Il Sacramento dello Sposo, della Sposa

Cari sposi, diversi anni fa una coppia di amici mi ha raccontato di come avevano organizzato il loro matrimonio. Ci tenevano in modo speciale che, nell’offertorio, oltre agli elementi tipici (calice, pane, vino…) ci fossero alcuni oggetti particolarmente significativi nel loro cammino assieme. Uno di questi era uno specchio, con il quale volevano significare il loro desiderio di divenire, con il matrimonio, riflesso dell’amore di Cristo per loro stessi, per i figli e per chiunque li avesse conosciuti.

Oggi riconosco quanto mi ha aiutato quell’incontro per cogliere una verità essenziale della coppia cristiana: manifestare un tratto dell’amore divino.

Eppure, ho altresì incontrato tante coppie che hanno espresso la fatica di una simile azione, come se si trattasse spesso di un scalata a mani nude su una parete ghiacciata. Ma la solennità odierna viene in nostro aiuto e comunica a voi sposi una consapevolezza davvero consolante.

Siamo debitori a Papa Benedetto per aver chiarito tante volte, soprattutto in occasione della presente festività che “Proprio per la sua natura di evento performativo, l’Eucaristia coinvolge non solo la dimensione individuale del credente, ma anche quella comunitaria e universale” (Sacramentum caritatis 11). Che significa? Che l’Eucaristia non è soltanto un segno o un rito simbolico, ma è un’azione che realizza ciò che significa: è un sacramento che compie effettivamente la comunione tra Dio e gli uomini e trasforma interiormente chi vi partecipa.

San Tommaso D’Aquino, grande cantore dell’Eucaristia, volendo appunto sottolineare questa capacità trasformante del Divino Sacramento ne ha espresso in vari modi i suoi effetti. Quindi, Cristo Eucaristia, pieno di grazia e di verità, ordina i comportamenti, forgia il carattere, nutre le virtù, consola gli afflitti, fortifica i deboli, incita alla sua imitazione e santifica coloro che si rivolgono a Lui. Quanto bene ci fa Gesù nel momento in cui Lo adoriamo o Lo riceviamo nella Messa!

Già è chiaro a questo punto che ricaduta può avere per voi sposi vivere vicino a Gesù Eucaristico. Sempre papa Ratzinger scrive:

L’Eucaristia corrobora in modo inesauribile l’unità e l’amore indissolubili di ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente connesso all’unità eucaristica tra Cristo sposo e la Chiesa sposa” (Sacramentum caritatis, 27).

La Presenza viva di Gesù vi aiuta a rinforzare continuamente il vostro “sì” reciproco e a non permettere che l’egoismo si infiltri e vi inganni. Avvicinatevi a Lui nel Tabernacolo, cercatelo, sostate anche solo qualche minuto al giorno. E se gli impegni vi rendessero impossibile entrare fisicamente in chiesa nei giorni feriali, almeno unitevi spiritualmente a Lui.

L’Eucarestia significa non solo il vostro specchio nel quale vedere l’ideale di un Amore totale e totalizzante ma è anche la forza che Gesù vuole costantemente infondervi perché siate qui ed oggi il Suo prolungamento, la sua mano tesa.

Concludo con questo celebre brano, tratto da un’omelia di S. Agostino, nel quale ci aiuta a comprendere quanto anela Gesù non solo entrare in noi ma diventare parte di noi. Ebbene, voi sposi potete essere più che mai, nell’Eucarestia, Sacramento di Gesù che si rende presente ancora nel 2025:

Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: «Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me» (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui” (Omelia di papa Benedetto XVI 23 giugno 2011). 

ANTONIO E LUISA

A quanto scritto da padre Luca, desideriamo aggiungere solo un pensiero. Ma è un pensiero che ci vibra dentro, che ancora oggi — dopo tanti anni di matrimonio — ci commuove fino alle lacrime. È qualcosa che abbiamo toccato con mano, vissuto nella carne e nello spirito. Quando accade, ci sentiamo i più fortunati sulla terra. Perché il nostro incontro intimo, vissuto nel dono pieno, sincero, vulnerabile della persona, diventa sacramento vivente. È Eucaristia domestica. Non solo piacere, ma gesto profetico. In quell’abbraccio impariamo a dire col corpo: “Questo è il mio corpo, offerto per te”. E a riceverlo come si riceve l’ostia: con stupore, tremore, gratitudine e adorazione.

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