15 ottobre: una data tra Cielo e terra

Ogni anno, il 15 ottobre illumina il mondo con una luce dolce e silenziosa. A parte essere la memoria liturgica della grande Santa Teresa d’Avila, non è una giornata festiva né chissà quale ricorrenza mondana, ma per milioni di famiglie in tutto il pianeta rappresenta un momento profondamente significativo: è la Giornata mondiale sulla consapevolezza del lutto prenatale e perinatale, dedicata a ricordare quei bambini che, per motivi diversi, non sono arrivati tra le braccia dei loro genitori o ci sono rimasti solo per poco tempo.

È una giornata sospesa tra Cielo e terra, come sospesa è la vita che non ha avuto il tempo di compiersi ma che ha lasciato un segno incancellabile nei cuori di chi l’ha amata dal primo istante.

Il lutto perinatale – che comprende la perdita di un figlio durante la gravidanza, al momento del parto o poco dopo la nascita – è una delle esperienze più traumatiche che una famiglia possa vivere. Eppure, è anche uno dei dolori più silenziosi, spesso ignorati o sottovalutati dalla società. Chi lo vive si trova spesso immerso in un silenzio che può sembrare assordante.

Le parole mancano, le frasi di circostanza feriscono più di quanto aiutino e la mancanza di riconoscimento del dolore può trasformare il lutto in un’agonia solitaria.

La Giornata mondiale del lutto prenatale e perinatale nasce con l’obiettivo di dare voce a chi non può parlare, di riconoscere l’esistenza di quei bambini non nati o vissuti solo per pochi istanti, e di sostenere i genitori e le famiglie che li portano per sempre nel cuore.

In tutto il mondo, il 15 ottobre si celebrano cerimonie, si accendono candele, si organizzano camminate della memoria, eventi simbolici e momenti di raccoglimento. Alle 19:00 (ora locale), si accende una candela generando un’onda di luce globale che percorre il pianeta per 24 ore: è il Wave of Light, l’Onda di Luce, il gesto collettivo che unisce milioni di cuori in un unico abbraccio.

Parlare di questi bambini non significa alimentare il dolore ma onorare la loro esistenza. Anche se non hanno camminato tra noi, hanno lasciato un’impronta profonda. Sono figli amati, desiderati, sognati. Il loro ricordo è intrecciato all’identità delle famiglie, che non possono né vogliono dimenticare.

La società spesso fatica a riconoscere questa forma di lutto. Si sente spesso dire: “Era solo un feto“, “Ne farete un altro“, “Meglio così, era troppo piccolo” e via dicendo. Queste frasi, anche se possono essere dette con buone intenzioni, non fanno che alimentare il senso di isolamento o di colpa. È per questo che il 15 ottobre ha anche lo scopo di sensibilizzare la collettività, promuovendo una cultura dell’ascolto, della comprensione e del rispetto.

Dietro ogni storia di lutto prenatale o perinatale c’è un intreccio di emozioni potentissime: amore, speranza, attesa, delusione, rabbia, tristezza. Ogni famiglia trova un proprio modo di affrontare il dolore: c’è chi scrive lettere, chi pianta un albero, chi conserva ecografie o vestitini mai usati. Altri trasformano il dolore in impegno sociale perchè questi genitori non sono “solo” sopravvissuti alla perdita: sono testimoni del valore di ogni vita, anche quella più breve.

E poi c’è chi, come me e mio marito, desidera ridonare agli altri la speranza cristiana e la forza della resurrezione ricevuti da Cristo: ecco perché abbiamo scritto libri, composto novene, realizzato cammini online di preghiera gratuiti, partecipato come relatori alla Scuola Nuziale di Mistero Grande e Intercomunione delle famiglie, donato la nostra testimonianza in tutta Italia!

Ed ecco anche perché ci definiamo genitori tra Cielo e terra: il compimento della promessa di Dio è in quella vita che non è mai persa completamente perché vive nell’amore vero, eterno e prefetto di un Padre che l’ha voluta e amata per prima. Ed per questo che, la vita di quel figlio Lassù, va anche da noi – sempre di più e sempre più consapevolmente – amata, rispettata, onorata.

La Giornata del 15 ottobre, insomma, ci invita a riflettere anche su quanto ancora ci sia da fare in termini di assistenza spirituale e psicologica, formazione degli operatori sanitari, accompagnamento delle famiglie. Troppo spesso, chi affronta una perdita simile si sente abbandonato, incompreso, perfino colpevolizzato. Serve un cambiamento culturale profondo: serve chiamare le cose con il loro nome, dare dignità a ogni lutto, offrire spazi sicuri dove il dolore possa essere espresso senza vergogna o giudizio. Le istituzioni, il mondo sanitario, la scuola e l’intera comunità possono e devono fare di più.

Il 15 ottobre, dunque, non è tanto o solo una giornata di lutto quanto piuttosto di riconciliazione e speranza. È l’occasione per rafforzare il ponte tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che è stato e ciò che sarà sempre. Per molti genitori questo giorno rappresenta l’occasione per dire al proprio figlio o alla propria figlia: “Non ti abbiamo dimenticato. Vivi in noi, nel nostro amore, nel nostro ricordo. E, soprattutto, nel cuore di Dio“.  È una data in cui la terra si fa un po’ più leggera e il Cielo un po’ più vicino. Una data tra Cielo e terra, appunto.

Il 15 ottobre è una data delicata, preziosa, carica di silenzio ma anche di luce. È il giorno in cui ricordiamo chi ha vissuto solo nel battito di un cuore. È il giorno in cui diciamo che ogni vita, per quanto breve, ha un valore infinito. È il giorno in cui abbracciamo, anche solo idealmente, tutte le madri, i padri, i fratelli, i nonni che portano dentro di sé un amore che non ha avuto il tempo di compiersi in questo mondo ma che lo farà, insieme a noi, Quel giorno. E allora, davvero, sarà per sempre.

Fabrizia Perrachon

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