Dal «Commento su Aggeo» di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Cap. 14; PG 71, 1047-1050) Al tempo della venuta del nostro Salvatore apparve un tempio divino senza alcun confronto più glorioso, più splendido ed eccellente di quello antico. […] Ma dopo che l’Unigenito si fece simile a noi, pur essendo «Dio e Signore, nostra luce» (Sal 117, 27), come dice la Scrittura, il mondo intero si è riempito di sacri edifici e di innumerevoli adoratori che onorano il Dio dell’universo con sacrifici e incensi spirituali. […] A quanti lavorano con impegno e fatica alla sua edificazione, sarà dato dal Salvatore come dono e regalo celeste Cristo, che è la pace di tutti. […] Anche il saggio Isaia pregava in termini simili: «Signore, ci concederai la pace, poiché tu dai successo a tutte le nostre imprese» (Is 26, 12). A quanti sono stati resi degni una volta della pace di Cristo è facile salvare l’anima loro e indirizzare la volontà a compiere bene quanto richiede la virtù. Perciò a chiunque concorre alla costruzione del nuovo tempio promette la pace. […]
Abbiamo riportato alcune frasi di un lungo commento sul profeta Aggeo da parte del vescovo san Cirillo d’Alessandria, perché ci è parso di focalizzare la nostra attenzione su alcuni particolari circa gli edificatori della Chiesa.
La svolta del discorso la si vede, a parer nostro, quando il vescovo sottolinea che dopo che l’Unigenito si fece simile a noi,[…] il mondo intero si è riempito di sacri edifici e di innumerevoli adoratori che onorano il Dio dell’universo con sacrifici e incensi spirituali. Ma cosa intende dire con “sacri edifici” ed “innumerevoli adoratori“?
Si riferisce certamente al nuovo popolo che Cristo ha creato mediante la Sua Redenzione, cioè quella comunità che chiamiamo Chiesa, in particolar modo ci riferiamo alla porzione di Chiesa che ancora vive in questa vita, la cosiddetta Chiesa militante (o peregrina). Ogni battezzato è tempio dello Spirito Santo, ogni battezzato è cioè quel sacro edificio entro cui la Trinità vuole prendere dimora fissa, è una Grazia che ci viene elargita appunto col Battesimo.
Ma spesso siamo dei pessimi padroni di casa, non di rado mettiamo il Signore in affitto nella sua stessa casa (cioè noi stessi), sovente poi lo mettiamo alla porta pronti per cacciarlo via, addirittura c’è chi gli ha dato lo sfratto o un contratto a tempo determinato con la clausola dei 3 mesi di affitto in anticipo ed un periodo di prova.
Così come questa inabitazione vale per ogni battezzato così c’è un particolare stato di vita che è chiamato (vocazione) a far vedere lo stile di questa inabitazione d’amore: il matrimonio. Esso può diventare l’edificio in cui abita Cristo, e tutto ciò grazie al Sacramento del Matrimonio. Cari sposi, noi siamo quella casa abitata dall’amore di Cristo, noi siamo stati abilitati ad amare con la Sua misura, ma non passivamente.
San Cirillo ci spiega infatti che A quanti lavorano con impegno e fatica alla sua edificazione, sarà dato dal Salvatore come dono e regalo celeste Cristo, che è la pace di tutti. Tutte noi coppie aspiriamo alla pace dentro la nostra relazione, non la pace che ci dà il mondo, ma la pace vera che ci dà lo stesso Cristo che abita nella nostra unione. Ma per avere in dono questa pace è indispensabile il nostro impegno e fatica.
Impegno a migliorare noi stessi sulla via della santità per aiutare nella santità il nostro coniuge, impegno a lavorare ogni giorno per rendere la nostra unione una casa accogliente per il Signore. Ci vuole inoltre anche fatica, la fatica di combattere quotidianamente contro le nostre debolezze, i nostri limiti, la fatica di rinunciare al proprio io per far crescere il noi della coppia. Noi sposi siamo i moderni muratori che edificano la Chiesa odierna.
Coraggio sposi, vale la pena di impegnarsi e faticare perchè la promessa della pace di Cristo non è all’acqua di rose, quando una coppia vive in pace non teme gli ostacoli, ma li affronta con coraggio e fiducia perchè sa si essere inabitata dall’amore di Cristo.
Giorgio e Valentina.
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inabitata?
puoi chiarire questo concetto
grazie
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inabitata significa abitata dal di dentro. Nell’articolo è stato ripreso lo stesso concetto più volte con sinonimi vari : dimora fissa, casa accogliente, siamo sacro edificio e altri.
La relazione inabitata da Cristo significa che non è più solo una relazione umana tra noi due, ma la nostra relazione diventa col Sacramento dimora stabile di Cristo, poi la sua efficacia dipende da noi, ma col Sacramento si diventa ciò per Grazia non per merito… Certamente ci vuole lo sforzo di corrispondere al dono di Grazia. Spero di aver chiarito.
Grazie
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