Sono separato. E se mi faccio frate?

Quando una persona di fede si separa, può venire questo pensiero: Visto che non intendo avere nuove relazioni e che devo vivere in astinenza dai rapporti, tanto vale che diventi frate o suora. Effettivamente anche io mi sono ritrovato, qualche volta, quando ancora non sapevo quasi niente del Sacramento del matrimonio, a ragionare così.

A prima vista può sembrare un gesto di grande fede — “lascio tutto per Dio” — ma nasconde un rischio profondo: dimenticare che il matrimonio è una consacrazione, che nasce dal sacramento del battesimo e che, come ogni vocazione cristiana, è per sempre; padre Luca Frontali – autore anche lui su questo blog – ha scritto proprio la sua tesi con questo titolo, “Matrimonio è consacrazione”.

Quando due sposi si uniscono davanti a Dio, non fanno solo una promessa reciproca, ma ricevono un sacramento, una consacrazione derivata dal battesimo, che è il livello massimo della nostra chiamata a partecipare alla vita divina. Con il battesimo si diventa figli di Dio e aggiungere qualcosa vorrebbe dire mettersi sullo stesso piano di Dio: pertanto matrimonio e sacerdozio non sono sopra il battesimo, specificano soltanto la Grazia battesimale, permettendo così a ognuno di seguire la propria vocazione al servizio degli altri.

Il matrimonio non è un “patto umano” con la benedizione di Dio: con quel patto Dio stesso entra nell’unione degli sposi e la rende segno visibile del Suo amore per l’umanità. Il “sì” detto davanti all’altare non è una formula romantica, è una risposta a una vocazione: Dio chiama, e noi rispondiamo con tutto ciò che siamo, sostenuti dalla grazia battesimale.

Se è vero che ogni vocazione è dono e mistero, è anche vero che non si cambia vocazione come si cambia abito. Se un sacerdote smette di esercitare il suo ministero, non smette di essere sacerdote; se una suora lascia il convento, la sua consacrazione resta impressa nella sua storia.

Allo stesso modo, uno sposo o una sposa cristiani che vivono una separazione non smettono di essere marito o moglie davanti a Dio, può finire la convivenza, può interrompersi la comunicazione, può arrivare la solitudine… ma la vocazione rimane, perché è radicata nel battesimo, che ci ha resi figli e collaboratori di Dio nella storia della salvezza.

Alcuni mi hanno detto: Ma se la mia vita è distrutta, se l’altro non mi ama più, non potrei servire Dio in un altro modo?. Certo che puoi servirlo! Ma non devi cambiare vocazione per farlo! Puoi servire Dio proprio lì dove ti trovi, nella tua ferita, nella tua fedeltà silenziosa, nella tua offerta nascosta. È lì che la tua consacrazione diventa feconda, è lì che puoi testimoniare al mondo che l’amore di Dio è per sempre, anche quando l’uomo fallisce.

Conosco tante persone separate che vivono la loro vocazione matrimoniale in modo particolare: pregano per il coniuge che le ha lasciate, continuano a educare i figli nella fede, offrono la loro solitudine come preghiera; non sono “mezzi consacrati”: sono sposi a pieno titolo, sposi crocifissi, ma fedeli. Non lo fanno per masochismo, ma perché hanno capito che l’amore non si misura sul successo o sul riconoscimento, ma sulla capacità di restare nella verità.

Il matrimonio cristiano non è una vocazione “di serie B” rispetto alla vita consacrata. È un sacramento che racchiude la stessa radicalità, lo stesso dono totale di sé, anzi, può essere anche più difficile, perché si è chiamati ad amare un essere umano concreto, con limiti, difetti, incoerenze e a farlo per sempre.

Ecco perché non ha senso, dopo una separazione, pensare di “salire di livello” entrando in un convento o in un ordine religioso: non si passa da una vocazione a un’altra per riparare un dolore o riempire un vuoto, a maggior ragione se sono nati dei figli che hanno bisogno di un padre e una madre che li educhino concretamente e che siano presenti nella loro vita.

Se il matrimonio è una consacrazione, allora anche la separazione può diventare un altare: il luogo dove si offre la propria vita come sacrificio d’amore nella consapevolezza che Dio ci chiama a santità nella vita concreta, non in fuga da essa.

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Un pensiero su &Idquo;Sono separato. E se mi faccio frate?

Scrivi una risposta a nives1950 Cancella risposta