Un’allegra canzone di oltre vent’anni fa faceva risuonare ovunque il celeberrimo motivetto “Dammi tre parole: sole, cuore, amore” … in effetti, con l’estate alle porte, questi termini fanno scattare in noi il desiderio di vacanze, di relax e spensieratezza, ma è importante fermarci un attimo a riflettere sul binomio che più – e meglio di tutti gli altri – dobbiamo tenere a mente nel mese di giugno. Non un cuore e un amore qualsiasi, non quelli glitterati e sbandierati ovunque sui social che troppo spesso si riferiscono a storielle finte o gossippate ma l’Amore con la A maiuscola: quello del Sacro Cuore di Gesù, nel mese ad Esso dedicato, e di cui proprio domani celebreremo la Solennità.
Che cosa significa – a livello spirituale, di coppia e di famiglia – unirsi in preghiera davanti al Sacro Cuore ed averLo come modello? Il Sacro Cuore, onorato e venerato in tutto il mondo e in tutte le lingue – non è raro trovare le terminologie di Sacred Heart, Sagrado Corazón o Sacre Coeur, solo per citarne alcune – rappresenta davvero il centro della fede cristiana in quanto simboleggia la totalità dell’amore di Cristo offerto sulla croce, come leggiamo nel Vangelo di San Giovanni: “Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19, 33-34). Immagine forte, unica e potente ripresa anche nella Coroncina della Divina Misericordia, nella quale recitiamo: “O sangue ed acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confidiamo in Te!”.
Cristo, insomma, non ha risparmiato nulla di se stesso, immolandosi completamente e per sempre per l’umanità, facendoci capire che l’amore vero è quello che si dona, che si offre, che si consuma per gli altri non in uno sterile disfattismo ma in un sacrificio portatore di Vita, di Bene e di Eternità. Il modello cui guardare, dunque, è tutt’altro che banale anzi, richiede tutto il nostro impegno e la nostra dedizione, le nostre energie, le nostre intenzioni e le nostre attenzioni. Che bello, però, amare così! Che bello amare “da Dio”, nel senso che Gesù non è soltanto un quadro o un’immagine ma il fulcro e la meta della nostra esistenza, che si eleva così dalle miserie del mondo per assumere un significato autentico, per noi e per le persone che ci stanno vicino.
Ecco allora che pregare il Sacro Cuore di Gesù in coppia e in famiglia diventa una palestra nella quale allenare il nostro piccolo cuore a qualcosa di grande e all’interno del quale sforzi, mancanze e desideri troveranno forza, consolazione e incoraggiamento. Nessuno di noi è perfetto, non ci sono coniugi o genitori perfetti ma la nostra stessa natura di uomini e donne perfettibili trova compimento proprio nella fede, che non è semplicemente un libro o una serie di norme fini a se stesse ma una Persona, un Cuore vivo e pulsante che non smette di pompare ossigeno vitale nella Chiesa e in tutte le persone del mondo. Un Cuore che ci parla, un Cuore che ci ama, un Cuore che ci abbraccia e ci dice che in Lui e per Lui anche noi possiamo migliorare ed essere in grado, poco alla volta, di donarci in maniera sempre più disinteressata e matura lì nel luogo e nelle situazione in cui siamo, senza per forza essere missionari in terre lontane. Dio ci mette esattamente dove siamo perché ha un piano di salvezza per noi e per il nostro prossimo, proprio a comunicare dal prossimo più prossimo, ossia più vicino fisicamente e moralmente.
Quando Santa Maria Margherita Alacoque ebbe le rivelazioni del Sacro Cuore, negli anni intorno al 1670, sentì Gesù stesso dirle: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve che ingratitudine e disprezzo”. Consoliamo e ripariamo il Nostro Dio dalle tante nefandezze che oscurano il mondo e insegniamo anche ai nostri figli a fare altrettanto! Non è necessario bandire nuove crociate ma semplicemente amare con carità ed umiltà, come Lui stesso ci ha insegnato. Il cuore, allora, non sarà più uno sticker luccicante ma l’essenza stessa del nostro essere figli amati e, proprio per questo, del nostro impegno a diffondere l’amore cristiano, non per nostro merito ma in quanto “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4, 19).
Fabrizia Perrachon