Segni particolari: amati da Dio Padre

Cari sposi, poche settimane fa mi è apparso un video su Instagram che mostrava la celebrazione di un Battesimo, svoltosi in un carcere statunitense. Il novello cristiano era detenuto per una serie di omicidi, e non appena ha ricevuto il battesimo, è uscito dalla vasca gridando a gran voce e piangendo: “Signore voglio vivere nel tuo amore e abbandonare la mia vita di peccato!”.

Testimonianze come questa ci aiutano a capire la grandezza del Dono ricevuto nel Battesimo. Tra l’altro confermate dal fatto che negli ultimi anni, in particolar modo in occasione della Pasqua, stanno aumentando i catecumeni soprattutto nei paesi che, per primi, hanno avviato una rapida secolarizzazione, come del resto nei paesi di tradizione musulmana.

Viene da chiedersi: com’è possibile nel XXI secolo, con tutti i problemi riscontrati nella Chiesa, che ci siano persone, specie giovani, che vogliono esserne parte, spesso mettendo a repentaglio la propria vita? Se questa non è una prova “tangibile” dell’esistenza dello Spirito Santo, non so cosa altro pensare.

Abbiamo udito nella Liturgia odierna che “Dio non fa preferenze di persone”, che siamo tutti chiamati a formare un’unica grande famiglia con Lui. Questo è solo uno dei frutti del Battesimo, assieme alla remissione di ogni peccato e a diventare figli amati. Ecco perché essere cristiani attrae, come diceva un Padre della Chiesa, perché è un “diluvio” di amore di Dio che ci travolge:

Guardate lo strano diluvio, più grande e più prezioso del diluvio che venne al tempo di Noè. Allora l’acqua del diluvio fece perire il genere umano; ora invece l’acqua del battesimo, per la potenza di colui che è stato battezzato, richiama alla vita i morti (San Proclo, vescovo di Costantinopoli, Discorso per l’Epifania, 7, 1-3; PG 65, 759).

Il diluvio è simbolicamente la conseguenza del peccato ma il “diluvio” di Grazia ne è ben superiore! E di questo sono i santi a testimoniarcelo. Noi in genere siamo vittime di una strana equazione: dolore, sofferenza, solitudine = Dio non mi ama, Dio non esiste. Vi invito a leggere la famosa “Lettera a Natalino” della Venerabile Benedetta Bianchi Porro (1936-1964) in cui condivide la tremenda durezza della sua malattia a un giovane amico e mette in luce una fede incrollabile nella bontà e provvidenza di Dio Padre.

Per questo vi invito a concentrarvi su un’unica frase presa dal Vangelo di oggi: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. Ecco il senso del nostro Battesimo perché, se il Padre parlò così riferendosi a Gesù, è altrettanto vero che, nel Battesimo, noi veniamo resi figli nel Figlio. Quindi il Padre vede Gesù in ciascuno di noi e ci tratta così, ci considera davvero suoi figli!

È solo con lo Spirito che possiamo fare esperienza di cosa davvero significano quelle parole, che tocchiamo con mano che sono rivolte a ciascuno di noi e non rimangono una bella verità astratta.

Tornando a voi sposi, che bello sarebbe un matrimonio in cui tutti e due i coniugi hanno fatto l’esperienza di essere amati e se la scambiano vicendevolmente, arricchendosi e crescendo nel tempo assieme.

Questo fa capire la logica che unisce il Battesimo al matrimonio, due sacramenti che devono andare per forza “a braccetto” perché fondati sulla realtà che l’amore si può donare se si è ricevuto prima. Ecco allora che Papa Benedetto ci spiega bene il nesso tra Battesimo e Matrimonio:

La scelta della parola «nel nome del Padre» nel testo greco è molto importante: il Signore dice «eis» e non «en», cioè non «in nome» della Trinità – come noi diciamo che un viceprefetto parla «in nome» del prefetto, un ambasciatore parla «in nome» del governo: no. Dice: «eis to onoma», cioè una immersione nel nome della Trinità, un essere inseriti nel nome della Trinità, una interpenetrazione dell’essere di Dio e del nostro essere, un essere immerso nel Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, così come nel matrimonio, per esempio, due persone diventano una carne, diventano una nuova, unica realtà, con un nuovo, unico nome (“Lectio Divina” del Santo Padre Benedetto XVI, 11 giugno 2012).

L’essere totalmente immersi nell’Amore di Dio è la chiave da cui partire e ripartire ogni giorno per amarsi nel matrimonio, per rendere concreta nella coppia quella totalità di cui già facciamo parte con Cristo.

Tutti noi cristiani siamo chiamati a percorre questa strada, un continuo appropriarci della nostra condizione filiale e un incessante dono agli altri di quanto abbiamo e siamo. La bella notizia è che sia il Battesimo che il Matrimonio sono fonti di grazia senza misura e tramite essi il Signore Gesù continua a camminare con voi sposi ogni giorno.

ANTONIO E LUISA

Ogni giorno mi accorgo che, se non riparto dall’Amore di Dio, il mio matrimonio si riduce a sforzo, a contabilità, a difesa. Quando invece mi lascio immergere davvero in Lui, qualcosa cambia: non devo creare l’amore, lo ricevo. Nel Battesimo ho scoperto di essere figlio; nel Matrimonio imparo a donare ciò che sono, non ciò che mi avanza. Anche quando siamo stanchi o feriti, la grazia non si esaurisce. Cristo cammina con noi, ci precede e ci rialza. Da lì ripartiamo, ogni giorno, per amarci nella totalità.

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