francesco – l’ambiente familiare ebbe un ruolo chiave nel far germogliare la vocazione. Nato in Argentina da genitori di origini piemontesi, crebbe in una famiglia semplice, ricca di affetto e devozione popolare. In particolare fu fondamentale la presenza della nonna paterna, Rosa, con cui il piccolo Jorge trascorreva molto tempo. “Ho ricevuto il primo annuncio cristiano da una donna: mia nonna! È bellissimo questo: il primo annuncio in casa, con la famiglia!” ha ricordato Papa Francesco, testimonianza di come la trasmissione della fede inizi proprio tra le pareti domestiche. Rosa insegnò al nipotino le prime preghiere, gli parlava di Gesù e delle storie dei santi, accendendo in lui l’amore per Dio.

L’esempio dei nonni e dei genitori forgiò nel giovane Bergoglio un cuore sensibile ai bisognosi e attento alla voce del Signore. Da ragazzo serviva Messa con suo padre nelle domeniche mattina, respirando quel clima di fede semplice e solida tipico di tante famiglie immigrate. Da Papa ha spesso sottolineato l’importanza di questo patrimonio ricevuto: “I nonni sono il legame tra le generazioni, trasmettono l’esperienza della vita e della fede ai giovani”. Senza il fondamento di amore e preghiera vissuto in casa, probabilmente Jorge non avrebbe riconosciuto la chiamata al sacerdozio che sentì a 17 anni, un mattino di primavera entrando in chiesa per confessarsi. Anche molti anni dopo, Francesco conserva nel breviario un biglietto che gli scrisse nonna Rosa, a ricordargli che la fede appresa in famiglia è un tesoro prezioso nelle difficoltà della vita. La sua storia conferma che quando in casa regnano amore, preghiera e buon esempio, il terreno del cuore rimane aperto al progetto di Dio.

Altri esempi di vocazioni nate in famiglia

Gli episodi potrebbero continuare, perché davvero dietro a tanti santi c’è la luce di genitori santi o perlomeno virtuosi. Il Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, diceva che la preghiera e la virtù nei figli “dopo Dio, è opera di mia madre”, convinto che i bambini imitino spontaneamente ciò che vedono fare ai genitori. Un’altra scena toccante è tramandata della vita di Giuseppe Sarto, divenuto poi Papa Pio X: quando fu ordinato vescovo, mostrò con orgoglio alla madre l’anello pastorale appena ricevuto. Mamma Margherita gli fece allora vedere la propria fede nuziale al dito ed esclamò: «È molto bello il tuo anello, Giuseppe; ma tu non l’avresti se io non avessi questo». Quasi a dire: se tu sei diventato sacerdote e vescovo, è perché prima tuo padre ed io ci siamo amati cristianamente come sposi. Questo semplice gesto riassume una verità profonda: il sì che un uomo e una donna pronunciano davanti a Dio nel matrimonio genera una corrente di grazia che può portare frutto anche nelle vocazioni dei figli.

Lo sottolineava, in un suo ricordo, anche San Paolo VI. Da anziano, riflettendo sui doni ricevuti dai genitori, egli disse: «All’amore di mio padre e di mia madre, alla loro unione, devo il mio amore di Dio e del prossimo». Ecco il punto centrale: quando marito e moglie si amano davvero, con amore paziente, fedele, aperto alla vita e radicato in Cristo, trasmettono ai figli molto più che valori morali. Trasmettono una fede viva, un orientamento del cuore verso il bene. Non c’è meraviglia quindi che tanti figli cresciuti in queste famiglie sentano fiorire dentro di sé il desiderio di seguire il Signore più da vicino.

In conclusione, le vicende di Giovanni Paolo II, Teresa di Lisieux, Giovanni Bosco, Papa Francesco e altri mostrano come la santità domestica dei genitori sia spesso la chiave nascosta delle vocazioni. Non significa che Dio chiami alla vita consacrata solo chi ha alle spalle famiglie esemplari – lo Spirito soffia dove vuole – ma certamente un clima familiare di amore autentico e fede praticata dispone il terreno in modo speciale. La famiglia, chiesa domestica, è il luogo in cui s’impara ad amare e a scoprire di essere amati da Dio. Lì può germogliare la risposta generosa alla voce di Cristo. Ogni mamma e ogni papà, vivendo con fedeltà il proprio matrimonio, anche tra le lacrime e le prove, scrive nel cuore dei figli un Vangelo vivente che potrà fiorire un giorno in vocazione sacerdotale o religiosa, a gloria di Dio e a servizio degli uomini.

Antonio e Luisa

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Lascia un commento