Cari sposi, proseguendo il pellegrinaggio all’interno della nostra relazione sponsale e familiare guidati dalle parole del Salmo 83,6 “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio”, facciamo il terzo passo.
Questo terzo passo ci porta a contemplare, a guardare con gli occhi del cuore, il cammino che finora abbiamo percorso insieme.
Tra alti e bassi, tra salite e discese, tra pietre e buche, scorgiamo ancora bagliori di luce che illuminano la strada del nostro matrimonio facendoci scoprire tutta la tenerezza di cui siamo portatori. A tal proposito ci piace riportare ciò che dice don Carlo Rocchetta:
La strada del matrimonio è percorribile solo da coloro che custodiscono il dono della tenerezza e si impegnano a rimanervi fedeli ogni giorno. La patologia dell’amore nuziale comincia quando gli sposi non sono più capaci di tenerezza o non rinascono in essa a ogni stagione della loro vita.
Gli sposi capaci tenerezza non sono deboli o tanto meno ingenui; al contrario, sono talmente forti e sicuri di sé da potersi permettere di non indossare alcuna maschera o copione. Gli sposi capaci di tenerezza sono sorridenti, trasparenti, liberi di essere vulnerabili e di provare emozioni, disposti a cambiare insieme e a camminare mano nella mano. Gli sposi capaci di tenerezza hanno occhi che brillano e tendono a volgersi l’ uno all’altro con struggente amabilità e verso l’Altissimo con giocosa gratitudine. La loro tenerezza si esprime come una passione delicata e sicura. E Dio vive nei loro cuori come un sole che sorge al mattino e li fa splendere della sua luce al cospetto del mondo.…
Molti confondono la “tenerezza” con il “tenerume”. La prima è sensibilità affettiva e richiede una grande fortezza d’animo. Il secondo è un sentimento debole, fatto solo di smancerie e svenevolezze superficiali.
Chi sceglie la tenerezza come progetto di vita è una persona matura, coraggiosa, che sa andare contro corrente… La tenerezza è beatitudine. Siamo talmente costituiti come esseri di tenerezza che ogni briciola di tenerezza in noi, per quanto difettosa o limitata, ci fa avvertire la nostalgia di Dio e della suo infinito Amore. Dio è tenerezza amante: coloro che si lasciano avvolgere da Lui vivono, fin da questa terra, un’esperienza di beatitudine celeste. E che cosa c’è di più sublime?»
È tutto questo che ci conduce, come suggerì Tobi nel suo cantico di ringraziamento (Tb 13,7), a “contemplare ciò che (il Signore) ha operato con noi e ringraziatelo con tutta la voce; benediciamo il Signore della giustizia ed esaltiamo il re dei secoli”.
Che ognuna delle vostre coppie possa avere quello “sguardo di aquila” per scendere nella profondità del nostro amore e scoprire ciò che Dio vi dona ogni giorno.
Daniela & Martino, Sposi Contemplativi dello Sposo
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