Guida ed amabilità

Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa ​(Capp. 21, 1 – 22, 5; 23, 1-2; Funk, 1, 89-93) […] Adoriamo il Signore Gesù Cristo, il cui sangue fu versato per noi, portiamo rispetto a quelli che ci governano, onoriamo gli anziani e istruiamo i giovani nella scienza del timor di Dio, indirizziamo le nostre spose sulla via del bene. Appaiano amabili nella loro vita morale, diano prova della loro disposizione alla dolcezza, manifestino con il tacere di saper moderare la lingua, offrano uguale amore, senza preferenza di persone, a tutti quelli che santamente servono Dio. I nostri figli facciano tesoro degli insegnamenti di Cristo; imparino quale forza abbia davanti a Dio l’umiltà, che cosa possa presso di lui un amore casto, e come il suo timore sia buono e grande. Esso salva tutti quelli che lo praticano santamente nella purezza dell’anima. Dio infatti scruta i pensieri e le intenzioni della mente. Il suo soffio è in noi e ce lo toglierà quando vorrà. Tutto questo è confermato dalla fede che abbiamo in Cristo. […]

Oggi vi riportiamo uno stralcio di questa lettera che era presente ieri nell’Ufficio, la quale ci testimonia come fin dagli albori la Chiesa aveva già bene in mente alcuni cardini della vita cristiana e morale, in particolar modo ci riferiamo alla vita familiare.

Infatti è bello notare come venga messa in risalto l’amabilità delle spose e la loro dolcezza, esse sono due tipici tratti femminili, non perchè ai maschi siano precluse queste virtù, quanto piuttosto perché la femminilità è un terreno naturalmente fertile per esse.

Per gli sposi invece, papa Clemente indica la via difficile di essere guida santa per le proprie spose, il che implica crescere e faticare sulla via della santità personale, infatti ad una guida si richiede l’integrità altrimenti non ricoprirebbe con onore tale ufficio. Insomma , questo papa ha già le idee chiare sui compiti dentro la relazione sponsale e nel consorzio famigliare; certamente i confini di questi compiti non sono definiti in modo categorico e tassativo, ogni coppia poi trova il proprio equilibrio.

Questa lezione di San Clemente però ci sprona a salire di livello nella propria santità personale per aiutare l’altro/a a fare altrettanto, gli sposi effettivamente dovrebbero fare a gara nella santità, non tanto per vedere chi vince la coppa, ma affinché ne giovi la santità del NOI della coppia. Più il Noi della coppia è santo e più siamo testimoni di un altro Amore, gli sposi segno dell’amore di Cristo per la Sua Chiesa e le spose segno di questo amore ricambiato dalla Chiesa verso il Suo diletto Sposo.

Ioltre c’è anche un accenno di poche parole (ma pregno di grande saggezza) all’educazione dei figli: I nostri figli facciano tesoro degli insegnamenti di Cristo; imparino quale forza abbia davanti a Dio l’umiltà, che cosa possa presso di lui un amore casto, e come il suo timore sia buono e grande.

Il discorso di papa Clemente si limita a 4 temi: catechismo, forza dell’umiltà, potenza dell’amore casto e, da ultimo, bontà e grandezza del timor di Dio. Il papa dà per assodato che i suoi lettori abbiano ben chiaro che questi 4 insegnamenti di vita i figli li imparino in famiglia dai propri genitori. Oggigiorno noi non lo diamo per scontato, e ci riferiamo in particolar modo al terzo tema: che cosa possa presso di lui un amore casto.

Non si capisce esattamente cosa intenda il papa per “che cosa possa presso di lui“, possiamo fare delle ipotesi, forse aveva in mente tante coppie di sposi sante che lui conosceva personalmente, o che ha avuto la grazia di incontrare lungo il cammino sacerdotale od episcopale, sicuramente però aveva davanti a sè degli esempi di santità matrimoniale, quindi sposi casti, che hanno ricevuto doni di Grazia immensi dal Signore, non sappiamo quali ma di certo parlava di vita vissuta, di esperienze toccate con mano o viste con i propri occhi.

Cari sposi, ancora una volta, ma questa volta da molto lontano, arriva a noi il monito di una vita casta: di una vita maschile e femminile vissuta nella totalità di un amore puro e fedele fino alla morte, una sessualità maschile e femminile vissuta in pienezza, o meglio, in Pienezza perché piena di Spirito Santo.

San Clemente ci aiuti a vivere così, perché i figli imparino la castità da noi, non dal mondo, coraggio sposi.

Giorgio e Valentina.

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