Cari sposi, dopo aver vissuto il lungo periodo dall’Avvento al Natale, tutto centrato attorno al Mistero dell’Incarnazione, ora è tempo di tornare alla vita di tutti i giorni, alla nostra routine condita di una consapevolezza maggiore che Dio è in mezzo a noi, sempre.
Il tempo ordinario ricomincia dal momento in cui Gesù esce dal suo “anonimato” di Nazareth ed inizia la vita pubblica, fatta di predicazione e miracoli. La scena che contempliamo oggi è proprio di un Cristo ancora sconosciuto, un falegname– non si sa bene perché –un po’ attempato ma assai attraente, che non si era ancora deciso a sposarsi.
Giovanni quando lo vede poteva tranquillamente dire: “ciao cugino, come stai? Da quanto tempo non ti vedevo!” Eppure, con l’esclamazione “Ecco l’Agnello di Dio” sta rivelando un tono sapienziale, di uno che sta vedendo molto oltre l’apparenza.
In realtà, la confessione di Giovanni è un modo umile e sommesso di dire: “Ecco il Messia”. L’immagine dell’agnello sta a significare che il ruolo di liberatore, intravisto in Gesù, non sarà quello immaginato e tanto atteso dalla stragrande maggioranza degli Ebrei dell’epoca, un re allo stile di Davide che avrebbe ridato l’indipendenza politica a Israele. Piuttosto lo stile messianico di Gesù è quello cantato e preannunciato dal profeta Isaia, motivo per cui la prima lettura ne riprende il tema: Gesù sarà un Messia servo, un Messia umile, che si lascerà immolare come accadeva agli agnellini nel Tempio a Gerusalemme.
Fin qui il senso generale delle Letture, ma dietro ad esse soggiace anche un chiaro riferimento nuziale. Sappiamo, sempre dall’evangelista Giovanni, che il Battista poco dopo si riferirà esplicitamente a Gesù come lo Sposo che dà inizio al “matrimonio mistico” con la Chiesa e difatti, dopo il battesimo al Giordano, il primo segno di Cristo sarà compiuto proprio a Cana, durante un banchetto di nozze.
Quindi, che ha da dire tale proclamazione messianica a voi sposi? Il primo aspetto è che Gesù viene verso Giovanni, e in un senso più generale, è Lui a venire verso di voi sposi. Lo dice chiaramente il Concilio: “il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio” (Gaudium et spes, 48). Nel sacramento nuziale Gesù ogni
giorno esce incontro a voi per rallegrarvi, per consolarvi, per rafforzarvi. Gesù è sempre attivo in voi sposi, che ne siate consapevoli o meno. Ancora una volta il Signore non si smentisce: prima viene il dono, prima Lui fa il regalo anche se non lo meritiamo e nemmeno Glielo abbiamo chiesto. Gesù è così, è il suo stile di volerci bene.
In secondo luogo, Giovanni lo addita come Agnello, quindi come salvatore. È l’azione di chi riconosce un bene ricevuto, una grazia accaduta nella sua vita e non può tacere e fa finta di nulla. Giovanni è consapevole che la sua vita è cambiata fin da quell’incontro quando sia lui che Gesù erano ancora nelle rispettive pance delle loro mamme. La sua vita è stata trasformata in un segno prodigioso per tante persone che hanno trovato nel Battista l’occasione di diventare migliori. Ecco allora che Giovanni lo dice: “è Lui la persona che state cercando in realtà, non sono io”. Così, anche gli sposi hanno la vocazione di essere luce per gli altri, iniziando da loro stessi, dai propri figli. Essere luce che brilla non di lucentezza propria ma riflesso di quella di Cristo.
Dice Papa Franceso: “perché ci siamo soffermati a lungo su questa scena? Perché è decisiva! Non è un aneddoto. E’ un fatto storico decisivo! Questa scena è decisiva per la nostra fede; ed è decisiva anche per la missione della Chiesa. La Chiesa, in ogni tempo, è chiamata a fare quello che fece Giovanni il Battista, indicare Gesù alla gente dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». Lui è l’unico Salvatore! Lui è il Signore, umile, in mezzo ai peccatori, ma è Lui, Lui: non è un altro, potente, che viene; no, no, è Lui!” (Angelus, 15 gennaio 2017).
Cari sposi, tutto quel che è accaduto a Giovanni si ripete ogni giorno nella vostra vita, perciò questo Vangelo vi aiuta ad esserne consapevoli e ad imparare ad accogliere Gesù che vi viene verso e a renderlo presente nella vostra relazione.
ANTONIO E LUISA
Ricordo un giorno in cui qualcuno ci ringraziò per una testimonianza fatta in modo semplice, quasi imperfetto. Tornando a casa dissi a Luisa: “Ma noi cosa abbiamo fatto, in fondo?”. E lì ho capito qualcosa di Giovanni il Battista. Lui sapeva che la sua vita era segnata da un incontro avvenuto prima ancora di scegliere, prima di capire. Non era lui la luce, ma indicava la Luce. Anche nel matrimonio accade così: quando gli altri vedono un bene possibile, non è merito nostro. È Cristo che passa, e noi — come sposi, come genitori — siamo solo il riflesso. Una luce che non nasce da sé, ma rimanda sempre a Lui.
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