Dai «Discorsi» di sant’Agostino (Disc. 21, 1-4; CCL 41, 276-278) «Il giusto gioirà nel Signore e riporrà in lui la sua speranza, i retti di cuore ne trarranno gloria» (Sal 63, 11). […] Ora dunque amiamo nella speranza. […] Ecco perché la Scrittura dice: «Il giusto gioirà nel Signore» e subito dopo, perché questi ancora non vede la realtà, essa aggiunge: «e riporrà in lui la sua speranza». Abbiamo tuttavia le primizie dello spirito e forse già qualcosa di più. Infatti già ora siamo vicini a colui che amiamo. Già ora ci viene dato un saggio e una pregustazione di quel cibo e di quella bevanda, di cui un giorno ci sazieremo avidamente. Ma come potremo gioire nel Signore, se egli è tanto lontano da noi? Lontano? No. Egli non è lontano, a meno che tu stesso non lo costringa ad allontanarsi da te. Ama e lo sentirai vicino. Ama ed egli verrà ad abitare in te. «Il Signore è vicino: non angustiatevi per nulla» (Fil 4, 5-6). Vuoi vedere come egli sta con te, se lo amerai? «Dio è amore» (1 Gv 4, 8). Ma tu vorrai chiedermi: che cos’è l’amore? L’amore è la virtù per cui amiamo. Che cosa amiamo? Un bene ineffabile, un bene benefico, il bene che crea tutti i beni. Lui stesso sia la tua delizia, poiché da lui ricevi tutto ciò che è causa del tuo diletto. Non parlo certo del peccato. Infatti solo il peccato tu non ricevi da lui. Eccetto il peccato, tu hai da lui tutte le altre cose che possiedi.
Questo è uno stralcio di ciò che si leggerà domani nell’Ufficio divino, ed è un bellissimo invito a rallegrarci, a gioire nel Signore, ad esultare nello Spirito Santo, a patto della rettitudine del cuore. Quando la Bibbia menziona il cuore non intende parlare della sede dei sentimenti e degli affetti, piuttosto intende il cuore come la sede della volontà, la sede in cui si decide come orientare il proprio libero arbitrio.
Ecco quindi che i “retti di cuore” sono coloro che hanno una volontà integra moralmente, incorruttibile, seria e decisa per la libertà, ovvero per il bene, per il Bene supremo. Ma siccome la realtà del Paradiso è un bene futuro mentre noi viviamo ancora nel tempo, il Signore per non scoraggiarci ci dà una sorta di antipasto, spiega sant’Agostino: Già ora ci viene dato un saggio e una pregustazione di quel cibo e di quella bevanda, di cui un giorno ci sazieremo avidamente.
Non di rado ci succede di incontrare coppie di sposi angustiati per le tribolazioni che stanno vivendo, quasi come attori passivi di una realtà che li soffoca. Non intendiamo di certo sminuire le situazioni di grande disagio e tribolazione, vogliamo invece aiutare ad avere uno sguardo più ampio, come una sorta di respiro di recupero, una specie di pausa momentanea anche se di pochi istanti, nella quale almeno intuire che l’orizzonte è molto di più della tribolazione che si sta vivendo ora.
E’ san Paolo che ci esorta «Il Signore è vicino: non angustiatevi per nulla» (Fil 4, 5-6). Qualcuno potrebbe commentare che è facile a dirsi (o scriverlo) ma difficile viverlo sulla propria pelle, ed è proprio qui il punto: sulla propria pelle, cioè nella propria vita, nella propria situazione contingente, non nel mondo dorato di certi cartoni animati odierni in cui il dolore non esiste.
Cari sposi, la modernità ci vuole ammaestrati ad usare il sentire come metro di misura per la vita : ogni scelta giusta o sbagliata che sia per il mondo va bene purché sia “sentita”, non esiste più il male ed il bene, ma esiste solo ciò che senti sia giusto sbagliato. Come fare allora a sentire il Signore vicino? Che metro di misura serve?
Sant’Agostino ci insegna che: Egli non è lontano, a meno che tu stesso non lo costringa ad allontanarsi da te. Ama e lo sentirai vicino. Ama ed egli verrà ad abitare in te. Anche qui bisogna intendersi su cosa sia amare, ed il santo continua: Che cos’è l’amore? L’amore è la virtù per cui amiamo. Che cosa amiamo? Un bene ineffabile, un bene benefico, il bene che crea tutti i beni. Lui stesso sia la tua delizia, poiché da lui ricevi tutto ciò che è causa del tuo diletto. Non parlo certo del peccato. Infatti solo il peccato tu non ricevi da lui. Eccetto il peccato, tu hai da lui tutte le altre cose che possiedi.
Vogliamo Dio vicino? Cominciamo ad obbedire al comando di amarci gli uni gli altri com Lui ci ha amato e ne vedremo delle belle. Da dove cominciare? Dalla propria casa, dal proprio matrimonio, dentro nella relazione marito e moglie deve scorrere l’amore di Cristo come fosse una continua corrente elettrica, chi viene in contatto con noi dovrebbe prendere la scossa. Coraggio.
Giorgio e Valentina
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