Iniziamo oggi il percorso attraverso i sei adattamenti di personalità. Qui puoi leggere l’introduzione generale alla serie. Lo faremo con uno sguardo particolare: quello dell’altro, del coniuge, di chi vive accanto a una persona con uno specifico adattamento. Come aiutarlo ad essere più libero e amato nella relazione? In questo primo articolo entreremo nella vita di chi ha sposato un Pleaser, una persona dallo stile compiacente.
Il Compiacente: la persona che vive per non ferire, per non disturbare, per non creare attriti. Quella che, quasi naturalmente, antepone i bisogni dell’altro ai propri.
Se vivi accanto a un partner così, forse ti sei accorto che è una persona dal cuore grande. Intuisce i tuoi stati d’animo, capta le tensioni prima ancora che tu le esprima, cerca di smussare gli angoli, di ricucire ciò che si lacera. È spesso la colonna silenziosa della coppia, quella che mette pace quando l’aria si fa pesante, che abbassa i toni quando tutto sembra pronto a esplodere. Con lui o con lei è facile sentirsi accolti, compresi, sostenuti.
Eppure, proprio dentro questa bontà si nasconde talvolta una fragilità profonda. Non sempre ciò che appare come dono nasce dalla libertà. A volte nasce dalla paura.
Il Compiacente porta dentro una frase antica, impressa senza parole nella propria storia: “Solo se non deludo nessuno, allora sarò amato”. Da bambino ha imparato che per mantenere il legame era necessario essere buono, adattarsi, non creare problemi. Così oggi, nel matrimonio, continua a proteggere la relazione come meglio sa: rinunciando a parti di sé. Dice “va tutto bene” anche quando dentro qualcosa si spezza. Minimizza i propri bisogni. Si scusa facilmente, anche quando non ne avrebbe motivo. Teme il conflitto come se fosse una minaccia alla relazione, non come una possibilità di crescita.
Se lo ami davvero, prima di tutto è importante che tu non patologizzi questo suo modo di essere. La sua sensibilità è un dono. La sua capacità di ascolto è una ricchezza. Il suo desiderio di pace è un carisma prezioso. Dentro c’è un riflesso di quel Cristo mite che non spezza la canna incrinata. Ma il problema nasce quando questa mitezza smette di essere scelta e diventa automatismo. Quando la bontà non è più libertà, ma strategia di sopravvivenza.
C’è un rischio serio: che il tuo partner, a forza di mettere te al centro, perda se stesso. Che costruisca un amore fatto di silenzi invece che di verità. Che confonda il “dare la vita per l’altro” con il “scomparire per l’altro”. E questo, anche sul piano spirituale, non è Vangelo. Dio non ci chiama a svuotarci della nostra identità per essere amati. Non c’è amore vero senza verità. Non c’è comunione quando uno dei due smette di esistere per paura di perdere l’altro.
Dietro molti comportamenti del Pleaser c’è un bisogno antico: essere accolto senza condizioni. Un bambino interiore che ha imparato presto che l’amore si guadagna. Ma l’amore cristiano, quello che fonda il matrimonio, non funziona così. L’amore non si merita: si riceve. È la logica del Padre che corre incontro al figlio, non perché è stato perfetto, ma perché è figlio. Ed è proprio qui che il tuo partner, senza saperlo, sta ancora camminando: nel passaggio dalla paura di non essere amato alla fiducia di esserlo comunque.
Tu, come coniuge, hai un ruolo delicatissimo in questo cammino. Amare un Compiacente non significa solo beneficiarne la dolcezza, ma anche custodire la sua libertà. Significa creare uno spazio sicuro in cui possa esprimersi senza temere di perdere il tuo amore. Per lui o per lei è fondamentale sentire – non una volta, ma nel tempo – che può dire “no” senza che questo rovini la relazione. Che può essere in disaccordo senza essere abbandonato. Che può mostrarsi fragile senza essere sminuito. Che la sua voce pesa quanto la tua.
Attenzione, però, a un rischio sottile: approfittarsi della sua disponibilità senza volerlo. Il fatto che dica sempre sì non significa che lo desideri davvero. A volte dice sì perché ha paura di deludere. E l’amore cristiano non utilizza mai le paure dell’altro per stare comodo. Al contrario, si prende cura proprio di ciò che nell’altro è più vulnerabile.
