Aspettare il Natale con i figli

Aspettare il Natale con i figli è una delle esperienze più intime e feconde per una famiglia cristiana. Non si tratta solo di accompagnare bambini e ragazzi nella gioia dei canti, delle luci e dei doni, ma di insegnare loro, passo dopo passo, che dietro a quel mistero di festa vi è la presenza viva di Dio che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. È un compito educativo e spirituale che impegna profondamente i genitori, chiamati ad essere i primi testimoni della fede. In questo senso, l’Avvento non è soltanto un tempo liturgico della Chiesa quanto piuttosto una vera scuola di vita domestica, in cui i piccoli imparano a conoscere il volto di Cristo attraverso i gesti semplici e concreti vissuti in casa.

Attendere il Santo Natale con i figli significa anzitutto trasmettere loro il senso dell’attesa, che è così estraneo alla cultura dell’immediatezza. Oggi i giovani, e finanche i giovanissimi, sono spesso abituati a ottenere tutto subito, a colmare ogni desiderio con un clic o con un regalo anticipato. Ma l’Avvento educa al contrario: insegna che la gioia più vera matura lentamente, che il cuore si prepara con piccoli passi, che il desiderio stesso è un dono perché ci apre all’accoglienza di Qualcuno che viene. Ogni candela accesa della corona d’Avvento diventa allora per i figli una lezione silenziosa: la luce cresce man mano, come cresce l’attesa nel cuore, fino a esplodere nella Notte Santa. Non per niente, in spagnolo si chiama “Noche buena”, la notte buona.

La famiglia cristiana, in questo tempo, è chiamata a fare della propria casa un luogo di preparazione spirituale. Non bastano le decorazioni e l’albero addobbato se manca l’anima della festa ma, soprattutto, la consapevolezza del suo protagonista. Pregare insieme, leggere i racconti evangelici dell’infanzia di Gesù, recitare il Rosario – magari in forma semplice – costruire il presepe passo dopo passo, aggiungendo ogni giorno un dettaglio, sono gesti che insegnano ai figli che il Natale non è favola o mito ma il mistero centrale della nostra fede. Maria e Giuseppe, con il loro viaggio verso Betlemme, diventano figure di riferimento: genitori che, con fiducia, accolgono la volontà di Dio e conducono il loro Figlio alla vita.

Aspettare il Natale con i figli significa anche educarli all’amore concreto. I bambini possono essere aiutati a comprendere che Gesù nasce nella povertà, che viene come dono gratuito, che sceglie la semplicità e non lo sfarzo. Questo può tradursi in piccoli gesti quotidiani: rinunciare a qualcosa per aiutare chi è nel bisogno, preparare insieme un pacco dono per una famiglia povera, visitare un anziano solo o un malato, dire una preghiera speciale per chi soffre. Così i figli scoprono che la carità non è un optional ma la via per accogliere davvero il Bambino Gesù.

Il Natale, vissuto così, diventa un’esperienza di comunione. I bambini non sono solo destinatari passivi di doni e sorprese ma protagonisti attivi della preparazione, custodi di un’attesa che coinvolge tutta la famiglia. I genitori, con pazienza e amore, diventano come pastori che guidano i piccoli verso la grotta di Betlemme, aiutandoli a comprendere che in quel Bambino si manifesta l’amore eterno di Dio. Anche la liturgia, celebrata insieme nella comunità parrocchiale, diventa un momento centrale: portare i figli alla Messa di Natale significa introdurli nel cuore stesso del mistero, mostrando loro che la vera festa non è attorno all’albero ma davanti all’altare, dove Cristo continua a nascere per noi nell’Eucaristia.

Infine, attendere il Natale con i figli è un’occasione per i genitori di riscoprire la loro stessa fede. I bambini, con la loro spontaneità e il loro stupore, aiutano gli adulti a ritornare all’essenziale, a guardare con occhi nuovi il presepe, a riconoscere la grandezza nascosta nella semplicità. La famiglia, in questo cammino, diventa davvero una piccola Chiesa domestica: luogo in cui la Parola si fa carne non solo nel ricordo liturgico bensì nella vita quotidiana, nei gesti d’amore che uniscono genitori e figli.

Così, quando giunge la notte di Natale e il Bambino di Betlemme si dona ancora una volta al mondo, i figli non saranno solo spettatori di una tradizione ma autenticamente partecipi di un mistero. Saranno pronti a capire che quel piccolo neonato è il Dio che salva, Colui che viene a portare pace, gioia e luce. E i genitori, vedendo brillare nei loro occhi lo stupore della fede, sapranno che l’attesa condivisa ha portato frutto: Cristo è nato davvero non solo nella grotta ma nel cuore della loro famiglia.

Fabrizia Perrachon

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