Cari sposi, qual è la Cattedrale di Roma? Non è San Pietro come spesso si è indotti a pensare, bensì San Giovanni in Laterano. Questa chiesa ha il titolo onorifico di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, Capo e Chiesa Madre di tutte le chiese dell’Urbe e del Mondo. Difatti, è stata la prima basilica trasformata in chiesa dopo la proclamazione dell’editto di Costantino (313) con cui i cristiani potevano finalmente professare pubblicamente la propria fede.
È allora una festa non solo per questo motivo storico ma perché la Chiesa vuole farci riflettere sul senso teologico e spirituale di un edificio dedicato al culto divino. Da una parte Essa ci ricorda che siamo “romani”, siamo uniti alla figura del Papa come segno di unità, dall’altra che ciascuno di noi, per il Battesimo è tempio dello Spirito Santo e la chiesa è anzitutto fatta da noi, prima che dagli edifici di pietra.
Chiaramente tale festa evoca da subito un senso di famiglia. Difatti, il Concilio Vaticano II, quando vuole descrivere chi è la Chiesa utilizza varie immagini bibliche, tra cui due ci sono particolarmente care: la famiglia di Dio e il tempio dello Spirito (Lumen gentium 6).
Ora vorrei porre una domanda: vi siete mai chiesti qual è l’origine storica della famiglia? Ci sono tante teorie al riguardo e il pensiero filosofico occidentale non ha mai avuto idee concordanti. Si va infatti da una concezione naturale circa l’origine della famiglia causata dal bisogno di riproduzione e di cooperazione tra i sessi. Poi abbiamo uno sguardo contrattuale e sociale, secondo cui essa deriva da un accordo razionale e volontario tra individui liberi, fondato sul reciproco consenso e sul mutuo vantaggio. Infine, abbiamo un’interpretazione storico-economica per cui la famiglia si considera come una mera forma storica che riflette le condizioni economiche e culturali di ogni epoca.
Chi ha ragione? Come credenti dobbiamo interpellare sempre la Rivelazione e lì vediamo, anzitutto a partire dalla Genesi, che il fondamento e il principio della coppia è Cristo stesso, unito alla Chiesa Sposa.
Così oggi la Liturgia ci mostra proprio questa verità da un punto di vista sostanzialmente simile: Cristo è la pietra angolare della Chiesa e con Lui si passa dal Tempio di pietre a tempio del corpo, alla persona stessa, perché il corpo umano, come insegna Giovanni Paolo II, è “sponsale” (Udienza del 16 gennaio 1980). Il seguente passaggio è che il matrimonio stesso, grazie al corpo degli sposi, diviene una visualizzazione della Chiesa difatti il matrimonio dei battezzati diviene il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 13).
Ma come la mettiamo quando la barca vacilla e i problemi relazionali sembrano prendere il sopravvento? Quando la nostra casa – pur piccola Chiesa – crepa dai tentennamenti dell’amore? Dove vanno a finire tanti bei discorsi da credenti?
La Parola è molto chiara quando parla del tempio: Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Se è Cristo il pilastro dell’unione sponsale, allora Egli è anche il Garante supremo della fedeltà reciproca. Certamente, quel che il Signore non può fare, perché se l’è autoimposto quale segno del Suo Amore e rispetto per noi, è di violare la nostra libertà. E quindi Dio non vuole privare gli sposi della possibilità di ripetersi ogni giorno, liberamente, “io accolgo te”. Ma così facendo, se la gioca! Perché permette implicitamente che tale libertà possa anche contraddire il Suo progetto.
E allora gli sposi sono chiamati a ricordarsi sempre che il proprio consenso non è mai detto una volta per tutte e men che meno è stato solo uno scambio biunivoco. Piuttosto esso è considerato da Cristo come un vero e proprio “sì” a Lui e da quel momento lo Spirito ha reso gli sposi quale chiesa domestica. Lo ricordava già nei primi secoli uno dei massimi Padri della Chiesa, San Giovanni Crisostomo (344-407) quando scriveva: La casa dei coniugi è una piccola Chiesa. (Homilia in Ep. ad Ephesios XX).
Questa fede e questa certezza può, quindi, essere scudo e baluardo dinanzi alle tentazioni e in mezzo alle prove come anche fonte di gioia e lode nei momenti di gioia e serenità: se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (Rm 8, 31).
Non dimenticatelo mai, cari sposi: la pietra d’angolo, la colonna portante della vostra relazione non è solo il vostro assenso reciproco. Quello è stato solo l’inizio, il permesso dato a Dio perché iniziasse in voi la Sua opera. La stragrande parte della vostra relazione poggia sul dono di Cristo e la Grazia, affinché funzioni, merita sempre la collaborazione attiva perché il tempio della coppia resti sempre saldo.
Che bello sentirsi dire questo dall’autorità del Papa! Abbiamo sempre parlato della inabitazione di Dio nel cuore della persona che vive nella sua grazia. Oggi possiamo dire anche che la Trinità è presente nel tempio della comunione matrimoniale. Così come abita nelle lodi del suo popolo (cfr Sal 22,4), vive intimamente nell’amore coniugale che le dà gloria (Amoris laetitia 314).
Certo, ci vuole fede, ci vuole la consapevolezza di essere abitati da Cristo e di con-vivere con Lui sempre, come ci ricorda un santo sposo, Igino Giordani (1894-1980), cofondatore del Movimento dei Focolari: Se si vive il sacramento del matrimonio, la famiglia è un tempio, è una piccola Chiesa e quello che passa tra moglie e marito è lo Spirito Santo, è lo Spirito di Dio. Dio è amore e visto cristianamente l’amore è veramente scambio di Dio tra i componenti della famiglia (I. Giordani, La famiglia. Pensieri e ricordi, Città nuova, Roma 1994, p. 84).
ANTONIO E LUISA
Leggendo le parole di padre Luca ci viene forte un pensiero. Andare ad adorare Cristo nell’Eucaristia è un gesto prezioso: ci inginocchiamo davanti al Dio vivo, presente nel silenzio dell’ostia. Ma quella stessa presenza abita anche tra le mura di casa, nel modo in cui ci guardiamo, ci ascoltiamo, ci perdoniamo. Ogni gesto di amore, ogni parola che ricuce, ogni silenzio che accoglie è un frammento di adorazione domestica. Cristo non è solo nel tabernacolo, ma nel sacramento che viviamo ogni giorno come sposi. Lì, nel nostro modo di amarci, Egli continua a farsi carne e a rendere la nostra casa un piccolo altare di comunione.
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