Le grandi acque non possono spegnere l’amore

Nei versetti di oggi leggiamo che l’amore vero attraversa le crisi come un mare aperto: soffre, cammina, si affida a Dio e diventa più forte insieme. Clicca qui per leggere quanto già pubblicato. La riflessione come sempre è tratta dal nostro libro Sposi sacerdoti dell’amore (Tau Editrice).

«Le grandi acque non possono spegnere l’amore,
né i fiumi travolgerlo» (Ct 8,7).

Questa frase del Cantico dei Cantici è una delle dichiarazioni più potenti sull’amore che la Scrittura ci consegna. Non è una frase romantica nel senso superficiale del termine. È una frase drammatica, realistica, incarnata nella vita. L’amata non sta dicendo allo sposo che andrà sempre tutto bene. Sta dicendo qualcosa di molto più vero: verranno le tempeste, verranno le acque, verranno i fiumi impetuosi… ma se l’amore è autentico, nulla potrà spegnerlo.

Qui l’amore smette di essere solo sentimento e diventa scelta, alleanza, fedeltà nella prova. Le “grandi acque” non sono un’immagine poetica astratta. Sono la sofferenza, le crisi, la fatica, le delusioni, le ferite, tutto ciò che prima o poi ogni coppia incontra nel cammino. Non esiste un amore vero che non abbia attraversato le sue acque.

Per il popolo ebraico l’immagine delle grandi acque è fortissima. Il mare era il luogo del caos, del pericolo, della morte. Evocava paura e smarrimento. Le inondazioni distruggono, travolgono, cancellano. Le acque non accarezzano: mettono alla prova. Eppure l’amata dice: neanche questo potrà spegnere l’amore.

Questo significa una cosa sola: l’amore vero non protegge dalla sofferenza, ma protegge nella sofferenza. Non ci evita il dolore, ma ci impedisce di essere schiacciati dal dolore. Quando l’amore è vissuto nel dono, nella fiducia, nella fedeltà reciproca e davanti a Dio, allora anche ciò che ferisce non ha l’ultima parola. Si può soffrire, si può piangere, si può anche vacillare… ma non si crolla dentro. Perché l’amore dà una forza che non viene solo da noi.

L’amore sponsale, in modo particolare, diventa una forza spirituale: dà pace anche nella tempesta, dà direzione quando tutto sembra confuso, dà senso quando la realtà sembra incomprensibile. Non elimina il male, ma lo attraversa.

E qui l’immagine delle grandi acque ci riporta inevitabilmente al Mar Rosso. Il popolo di Israele è davanti al mare. Dietro l’esercito del faraone. Davanti l’impossibile. Tornare indietro significherebbe tornare schiavi. Andare avanti significa attraversare le acque. Dio apre la via, ma la paura resta. Il popolo cammina con il cuore che batte forte, con il terrore negli occhi, con i passi pesanti. Non è stata una passeggiata. È stata una prova di fede.

Dio apre il mare, ma non cammina al posto loro. La fatica di attraversare la devono fare loro. E così è nella vita. Così è nel matrimonio. Così è nell’amore. Ci sono momenti in cui ti trovi davanti a una situazione che ti supera: una malattia, una crisi, una perdita, un tradimento, una ferita profonda, un fallimento che non avevi previsto. Ti senti piccolo. Ti senti senza forze. Vorresti tornare indietro. Vorresti evitare quella strada.

E invece a volte Dio non ci chiede di evitare il mare, ma di attraversarlo. Non perché la sofferenza sia desiderabile. La sofferenza non è mai un bene in sé. Ma perché a volte è inevitabile. E allora la vera libertà non è scegliere se soffrire oppure no, ma scegliere come soffrire. Con chi soffrire. Con quale cuore attraversare quella prova.

Dietro c’è l’Egitto: le sicurezze, le abitudini, le illusioni, le false protezioni, anche quelle dinamiche che sembrano rassicuranti ma in realtà ci tengono prigionieri. Davanti c’è l’ignoto. Ma è un ignoto abitato da Dio. «Il Signore combatteva per Israele» (Es 14,25). Non sempre lo vediamo, ma Lui è lì.

Ogni crisi nella vita di coppia è un Mar Rosso. Può diventare il luogo in cui l’amore si spegne, oppure il luogo in cui l’amore si purifica, si rafforza, si rende adulto. Può renderci più schiavi della paura oppure più liberi. Può farci chiudere oppure aprire a una fiducia più profonda. Nella prova emergono le vere radici dell’amore: se è fondato solo sul bisogno, si spezza; se è fondato sul dono, attraversa.

Il Cantico ci dice una cosa sconvolgente: se scegliamo di attraversare insieme le grandi acque, nulla potrà spegnere quell’amore. Non perché diventiamo invincibili, ma perché diventiamo affidati. Non perché diventiamo forti da soli, ma perché smettiamo di essere soli. Gesù stesso lo conferma: «Nella vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Lc 21,19). Non nella fuga, non nell’evitamento, ma nel restare, nel camminare, nel fidarsi.

E qui la testimonianza di Chiara Corbella diventa una delle incarnazioni più luminose di questa Parola. Lei ha conosciuto davvero le grandi acque. Ha seppellito due figli. Ha attraversato il dolore più grande che una madre possa vivere. Eppure non si è lasciata travolgere. Ha lasciato il suo Egitto. Ha attraversato il suo mare. Parlando del piccolo Davide, scrive parole che sono un Vangelo vissuto:

«Davide ha abbattuto il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui.
Ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio per noi, perché lui era solo per Dio.
Ha smascherato la fede magica di chi chiede a Dio solo ciò che corrisponde ai propri desideri.
Ha mostrato che Dio fa miracoli, ma non secondo le nostre logiche.
Ha abbattuto l’idea di chi cerca in Dio solo la salvezza del corpo e non quella dell’anima
».

Davide, vissuto pochi minuti, ha attraversato le grandi acque prima ancora di noi. E attraverso di lui Chiara e suo marito hanno imparato che l’amore non è possesso, non è pretesa, non è diritto. È offerta. Le grandi acque non hanno spento il loro amore. Lo hanno reso più nudo, più vero, più consegnato a Dio.

E allora questa Parola oggi parla a noi, alle nostre coppie, alle nostre famiglie. Verranno le acque. Verranno i momenti in cui ti sembrerà di non farcela. Verranno i giorni in cui pensi che l’amore sia finito. Ma se scegli di restare, se scegli di camminare, se scegli di affidarti, scoprirai che l’amore è più forte di quello che ti spaventa. «Forte come la morte è l’amore» (Ct 8,6). E se è più forte della morte, allora è più forte anche di tutte le acque che incontreremo lungo il cammino.

Antonio e Luisa

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