Se vuoi davvero aiutarlo a crescere, non spingerlo con durezza. Rassicuralo. Sii fermo nella verità, ma tenero nel modo. Incoraggialo a parlare, anche quando temi di sentire cose scomode. Ringrazialo quando esprime un bisogno, non solo quando si adatta. Mostragli con i fatti che non deve guadagnarsi il tuo amore.
Il cammino del Pleaser non è smettere di essere buono, ma imparare a essere buono nella libertà. Come Cristo, che ha amato fino in fondo, ma senza perdere se stesso. E quando questo avviene, anche il vostro amore cambia volto: non è più un amore costruito per paura del conflitto, ma un amore fondato sulla verità. Quella verità che magari fa tremare all’inizio, ma che, alla fine, rende davvero liberi entrambi.
Antonio e Luisa
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Io sono la compiacente. Nella mia famiglia urlavano sempre, quindi ho imparato a fare la bambina ” invisibile”. Questo mi ha salvato dai conflitti anche nel matrimonio perché se alzo il tono io , mio marito che è sanguinario esplode e se io non mi trattengo esplodo anche io, ma in lacrime. Le conseguenze sono devastanti perche tra urla e pianti ne usciamo distrutti. Probabilmente siamo tutte e due nevrotici, ma io ho imparato a gestire la cosa in silenzio ripetendo tra me e me nella mente gli “Ave Maria” durante i conflitti. Miracolosamente tutto si si sistema e io non ho più bisogno di urlare e riesco a calmare anche mio marito. Dove sfogo le mie emozioni? Sport, preghiera, scrittura…
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Io sono la compiacente. Nella mia famiglia urlavano sempre, quindi ho imparato a fare la bambina ” invisibile”. Questo mi ha salvato dai conflitti anche nel matrimonio perché se alzo il tono io , mio marito che è sanguinario esplode e se io non mi trattengo esplodo anche io, ma in lacrime. Le conseguenze sono devastanti perche tra urla e pianti ne usciamo distrutti. Probabilmente siamo tutte e due nevrotici, ma io ho imparato a gestire la cosa in silenzio ripetendo tra me e me nella mente gli “Ave Maria” durante i conflitti. Miracolosamente tutto si si sistema e io non ho più bisogno di urlare e riesco a calmare anche mio marito. Dove sfogo le mie emozioni? Sport, preghiera, scrittura…
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Brava è importante conoscersi e trovare delle strategie. Vedi io ho messo di proposito il punto di vista del coniuge. Cosa fare quando l’altro ha un determinato stile. Perchè noi possiamo agire su di noi non su gli altri. Anche io ho questo stile. Ne parlo apertamente con Luisa. La mia “salvezza” è stata proprio la sua fede. Mi ha accolto per quello che ero e questo mi ha nel tempo “liberato”
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Credo che la rabbia del tuo coniuge vada affrontata come problema. Lui la deve affrontare e tu non la devi mai subire. Bisogna imparare a dire no: No, non mi va bene che tu mi tratti così!
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Si solitamente la rabbia maschera la paura. È importante mettere dei confini (rabbia sana che non eccede) e capire perché si comporta così. La paura era una emozione che in famiglia non poteva esprimere?
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Mi sento solo in piccola parte descritta dal Pleaser. Forse in ciascuno di noi c’è un po’ di Pleaser. È vero che dire di sì anche quando non si è d’accordo o non si vuole, nel tempo logora. Io sono una che ascolta e che non ha bisogno di affermare se stessa. Ho imparato solo ultimamente a dire di no ed è stato liberante
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Ti sei data la libertà. È tanta roba. una conquista
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Grazie per la vostra risposta, Non conosco bene il vostro sito ancora. Mi sono piaciuti gli articoli sul perdono. Io mi sono sposata in Chiesa e sono credente, ma questo non mi salva dalle grosse difficoltà che ho incontrato con il mio coniuge. Non siamo ancora ufficialmente separati, ma poco ci manca. Vorrei chiedervi se conoscete Retrouvaille e se loro sono più di consulenti. Mio marito soffre di disturbo bipolare/ narcisismo e noi abbiamo bisogno di professionisti che seguano la relazione di coppia complicata da questa malattia. Abbiamo parlato con preti, psicologi, psichiatria senza rilevanti risultati. Grazie di nuovo, Saluti, Giancarla
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Conosco sia Retrouvaille (è gestito più cge altro da coppie guida su un metodo condolidato) ma anche dei terapeuti che vanno più sulla malattia mentale e ferite psicologiche
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