L’amata: eros, agape e la fedeltà che matura nel tempo

Nei versetti che afforntiamo in questo capitolo il Cantico dei Cantici mostra l’amore sponsale come integrazione di eros e agape: passione e fedeltà, freschezza e maturità, dono reciproco che, nutrito, diventa profezia dell’amore eterno di Dio. Clicca qui per leggere quanto già pubblicato. La riflessione come sempre è tratta dal nostro libro Sposi sacerdoti dell’amore (Tau Editrice).

«Le mandragore fanno sentire il loro profumo. Alle nostre porte ci sono tutti i frutti più squisiti, quelli freschi e quelli stagionati che ho conservato per te, amore mio.» (Ct 7,14)

Queste parole del Cantico dei Cantici aprono uno squarcio affascinante sul mistero dell’amore sponsale. Il linguaggio è poetico, ma racchiude in sé una sapienza profonda, capace di parlare tanto al cuore quanto alla mente. Le immagini bibliche non sono semplici ornamenti, ma chiavi interpretative per entrare nel mistero dell’amore umano, che è corpo e spirito, eros e agape, passione e fedeltà.

La mandragora: tra attrazione e ambiguità

Il testo nomina la mandragora, pianta che, nella tradizione antica, è legata al desiderio, alla fertilità e persino alla magia. La Bibbia stessa la ricorda come oggetto di contesa tra Rachele e Lia, mogli di Giacobbe, che vedevano in essa una promessa di fecondità (cf. Gen 30,14-16). La mandragora, infatti, è pianta ambivalente: può essere medicina o veleno, dono o inganno, a seconda dell’uso che se ne fa.

Questa ambivalenza diventa un simbolo perfetto dell’eros. L’attrazione erotica tra uomo e donna è una forza potente, capace di condurre alla comunione più profonda o, se deformata, di trasformarsi in possesso e distruzione. Come nota San Giovanni Paolo II:

«L’uomo è diventato dono per la donna, e la donna per l’uomo. Nell’esperienza del corpo, l’uomo e la donna scoprono il significato sponsale della loro esistenza.» (Udienza generale, 9 gennaio 1980).

In chiave psicologica, potremmo dire che l’eros è quella spinta originaria che permette di uscire dal proprio “io” chiuso e autoreferenziale per cercare l’altro. Non è quindi, come spesso viene ridotto, una forza cieca di possesso. È, piuttosto, un motore che spinge a superare l’egoismo e a scoprire la gioia dell’incontro.

Estasi e dono

La parola greca éxtasis significa letteralmente “essere fuori da sé”. L’estasi amorosa è dunque il movimento che porta oltre i propri confini, verso l’altro. In un mondo segnato dal peccato, questo movimento rischia di degenerare in volontà di dominio, ma nel disegno originario di Dio esso è chiamato a fiorire come dono

L’eros, se purificato dall’agape, diventa una via per imparare l’amore vero, quello che non si esaurisce nel piacere, ma che si apre al servizio, alla fedeltà, alla vita generata insieme. È come un “motorino di avviamento”: accende la passione, ma non basta a portare avanti il viaggio. Occorre il motore più grande dell’agape, l’amore che si fa dono quotidiano.

I frutti freschi e i frutti stagionati

Il Cantico prosegue con un’immagine altrettanto suggestiva: i frutti freschi e quelli stagionati conservati “alle porte” per l’amato. È il simbolo dell’amore coniugale che conosce diverse stagioni.

I frutti freschi sono la passione, la sorpresa, l’attrazione immediata che caratterizza i primi tempi. I frutti stagionati, invece, parlano della fedeltà, della maturità che nasce dalla vita condivisa, dalle prove superate, dalle ferite trasformate in cicatrici. Entrambi sono preziosi e necessari.

Cristiane Singer osserva con finezza: «Il matrimonio nasce dalla pazienza che Dio ha nei riguardi dell’uomo: Io ti dono una vita per realizzare la tua opera. La passione invece nasce dalla sua impazienza: Come, stai ancora dormendo?» (Elogio del matrimonio, della passione e della fedeltà).

Nelle coppie che hanno costruito un rapporto sano, passione e fedeltà non si escludono, ma si alimentano a vicenda. La passione non è un capriccio passeggero, ma può essere educata, custodita, rigenerata. Ogni gesto di tenerezza, di cura, di ascolto diventa come acqua che irriga le radici dell’amore, mantenendo viva la fiamma.

Una dinamica psicologica e spirituale

Qui possiamo cogliere un parallelo con le dinamiche interiori dell’uomo. Ogni relazione vive della tensione tra spontaneità e stabilità, tra desiderio e responsabilità. Quando uno dei due poli viene escluso, l’amore si impoverisce: senza passione, rischia di diventare routine fredda; senza fedeltà, si riduce a consumare emozioni senza costruire nulla.

La Bibbia mostra che Dio stesso ama con passione e fedeltà. «Con amore eterno ti ho amato» (Ger 31,3), dice il Signore a Israele. E al tempo stesso Gesù parla dello sposo che arde di desiderio per la sua sposa, che è la Chiesa (cf. Mc 2,19).

Nell’esperienza matrimoniale, allora, gli sposi sono chiamati a riflettere questa immagine di Dio: vivere la pazienza dell’amore che dura e, insieme, custodire l’impazienza della passione che rinnova.

Recuperare la passione perduta

Molte coppie, dopo anni, si chiedono se la passione sia definitivamente tramontata. Ma il Cantico insegna che i frutti freschi possono sempre ritornare, se vengono conservati e custoditi. Non è una forza cieca che sfugge al nostro controllo: è un dono che si alimenta.

Come dice Papa Francesco: «L’amore che non cresce in modo dinamico rischia di essere un amore malato. Cresce e matura man mano che la vita diventa più fragile.» (Amoris Laetitia, 134).

La coppia che investe nella cura reciproca, nel dialogo, nella preghiera condivisa, nei gesti concreti di servizio, non perde la passione, ma la trasfigura. Anche quando sembra spenta, essa può essere ravvivata, come brace che torna fuoco vivo se alimentata.

L’immagine della mandragora e dei frutti freschi e stagionati ci mostra che l’amore coniugale è un cammino di integrazione. È eros che diventa agape, è passione che si trasforma in fedeltà, è dono che si rinnova ogni giorno.

Il matrimonio non elimina la passione, ma le dà una casa. Non soffoca l’eros, ma lo orienta al dono. Non teme il tempo, perché sa che l’amore vero, come il vino buono, matura e diventa più gustoso. Ecco perché il Cantico ci offre non solo poesia, ma profezia: l’amore umano, con le sue fragilità e le sue grandezze, è segno di quell’amore eterno e fedele che Dio ha per noi.

Antonio e Luisa

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