Mio Marito è Anaffettivo. E Io ho Fame d’Amore

Mio marito è anaffettivo. E io ho fame d’amore.” Una risposta a cuore aperto. Qualche giorno fa, sotto un nostro post, una donna ha scritto un commento che non posso ignorare. Lo tengo anonimo, per rispetto, ma lo riporto nella sua essenza, perché parla a tantissime altre:

“Sono sposata da anni. Ho sempre cercato di essere fedele, ma mio marito è freddo, distante. Non mi tocca, non mi abbraccia, non mi guarda. E io ho una fame d’amore che mi brucia dentro. È peccato desiderare una relazione in cui sentirmi amata?”

A questa donna – e a tante altre che si riconoscono – voglio rispondere con delicatezza, ma anche con verità. Come uomo di fede e come quanto ho appreso nei miei studi delle relazioni attraverso l’Analisi Transazionale, non posso tacere. Perché questa non è una semplice domanda: è una soglia sacra.

Il desiderio d’amore non è mai un peccato

Inizia tutto da qui: non è peccato desiderare amore. È umano, ed è santo. Dio stesso ha messo in noi la nostalgia della tenerezza, della reciprocità, della comunione profonda. Anche nel matrimonio, il desiderio di essere guardata, accarezzata, cercata, è parte della nostra vocazione. Essere sposa non significa essere un’ombra fedele ma muta. Significa essere viva, capace di amare e di essere amata. Il tuo desiderio, dunque, non va represso. Va ascoltato. È la tua bambina interiore che reclama amore e riconscimento, che vuole sentirsi preziosa per qualcuno. Ma poi bisogna decidere come rispondere.

Due modi di restare

Qui sta il cuore del discernimento. Quando sei sposata con un uomo che non ti offre più amore né relazione, puoi restare in due modi:

1. Restare da vittima. È quando ti dici: “È la mia croce. Dio vuole questo da me. Non posso cambiare nulla.” È il copione del Bambino Adattato, che dice sempre sì per paura, per senso del dovere, per non disubbidire al “genitore interiore” che impone regole senza amore. Questo tipo di fedeltà può sembrare eroica, ma non trasforma nulla. E alla lunga spegne anche te.

2. Restare da donna adulta e libera. È quando invece dici: “Io resto, ma non da rassegnata. Resto perché credo ancora nella promessa. Ma voglio essere vera. Voglio dire che soffro. Voglio che lui lo sappia. E se non cambia, allora io cresco. Io mi curo. Io risorgo.”

Questa è la fedeltà non come schiavitù, ma come scelta. La scelta dell’Adulto interiore, che non si vendica né fugge, ma affronta la realtà con coraggio, responsabilità e amore. È qui che la tua vita cambia. Perché restare con libertà è diverso da rimanere incatenata.

Il Vangelo non premia la finzione

Gesù non ha mai elogiato le maschere. Ha sempre amato chi aveva il coraggio di dire: “Signore, sto male”. E allora anche tu puoi – anzi, devi – dire al tuo sposo che il vostro matrimonio ha bisogno di una svolta. Non come accusa, ma come invito sincero: “Ho bisogno di sentirti vicino. Il nostro matrimonio ha bisogno di cure. Vuoi farlo con me?” Se lui accoglie, allora inizia un cammino terapeutico e spirituale. Magari di coppia. Se lui rifiuta, allora inizia comunque un cammino: il tuo. Perché Dio ti chiede di essere viva, non solo fedele.

La croce non è mai passiva

Sì, il matrimonio è anche croce. Ma la croce di Cristo è attiva, non subita. È una donazione piena, libera, consapevole. Non è rassegnazione. È amore che si dona fino in fondo, senza perdere la verità di sé. Rimanere in un matrimonio dove non c’è tenerezza non significa fingere che vada tutto bene. Significa, se lo scegli nella fede, trasformare quel vuoto in offerta viva. Ma solo se sei davvero libera di scegliere.

Per concludere: scegli la verità, non la rassegnazione

A te, donna che mi scrivi con il cuore stanco e affamato, dico: Dio ti ama. E ti vuole viva. Non sta dalla parte del gelo affettivo, né ti chiede di spegnerti per essere santa. Ti chiede di scegliere ogni giorno, nella libertà. Anche il dolore, anche la croce, se lo fai per amore. Ma non per paura.

Perché la fedeltà vera non è tacere. È restare nella verità, nella dignità, nella speranza. E questa, anche se lui non cambia, può cambiare te.

Antonio e Luisa

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