Questa frase sintetizza perfettamente l’amore coniugale cristiano. Un “io” e un “te” che diventano un “noi”, che diventano il “noi”. Un noi unico, indissolubile, bellissimo. Pensato da Dio, voluto da Dio, donato da Dio. L’equazione funziona solo se è presente il fattore centrale e unificante: Gesù. Da un punto di vista squisitamente matematico, l’equazione, infatti, è definita come un’uguaglianza tra due espressioni in cui almeno una contiene una o più variabili, chiamate incognite. L’obiettivo è trovare il valore dell’incognita che rende vera l’equazione.
In altre parole, un’equazione è come una bilancia in equilibrio: un lato deve essere uguale all’altro. Per risolvere un’equazione si cercano valori che, sostituiti alle incognite, rendano uguali i pesi delle due parti. Nell’equazione dell’amore sponsale l’incognita è facilmente individualibe: risponde al nome di Gesù.
La frase che dà il titolo a questo articolo è stata pronunciata da Don Silvio Galli, Servo di Dio, di cui proprio oggi – 12 giugno – ricorre il dies natalis, quello, cioè, in cui nacque al Cielo. Don Silvio è stato un sacerdote ed esorcista salesiano che ha dedicato agli altri tutta la sua vita, operando a Chiari, un paesino in provincia di Brescia. Chi ci conosce sa che mio marito ed io dobbiamo moltissimo a Don Silvio. E, anche chi non ci conosce, può scoprire qui qualcosa in più.
Noi, a Don Silvio, vogliamo un bene dell’anima. Ma la bella notizia è che Don Silvio ne ha voluto così, di bene, a ogni persona che ha incontrato in vita e che sta incontrando anche ora, che è nella Vita vera. Prima di scrivere questo articolo ho chiesto a lui di aiutarmi. Aiutarmi a trovare le parole giuste. Non tanto le mie quanto le sue. E, così, ho trovato questa massima stupenda all’interno di una raccolta delle sue omelie e mi ha colpito subito tantissimo. Perchè calza a pennello con la missione sponsale.
E ci sprona a riflettere sull’equilibro: com’è difficile trovarlo e soprattutto mantenerlo! A volte i coniugi si sentono come funamboli, sospesi sul filo sottilissimo dell’“io speriamo che me la cavo”, con il rischio concreto di cadere e sfracellarsi.
Il problema abita proprio la condizione dell’io: se si resta abbarbicati nella prima parte dell’equazione (“io” e “te”) non si troverà mai la “quadra”, l’equilibrio che la rende vera. Se si riescono a superare gli ostacoli del relativismo e dell’egoismo, ponendo Gesù al centro, allora l’operazione darà finalmente il giusto risultato.
Il segreto sta in questo: possiamo fare ore e ore di calcoli ma niente funzionerà se non abbandoniamo l’idea di dover programmare ogni aspetto della nostra vita – e della nostra coppia – escludendo però Chi permette l’equilibrio, il risultato, la realtà di quell’uguale. Che non è soltanto una semplice addizione (“io” più “te”) ma molto, molto di più. Molto, molto di meglio. Un essere uniti tra di noi perché si è uniti per Cristo, con Cristo e in Cristo.
“Gesù in noi; noi in Gesù” non è soltanto uno scambio in virtù della proprietà invariantiva (cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia). Non stiamo facendo 3+2 o 2+3. Gesù dev’essere in noi e noi in Lui. Non è la stessa cosa. E non è scontato. Ma è la svolta.
Proseguiva, infatti, Don Silvio: “Gesù in me, Gesù in te, Gesù in noi; noi in Gesù. Mai nessuna unità è così grande, così affermata, così realizzata come questa unione che ci conferisce Cristo Gesù: la Comunione!”. La Comunione Eucaristica (“Gesù in noi”) e la comunione sponsale (“noi in Gesù”). Meraviglia delle meraviglie! La somma corretta, l’equazione perfetta, l’espressione riuscita. Perché se è vero che la matematica è in qualsiasi cosa umana, e in qualsiasi legge chimico-fisica, è altrettanto vero che non c’è solo l’aritmetica dei numeri. C’è anche quella del cuore. Decisamente più importante della prima. E che, se non impariamo a conoscere, rimarremo sempre intrappolati nel “non siamo riusciti a risolvere”.
Concludeva Don Silvio: “L’Eucaristia nei segni sensibili con cui ci viene presentata, è figura della Chiesa, è simbolo dell’unità della comunità cristiana, è immagine del corpo mistico”. Ecco il centro, ecco il fondamento, ecco la formula da scolpire dell’anima. “Fare di Cristo il cuore del mondo“, si è detto, letto e sentito molte volte. Ma se Cristo non è il cuore degli sposi, se Cristo non è il cuore del “noi” nuziale allora non potremmo mai trovarLo sulle strade del mondo. Siano essere assolate o polverose, affollate o desertiche. Non potremmo mai trovare il Bello e il Vero nell’astratto se prima non è nel nostro concreto, nella nostra unione, nella nostra intimità. Ecco allora che Don Silvio, nella sua disarmante umiltà, ha reso semplice un concetto enorme: “Gesù in me, Gesù in te, Gesù in noi; noi in Gesù”.
Fabrizia Perrachon
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